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Jan Karski, una voce cattolica contro l’Olocausto

© Yad Vashem The Holocaust Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority
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Lo scrittore e attivista polacco, sposato con un’ebrea, mostrò l’orrore della violenza nazista

2. Dalla testimonianza all’azione: il valore cristiano di trasformare la realtà

“Allora divenni un ebreo. Come la famiglia di mia moglie – tutti morirono nei ghetti, nei campi di concentramento, nelle camere a gas –, quindi tutti gli ebrei assassinati divennero la mia famiglia”. Questa capacità di empatia, di misericordia e di amore per il prossimo nascevano da valori cristiani molto radicati, da una considerazione profondamente morale del servizio pubblico e da una generosa decisione di trasformare la paura e le circostanze brutali della guerra in un’opportunità di testimonianza religiosa e difesa della dignità umana.

Nel dopoguerra sviluppò una feconda carriera come professore negli Stati Uniti, dove continuò la sua formazione superiore e ottenne la nazionalità nel 1954. Impartì lezioni a Georgetown, prestigiosa università cattolica della capitale. Non divulgò l’odio né la vendetta: “Non siamo responsabili degli errori o dei crimini dei nostri antenati”. Al contrario, promosse la responsabilità individuale e collettiva di queste esperienze storiche: “Promisi a me stesso di non deludere la gente che aveva confidato in me”.

Questi meriti non escludono sofferenze intime. Il suo matrimonio con la nota ballerina e coreografa ebrea Pola Nirenska (1965-1992) fu difficile. Il suo suicidio gli ricordò la tragedia del politico e sindacalista Szmul Zygielbojm (Londra, 1943), che aveva lasciato un’impronta indelebile nel suo animo.

Per lui, al contrario di ciò che accade nei nazionalismi escludenti, non c’erano Nazioni buone e cattive. “Ci sono Governi migliori e peggiori. Le Nazioni non vogliono la guerra. I Governi sviluppano politiche che portano alle guerre, e allora chiedono alle Nazioni di sacrificarsi”.

3. Il sogno della ragione. L’eredità di Karski è una lezione per oggi

Di sé disse: “Ero un ometto insignificante. Era la mia missione ad essere importante”. Karski è stato un eroe umile. Ricevette numerosissimi riconoscimenti, anche a titolo postumo, come la Medaglia Presidenziale della Libertà (Stati Uniti, 2012). Questi riconoscimenti hanno sottolineato la sua dedizione (Croce d’Argento Virtuti Militari, Polonia; Medaglia Wallenberg, Michigan University 1991; Croce dell’Aquila Bianca, Polonia, 1995) o la sua intelligenza (dottorati honoris causa, Varsavia, 1991; Georgetown, 1983).

In particolare, è stata ad ogni modo riconosciuta la sua integrità, come nell’accordo del Parlamento israeliano (1994) che gli ha concesso la cittadinanza onoraria. Per aver corso rischi e affrontato gravi pericoli a favore del popolo ebraico, nel 1982 gli è stato conferito il titolo di “Giusto tra le Nazioni”, riservato alle grandi figure che hanno combattuto la Shoah secondo l’istituto israeliano Yad Vashem. La medaglia commemorativa contiene la frase della tradizione “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Un ricordo del valore intrinseco dell’atto di ribellione morale e della necessità di perpetuare la memoria di questi “giusti” straordinari. Yad Vashem ha definito Karski “un ebreo cristiano e cattolico praticante”. Si è preoccupato costantemente di diffondere valori solidali e di difendere i diritti
dei bambini per prevenire disastri come quelli di cui era stato testimone. Nel 1978 spezzò un lungo silenzio in un’emozionante intervista per la pellicola Shoah, del francese Claude Lanzmann, offrendo una testimonianza sul ghetto di Varsavia e sul campo di Izbica. In entrambi era stato introdotto clandestinamente e fu testimone diretto della loro spaventosa realtà, nel campo come falsa guardia, nel ghetto grazie alla resistenza ebraica.

Ebbe una chiara coscienza della brutalità del nazismo, ma anche dello specifico dell’Olocausto ebraico. Tutte le Nazioni sottomesse da Hitler subirono perdite e milioni di vittime. Ad ogni modo, “tutti gli ebrei furono vittime”. Un orrore la cui memoria apparteneva loro e che non doveva diventare patrimonio di alcun gruppo o Governo. Una tragedia “incommensurabile”, una cosa senza precedenti storici. “Nessuno ha fatto il sufficiente”. Rimprovero che non va rivolto al sofferente popolo polacco, selvaggiamente represso dopo la sollevazione di Varsavia dell’agosto 1944.

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