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Jan Karski, una voce cattolica contro l’Olocausto

© Yad Vashem The Holocaust Martyrs' and Heroes' Remembrance Authority
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Lo scrittore e attivista polacco, sposato con un'ebrea, mostrò l'orrore della violenza nazista

Quella di Jan Karski è stata una vita straordinaria. Fu un eroe della resistenza polacca, diplomatico, intellettuale di prestigio negli Stati Uniti, anche se fu soprattutto una voce impegnata nella denuncia internazionale dell’orrore nazista. Una vita coraggiosa la cui ispirazione è stata un profondo senso cattolico della giustizia. Come polacco, qualcosa di strettamente unito a un profondo patriottismo. Una nozione morale della politica e del servizio pubblico instancabile e umile. Una testimonianza “profetica” contro l’Olocausto, l’esempio più grave delle conseguenze della negazione di Dio nel mondo contemporaneo.

1. Un secondo “peccato originale” contro l’umanità

Alla fine della guerra molti, inclusi Governi e intellettuali, continuavano a ignorare quanto era accaduto e rimasero sorpresi conoscendo la brutale verità sull’Olocausto. Fu un peccato commesso dall’umanità, “per commissione, o omissione, per ignoranza autoimposta, insensibilità, egoismo o ipocrisia, o per un razionalismo senz’anima”. Per la fede cattolica di Karski, era un secondo peccato originale. Tale era il suo grado di coscienza della responsabilità di criminali e complici nella creazione di un ordine senza Dio e contro Dio. Queste parole del suo discorso davanti al Memoriale dell’Olocausto degli Stati Uniti (1981) testimoniano la profondità e permanenza del suo impegno morale ed espongono la sua bonomia cristiana.

Jan Kozielewski, poi Karski nella vita clandestina, nacque a Lodz nel 1914. Nell’ambiente del patriottismo, conquistata da poco l’indipendenza nella Polonia di Pilsudski, il suo motto era “Dio, onore, patria”. Uno schema in cui cattolicesimo e amore per il suo Paese erano due facce della stessa medaglia, parte essenziale di un’identità secolarmente minacciata. Studiò Diritto a Leopoli e realizzò un corso militare di artiglieria a metà degli anni Trenta, come parte del servizio militare. Iniziò poi a sviluppare la sua vocazione diplomatica ricoprendo vari incarichi in Germania, Svizzera e Inghilterra (1936-1938), con il sogno di rappresentare un Paese forte e rispettato.

Ciò che vide a Norimberga (1935) durante le sue pratiche consolari richiamò la sua attenzione, pur se non sospettava la tempesta che sarebbe scaturita. Nel 1939, l’invasione scatenò una serie di avvenimenti romanzeschi. Fu fatto prigioniero e internato in un campo sovietico (Kozielsczyna). Riuscì poi a liberarsi in uno scambio di prigionieri e iniziò a militare come corriere clandestino, compiendo pericolosi viaggi nei Paesi alleati. Nel 1940 era ad Angers (Francia) per informare il Governo polacco in esilio. La Gestapo lo catturò e torturò in Slovacchia. Era disperato, sull’orlo del suicidio. Venne allora riscattato in un’operazione della resistenza nell’ospedale di Nowy Sacz. A Varsavia continuò a servire lo Stato clandestino nel servizio di propaganda.

Nel periodo 1941-42 si acutizzò la repressione antisemita. Pauperizzazione del ghetto, suo annichilimento. Migliaia di morti per stenti e privazioni. Per Karski, queste figure diedero vero senso all’espressione Ecce Homo. Presto migliaia di persone iniziarono ad essere spedite quotidianamente nei campi, apparentemente di lavoro, in realtà fabbriche di morte.

Nel 1942 portò segretamente il suo rapporto a Londra con microfilm nascosti in una chiave, dati che arrivarono al Primo Ministro Sikorski e ad altre autorità. C’erano incredulità e negazionismo nei confronti delle dimensioni del problema ebraico. Personalità come Felix Frankfurter si mostrarono scettiche di fronte alla durezza del rapporto. Questo documento possedeva una grande portata politica e mostrava l’integrità della Polonia resistente, nobilmemente incarnata nel diplomatico. Nel 1943 informò personalmente il Ministro degli Esteri britannico Eden. Sostenne anche Ciechanowski, ambasciatore a Washington, per mettere al corrente Roosevelt e avvertirlo delle dimensioni della questione. Nel 1944 si ventilò l’idea di un film propagandistico sullo Stato clandestino. Alla fine divenne un libro, Courier from Poland: Story of a Secret State. Fu un successo, con 400.000 copie vendute e traduzioni in varie lingue. Grazie al testo si conobbero lo sforzo della resistenza polacca e la sua organizzazione, così come la vera natura della repressione nazista, la sua disumanità e l’inusitata crudeltà dell’antisemitismo.

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