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Il Papa: il Vangelo è novità, non temere i cambiamenti nella Chiesa

radiovaticana
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Gesù ci chiede di “lasciare da parte le strutture caduche”. L'omelia di Francesco nella Messa a Santa Marta

di Alessandro Gisotti

Gli scribi vogliono mettere in difficoltà Gesù, gli domandano perché il suoi discepoli non digiunino, ma il Signore non cade nella trappola e risponde parlando di festa e novità. Papa Francesco ha preso spunto dal passo del Vangelo del giorno per soffermarsi proprio sulla novità portata da Gesù, che esorta a mettere il vino nuovo in otri nuovi:

“A vini nuovi, otri nuovi. La novità del Vangelo. Cosa ci porta il Vangelo? Gioia e novità. Questi dottori della legge erano rinchiusi nei loro comandamenti, nelle loro prescrizioni. San Paolo, parlando di loro, ci dice che prima che venisse la fede – cioè Gesù – noi tutti eravamo custoditi come prigionieri sotto la legge. Questa legge di questa gente non era cattiva: custoditi ma prigionieri, in attesa che venisse la fede. Quella fede che sarebbe stata rivelata, in Gesù stesso”.
Il popolo, ha osservato il Papa, “aveva la legge che aveva dato Mosé” e poi tante di queste “consuetudini e piccole leggi” che avevano codificato i dottori. “La legge – ha commentato – li custodiva, ma come prigionieri! E loro erano in attesa della libertà, della definitiva libertà che Dio avrebbe dato al suo popolo col suo Figlio”. La novità del Vangelo, ha dunque sottolineato, “è questa: è per riscattare dalla legge”:

“Qualcuno di voi può dirmi: ‘Ma, Padre, i cristiani non hanno legge?’; Sì! Gesù ha detto: ‘Io non vengo a chiudere la legge, ma a portarla alla sua pienezza’. E la pienezza della legge, per esempio, sono le Beatitudini, la legge dell’amore, l’amore totale, come Lui – Gesù – ci ha amato. E quando Gesù rimprovera questa gente, questi dottori della legge, li rimprovera di non aver custodito il popolo con la legge, ma fatto schiavo di tante piccole leggi, di tante piccole cose che si dovevano fare”.

Cose da fare, ha soggiunto, “senza la libertà che Lui ci porta con la nuova legge, la legge che Lui ha sancito col suo sangue”. Questa, ha ribadito il Papa, “è la novità del Vangelo, che è festa, è gioia è libertà”. E’ “proprio il riscatto che tutto il popolo attendeva” quando era “custodito dalla legge, ma come prigioniero”. Questo, ha sottolineato, è quello che Gesù vuol dirci: “Alla novità, novità; a vini nuovi, otri nuovi. E non avere paura di cambiare le cose secondo la legge del Vangelo”:

“Paolo distingue bene: figli della legge e figli della fede. A vini nuovi, otri nuovi. E per questo la Chiesa ci chiede, a tutti noi, alcuni cambiamenti. Ci chiede di lasciare da parte le strutture caduche: non servono! E prendere otri nuovi, quelli del Vangelo. Non si può capire la mentalità – per esempio – di questi dottori della legge, di questi teologi farisei: non si può capire la mentalità loro con lo spirito del Vangelo. Sono cose diverse. Lo stile del Vangelo è uno stile diverso, che porta alla pienezza la legge. Sì! Ma in un modo nuovo: è il vino nuovo, in otri nuovi”.

“Il Vangelo – ha detto ancora Francesco – è novità! Il Vangelo è festa! E soltanto si può vivere pienamente il Vangelo in un cuore gioioso e in un cuore rinnovato”. Che il Signore, è stata la sua invocazione, “ci dia la grazia di questa osservanza alla legge. Osservare la legge – la legge che Gesù ha portato alla sua pienezza – nel comandamento dell’amore, nei comandamenti che vengono dalle Beatitudini”. Il Signore, ha concluso, ci dia la grazia di “non rimanere prigionieri”, ma “ci dia la grazia della gioia e della libertà che ci porta la novità del Vangelo”.

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