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Il Jihad affascina le donne

© Public Domain
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Sono circa 200 le donne occidentali nelle file dell’Isis

Cresce il numero delle donne che sposano la causa del Jihad. Sono circa 200 le donne occidentali nelle file dell’Isis, dice al Guardian Melanie Smith, ricercatrice del King’s College che segue sui social network le tracce di 21 ragazze britanniche che hanno abbracciato la lotta armata in Siria. Le francesi viaggiano in gruppo, le britanniche da sole. «L’età delle nuove reclute si sta abbassando: 19-20 anni la media» (Corriere della Sera, 9 settembre).

UNA BRIGATA PUNITIVA AL FEMMINILE
Una formazione interamente femminile però c’è: la brigata al Khansaa (dal nome di una poetessa cara a Maometto), che riunisce una sessantina di agenti velate con funzioni di polizia. Hanno il compito di individuare le donne da punire per il loro comportamento «contrario all’Islam». Secondo le ricercatrici del King’s College sono almeno sette le britanniche che militano nella «brigata buon costume», tre in posizioni di comando. 

LA STUDENTESSA CHE FA LA GUERRA SU TWITTER
La figura chiave sarebbe Aqsa Mahmood, l’ex studentessa modello che su Twitter esorta le amiche a organizzare attacchi: «Se non potete venire sul campo di battaglia, fate il campo di battaglia a casa». Le adepte britanniche, oltre che occuparsi di casa e figli, gestiscono buona parte delle comunicazioni e della propaganda via Internet. 

LA FANATICA CHE VOLEVA UCCIDERE IL REPORTER
Khadija Dare, 22 anni e Jihadista londinese, dopo la decapitazione del giovane giornalista free lance americano, James Foley, ha giurato attraverso Twitter di voler diventare la prima donna ad uccidere un terrorista “britannico” o “americano”. La stessa islamista, scrive Notizie Geopolitiche (2 settembre) si è espressa l’anno scorso in un’intervista rilasciata al canale britannico Channel 4, cercando di convincere le musulmane radicate in Europa di prendere parte all’ISIS trasferendosi in Siria puntualizzando: “Se pensassi che l’Islam fosse una religione oppressiva, l’avrei lasciata. Invece, mi ha reso libera”.

LE GEMELLE ARRUOLATE DAL WEB
Le gemelle Salma e Zahra Halane, 16 anni, di Manchester si sono arruolate dopo aver consultato il web. Da Aleppo, Siria, hanno chiamato i genitori annunciando loro che non sarebbero più tornate. Il controterrorismo britannico sospetta che le due adolescenti siano partite per la Turchia e poi abbiano attraversato il confine con la Siria, prima di fermarsi ad Aleppo.. La famiglia le avrebbe implorate di tornare, ma le due ragazze, ferventi islamiche, avrebbero risposto di non avere alcuna intenzione di tornare a casa. (Tmnews, 16 luglio).

LA GUERRA SANTA DEL SESSO
Un’altra modalità per arruolare aspiranti jihadisti è il fenomeno dal nome jihad al-Nikah, che si potrebbe tradurre con l’espressione “guerra santa del sesso”. Si parte per alla volta del Califfato per offrirsi come mogli ai membri dell’Isis, in modo da portare loro conforto e sostegno morale (Rainews, 27 agosto)

DALLA MALESIA PER IL CONFORTO SESSUALE
Oltre che dall’Europa, le nuove reclute arrivano anche dall’Australia, dall’Estremo Oriente e gli ultimi tre casi di donne giunte in Siria per offrire il loro “conforto sessuale” sono arrivate dalla Malesia. Molte di queste donne in realtà sono costrette dalle loro famiglie che, emigrate nei Paesi occidentali, hanno continuato a professare l’Islam nei suoi precetti più estremisti e che quindi sostengono, seppur da lontano, la causa della guerra santa contro gli infedeli.

IN VENETO UNA DONNA RECLUTATRICE
In Italia, scrive il Corriere della Sera – edizione Veneto (30 agosto), un segnale allarmante arriva dall’inchiesta sui «reclutatori di jihadisti» coordinata dalla procura di Venezia e condotta dal Ros di Padova, che ipotizza la presenza in Veneto di un gruppo di persone con il compito di individuare fanatici da inviare in Siria, per combattere al fianco delle milizie dell’Isis. Si è scoperto che i fiancheggiatori dei miliziani non sono solo fanatici con la barba lunga e la tuta mimetica. 

PEDINA DECISIVA PER IL VIAGGIO DI MESINOVIC
Possono anche indossare l’hijab, il tradizionale velo islamico: c’è anche una donna, infatti, nelle carte dell’indagine per terrorismo dei carabinieri. Si tratta di una musulmana di origini balcaniche che – pur non essendo ancora formalmente iscritta nel registro degli indagati – secondo gli investigatori avrebbe rivestito un ruolo fondamentale nel favorire il drammatico viaggio di Ismar Mesinovic, il bellunese di origini bosniache morto in Siria tra la fine di dicembre del 2013 e i primi di gennaio di quest’anno.

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