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La difficile arte di imparare ad abbandonarsi nelle mani di Dio

© Public Domain
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Perché costa tanto accettare che Dio ci ama anche se non lo meritiamo?

“Dio fa con me ciò che vuole; non avevo mai percepito tanto chiaramente la mia dipendenza da Dio. Tutto ciò che ci circonda è nelle sue mani, ma sento qualcosa dentro di me, come una sorta di ribellione, voglio conservare qualcosa di proprio. Ho avuto i miei dolori, la mia volontà di sottomettermi, e ora non ho nulla. Dio mio, perdonami per questa mancanza di gratuità e per questa superbia umana!”.

Dipendere da Dio in questo modo, sperimentare un miracolo in noi, ci sembra eccessivo. È come se non riuscissimo più ad essere padroni della nostra vita, come se ci privassero del controllo sul dolore e sulla morte. Di fronte a questo amore gratuito e inaspettato di Dio sorge lo sconcerto e ci sentiamo perduti.

Per questo è tanto necessario imparare a ringraziare nella vita. È la nostra forma di apprendimento più importante, la roccia più solida. Ci costa ricevere le cose senza averle prima pagate, senza che siano frutto dei nostri sforzi. Ci costa non controllare la vita e vedere che tutto è un dono, un miracolo che non esigiamo; che nulla di ciò che ci accade è meritato.

Wanda provava nel suo cuore questo sconcerto: “Non posso donare tutto. Mi sembra che a causa di questo gesto di graziadivina io non esista più. Esisto nella misura in cui Egli ha voluto che io vivessi, ma questo forse è un non senso, perché quella ‘prima vita’ è venuta da Lui e attraverso di Lui, perché non l’ho vista? Perché non posso prendere la vita come un dono di Dio?”.

Ci costa molto ringraziare per le cose che riceviamo quotidianamente come un regalo. Ce lo ricorda Giovanni Paolo II, auspicando che sappiamo ringraziare con la stessa devozione con cui sappiamo chiedere e osservando che la gratitudine ci mette sempre, in un modo tutto particolare, di fronte alla Persona. La gratuità dell’amore di Dio ci priva delle nostre difese.

Non meritiamo l’amore e sentiamo che non abbiamo il modo per pagarlo. Per questo perdiamo la vita cercando meriti per restituire quanto abbiamo ricevuto. A Pietro non basta la consolazione del Signore sulle acque, la sicurezza di vedere i suoi passi fermi tra le acque agitate. Non accetta la gratuità del miracolo, vuole fare qualcosa, vuole essere lui a controllare le circostanze. Per questo esige di poter camminare sulle acque. Per questo chiede il miracolo dell’impossibile e si ribella di fronte alla gratuità.

Allo stesso modo, anche noi ci sentiamo indegni e vogliamo fare qualcosa quando scopriamo che Dio ci ha riempiti di un amore che non è una corrispondenza alla nostra dedizione.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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