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Caso Englaro, il Consiglio di Stato: giusto lasciarla morire

© Public Domain
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La Regione guidata all’epoca da Roberto Formigoni aveva l’obbligo di garantire la sospensione delle terapie alla donna

Dopo la fecondazione eterologa arriva un nuovo storico pronunciamento in Italia sul tema dei diritti. Anche questo va nella direzione opposta a quello che sostiene il Magistero della Chiesa. 

Eluana Englaro aveva il diritto di morire in Lombardia. E la Regione guidata all’epoca da Roberto Formigoni aveva l’obbligo di garantire la sospensione delle terapie alla donna rimasta in stato vegetativo per quasi 18 anni. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine, ieri pomeriggio, alla vicenda Englaro, costretta a essere trasportata in Friuli nel febbraio 2009, alla clinica La Quiete di Udine, per vedere attuata la sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico e del sondino nasograstrico, e che la Lombardia si rifiutò di attuare (L’Espresso, 4 settembre).

Esulta Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro: «È una sentenza molto importante sul piano del diritto», ha spiegato il costituzionalista che ha seguito la famiglia Englaro nella lunga battaglia giudiziaria per vedersi riconosciuto il no alle terapie che tenevano in vita Eluana. «I magistrati stabiliscono che la Regione era tenuta a fornire le cure alla paziente Englaro e che il diritto di avere una cura comprende, in se stesso, il diritto di interromperla» (Lettera43, 4 settembre)

«La vicenda di Eluana – rincara Beppino Englaro, papà di Eluana – porta avanti delle libertà fondamentali del cittadino di fronte alle istituzioni. E questa sentenza chiarisce ulteriormente il senso della decisione della Cassazione, che viene chiarita dentro l’organizzazione sanitaria. A dimostrazione del potere che ha il cittadino di portare avanti le proprie libertà fondamentali, allineate alla Costituzione, sostenuto da una magistratura che dimostra di non essere serva di alcun potere (Globalist, 4 settembre). 

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