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Fecondazione eterologa: risposta facile al desiderio di un figlio?

© Public Domain

Anna Pelleri - Aleteia - pubblicato il 09/09/14


Questo probabilmente avviene in parte per gli aspetti commerciali connessi a questa attività, in parte perché l’età nella quale si cerca di avere figli è già molto avanzata e dunque aspettare altri anni sarebbe ancora più rischioso per l’aspetto biologico. Tuttavia sappiamo bene che molte infecondità spesso non sono vere sterilità, ma sono temporanee e dovute a condizioni di vita ed in particolare allo stress. Abbiamo centinaia di storie di coppie che decidono di adottare un bambino e nel momento in cui vanno a prenderlo la donna rimane incinta, questo avviene proprio perché il suo stato psico-somatico è in quel momento di felicità particolarmente ben predisposto.

Sono quindi necessari interventi sociali, ma anche una buona valutazione medica che va fatta in centri competenti prima di arrivare alla fecondazione assistita. Ricordo che a Roma, all’università Cattolica dell’Ospedale Gemelli c’è un Istituto proprio per lo studio della fecondità, dove vengono attuate tutte le misure possibili per favorire il concepimento prima di passare a un’eventuale fecondazione assistita.

E le leggi su questo argomento cosa dovrebbero prevedere?

Dott. Coviello: In previsione di leggi che regolamentino questa materia è necessario quindi prevedere sia un piano medico-scientifico, di sicurezza e della qualità delle pratiche di laboratorio eanche agire sugli aspetti sociali e di politiche in favore della famiglia. Come Associazione Scienza e Vita abbiamo fatto alcuni comunicati al riguardo, soprattutto quando è stato annunciato che l’eterologa sarebbe entrata nei livelli essenziali assistenziali (LEA), in quanto si pone la domanda: visto che la fecondazione in vitro non è una cura medica ma è una risposta al desiderio di maternità e paternità che verrebbe pagato dallo stato perché allora non prevedere un aiuto anche alle coppie che invece scelgono la strada dell’adozione? Il percorso di spese legali e assistenza psicologica dell’adozione dovrebbe essere coperto dallo stato come avverrà per la copertura delle spese della fecondazione eterologa, altrimenti si creerà una grande e iniqua discriminazione tra questi due tipi di scelta.

E’ dunque necessario porre dei limiti alla ricerca?

Dott. Coviello: La ricerca non si può fermare ma si può e si deve decidere come utilizzarla. Un conto è far ricerca per avere informazioni utili al progresso medico, un altro è affermare che tutto ciò la ricerca può offrire debba essere disponibile con un arbitrio individuale. Porre dei limiti etici alla ricerca sull’uomo non vuol dire fermare la ricerca. Un esempio molto chiaro ci è stato dato quando con la legge 40 la creazione e la crioconservazione di embrioni non poteva essere superiore a 3 embrioni, allora la ricerca ha cercato una soluzione – che poi si è rivelata molto utile – ripr
endendo gli studi sulla crioconservazione degli ovociti. Da lì è nata una nuova tecnica, la vitrificazione, utile a conservare gli ovociti anche in situazioni di donne con tumore o altre patologie. Se non ci fosse stato l’arresto della produzione di embrioni non sarebbe andata avanti neanche questo filone. La ricerca non si ferma, l’uomo deve però dirigerla e porre i corretti paletti sull’utilizzo degli elementi della conoscenza.

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Tags:
bioeticaeterologafecondazione assistitasalute
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