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Qual è stato il contributo del cristianesimo primitivo alla storia dell’umanità?

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Primeros Cristianos - pubblicato il 04/09/14

L'influenza umanizzatrice e civilizzatrice della fede cristiana non ha equivalenti nella storia universale

I primi anni del cristianesimo non avrebbero potuto iniziare con più difficoltà esterne. Fin dal primo momento ha subito una forte persecuzione da parte dell’ebraismo. In poco meno di vent’anni dalla morte di Gesù Cristo, tuttavia, il cristianesimo si era radicato e contava comunità in città importanti come Atene, Corinto, Efeso, Colossi, Tessalonica, Filippi e nella stessa capitale dell’Impero, Roma. 

Diocleziano ha perseguitato a morte i cristiani
Questa crescita non si poteva ovviamente attribuire alla simpatia dell’Impero romano. In realtà, il cristianesimo era più molesto nelle sue pretese, nei suoi valori e nella sua condotta per i romani che per gli ebrei. Non solo eliminava le barriere etniche, allora tanto marcate, ma dava un’accoglienza straordinaria alla donna, si preoccupava dei deboli, degli emarginati, degli abbandonati, di coloro per i quali l’Impero non si preoccupava minimamente.

L’Impero Romano ha dato senz’altro apporti straordinari, ma è anche vero – citando César Vidal – che non si può idealizzare il fatto che l’Impero fosse una solida incarnazione del potere degli uomini sulle donne, dei liberi sugli schiavi, dei romani sugli altri popoli, dei forti sui deboli. Non deve stupirci che Nietzsche lo consideri un paradigma della sua filosofia del “superuomo”.

Di fronte a questo impero, il cristianesimo predicava un Dio di fronte al quale risultava impossibile mantenere la discriminazione che opprimeva le donne, il culto della violenza che si manifestava nei combattimenti dei gladiatori, la pratica dell’aborto o l’infanticidio, la giustificazione dell’infedeltà maschile e la mancanza di lealtà coniugale, l’abbandono dei derelitti…

Per tre secoli, l’Impero scatenò sui cristiani tutta una serie di persecuzioni che furono sempre più violente. Ad ogni modo, non solo non si raggiunse l’obiettivo di sterminare la nuova fede, ma alla fine si impose il cristianesimo, che predicava un amore che non sarebbe mai nato in seno al paganesimo (lo riconobbe anche lo stesso Giuliano l’Apostata) e che dava dignità e senso alla vita anche a coloro ai quali nessuno era disposto a concedere un minimo di rispetto.

Di fronte alle invasioni barbariche
Quando nel 476 cadde l’Impero Romano d’Occidente, il cristianesimo preservò la cultura classica, soprattutto attraverso i monasteri, che salvaguardarono efficacemente i valori cristiani in un mondo che con le invasioni barbariche aveva collassato completamente. Si coltivò l’arte, si incoraggiò lo spirito del lavoro, la difesa dei deboli e la pratica della carità. Lo sforzo missionario si estese all’assimilazione e “culturizzazione” degli stessi popoli invasori, che a medio termine si convertirono al cristianesimo come era accaduto in precedenza con l’Impero Romano.

Nei secoli successivi, il cristianesimo fu decisivo per preservare la cultura, per la popolarizzazione dell’educazione, la promulgazione delle leggi sociali e l’articolazione del principio di legittimità politica. Ad ogni modo, furono creazioni che crollarono nuovamente di fronte alle successive invasioni di altri popoli, come i vichinghi e i magiari. In poco tempo, gran parte dei successi dei secoli precedenti scomparirono trasformati in fumo e cenere. Ancora una volta, però, il cristianesimo mostrò il proprio vigore, e quando i nemici dei popoli cristiani erano più forti, quando non avevano bisogno di patteggiare e potevano imporre con la forza la loro volontà, finirono per accettare l’enorme forza spirituale del cristianesimo e lo assimilarono nei loro territori, di modo che arrivando all’anno 1000 il cristianesimo si estendeva dalle Isole Britanniche fino al Volga.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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