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Dal punto di vista morale fumare è peccato?

© DucDigital/Creative Commons
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Per il fatto che danneggia il nostro corpo e comporta il rischio di gravi malattie?

Da tanti anni ormai ho il vizio del fumo e non riesco a smettere, forse per mancanza di convinzione. Ultimamente qualcuno mi ha detto che secondo lui fumare è peccato, perché danneggia il nostro corpo e comporta il rischio di gravi malattie. Eppure il mio vecchio parroco fumava. Come stanno le cose?

Alessandro Bianchi

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

La domanda del lettore è forse meno semplice di quanto possa immediatamente apparire. Non mi risulta che la teologia morale in passato, quando era tendenzialmente centrata sugli atti per stabilire con esattezza che cosa fosse peccato e cosa no, si sia seriamente posta il problema della peccaminosità del fumo. Salvo sviste, le uniche questioni relative all’uso del tabacco reperibili nei vecchi manuali di lingua latina sembrano quelle riguardanti il digiuno eucaristico: se masticare, annusare o fumare tabacco potesse compromettere il digiuno previsto per poter fare la comunione e, in genere, pareva di no (cf. ALfonso Maria De Liguori, Opere morali; D. M. Prummer, Vademecum theologiae moralis).

La mancata attenzione al fumo come problema morale da parte della teologia manualistica post-tridentina è forse in buona parte dovuta al fatto che nei secoli in cui l’abitudine di fumare si è diffusa non si aveva ancora la consapevolezza che il fumo potesse fare particolarmente male. Addirittura talora si pensava che potesse fare bene: ad esempio, se ben ricordo, mio nonno raccontava che da soldato veniva invitato a fumare come misura profilattica contro possibili infezioni alle vie respiratorie.

Nel corso del XX secolo l’esperienza clinica e la ricerca scientifica hanno invece poi dimostrato che in realtà il fumo nuoce gravemente alla salute – a quella di chi fuma e anche a quella degli altri – soprattutto se si fuma molto. Studi recenti confermano che il fumo è particolarmente dannoso in certe condizioni, come in ambienti chiusi e nelle autovetture. Per questo molti stati hanno emanato negli ultimi anni leggi particolarmente restrittive riguardo al fumo.

Su queste basi testi di etica medica (P. Chaurchard, Farmaci, psicofarmaci e morale) e manuali di bioetica recenti (L. Ciccone, Bioetica. Storia, principi, questioni) hanno posto in evidenza che l’abuso di tabacco può costituire una grave scorrettezza morale. Per tornare al puntuale quesito del lettore, piuttosto che sul piano del peccato preferirei affrontare la questione sul piano del dovere morale, anche in linea col rinnovamento della teologia morale degli ultimi cinquant’anni che ha spostato l’accento dalla preoccupazione di stabilire il confine fra lecito e illecito alla riflessione circa gli atteggiamenti che possano incarnare al meglio la carità (cf. Optatam totius 16). Il peccato implica, oltre tutto, un coinvolgimento della persona che appare problematico collegare a priori a un determinato atto materiale.

Non è dunque il caso di ritenere che chi fuma commetta di per sé e sempre un peccato, tuttavia, se è vero che il fumo può nuocere gravemente alla salute, credo che anche il semplice buon senso ma soprattutto il senso della carità ci pongano di fronte a una serie di doveri non trascurabili. Il primo è quello di non danneggiare la salute altrui e, quindi, di evitare di fumare innanzi tutto nei luoghi dove è proibito per legge, cioè negli ambienti pubblici, ma anche nei luoghi privati frequentati da persone e soprattutto dove possono esserci bambini.

Il secondo dovere è quello di non danneggiare la propria salute e di prendersi cura di sé, e questo, se è vero che il fumo è nocivo – sempre ma soprattutto se se ne abusa -, comporterà il dovere di non cominciare a fumare e, se ormai si è fumatori, quello di cercare seriamente di smettere, magari gradualmente se può facilitare le cose, o per lo meno, di fumare meno, evitando comunque luoghi e situazioni in cui il fumo può essere più nocivo come in casa o in macchina.

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