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Il cristiano può rispondere alla violenza con la violenza?

© Diego Cervo/SHUTTERSTOCK

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 08/09/14

Padre Bernardo Estrada rilegge i passi dei Vangeli in cui Gesù parla agli uomini di come reagire alle violenze subite

Sono diverse le pagine dei Vangeli, si sa, che necessitano di interpretazione aggiornate e di una costante rilettura alla luce delle variate condizioni in cui vivono gli uomini. La Giudea di Duemila anni fa non è il mondo di oggi, e il valore universale delle parole pronunciate di Gesù, delle molte metafore come delle figure da lui usate, va costantemente rispiegato attraverso nuove metafore e nuove figure che rendono riconoscibile ai contemporanei quel messaggio storicamente collocato, ma valido per tutti i tempi. Molto è cambiato di quelle condizioni originarie, ma certo non il livello di violenza che gli uomini si trovano costretti a subire ogni giorno. Ne sono cambiate le modalità, forse le tipologie: ad esempio, la violenza psicologica è una specialità del nostro tempo, è diffusissima e non è facile da riconoscere. E di fronte ad atti di violenza che non scemano, a forme sempre più crude e massicce, com’è possibile mantenere in vita, nella nostra vita, quel messaggio originario di non violenza del Signore? Esiste qualche istanza in cui siamo legittimati a reagire? Per orientarci all’interno di questi interrogativi ci siamo rivolti al professor Bernardo Estrada, docente di Nuovo Testamento presso la Pontificia Università di Santa Croce di Roma.

In quali passi Gesù tratta il tema della violenza?

Estrada: I due passi principali dei Vangeli dove il Signore parla del non fare violenza o non rispondere con violenza alla violenza sono quelli di Matteo e di Luca, che vengono conosciuti come il “Discorso della montagna” e il “Discorso al piè della montagna” o “della pianura”, che in realtà si svolge in una situazione simile anche se non esattamente nello stesso luogo. In entrambi i casi il discorso culmina in una frase che fa da riassunto a tutto, quando il Signore dice “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt. 5, 44), fate il bene a quelli che vi fanno del male. È vero che il Signore poco prima, durante il Discorso della Montagna, aveva detto: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; a a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne due con lui” (Mt 5, 38-41). Dal Signore ci arriva sempre quest’invito a rispondere col perdono e con la bontà al male che ci hanno fatto.

Se siamo noi ad essere vittime di violenza, possiamo difenderci?

Estrada: Gesù in realtà si riferisce proprio al caso che riguarda noi stessi. Parla proprio di quando uno subisce la violenza, non di quando la subiscono gli altri. È proprio in quel caso che non bisogna reagire, ma trovare la forza di rispondere con il perdono e con l’amore. È una cosa molto difficile, ma dobbiamo ricordarci che l’unica religione in cui si parla di quest’atteggiamento in modo chiaro e deciso è il Cristianesimo. La nostra religione rappresenta una vera novità davanti a tutte le culture orientali di quel tempo, dove la vendetta e la ritorsione erano all’ordine del giorno.

Se un male intenzionato sta facendo del male ad un mio caro, Gesù ammette che io possa reagire con violenza?

Estrada: Nel momento in cui qualcuno difende la propria vita, questo non è un caso di violenza che risponde alla violenza. Questa è semplicemente la difesa del diritto più pregiato e fondamentale che esiste nell’universo, che è la vita umana. Allora, se una persona aggredisce un’altra con l’intenzione di toglierle la vita, certamente questi si può difendere. Questo lo può fare sempre cercando di non fare di più di quanto non sia necessario. È quello che diceva papa Francesco durante l’ultimo viaggio in aereo, riferendosi alle comunità irachene cristiane che sono state attaccate dai fondamentalisti dell’Isis. Diceva: certamente è legittimo tentare di resistere al male che stanno facendo, l’azione non legittimo sarebbe andare oltre e uccidere senza motivo. Se ad esempio un aggressore arriva a casa mia e cerca di farmi del male, o di fare del male a un mio caro, io reagisco e quella persona fugge, quello che non posso fare è sparargli alle spalle mentre sta fuggendo. Questo non sarebbe certamente legittimo. Forse in qualche Paese questo viene considerato come legittima difesa, ma noi sappiamo che questo non è lo spirito del Vangelo.

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