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I cattolici adorano le immagini?

Raymond Brown

Padre Henry Vargas Holguín - Aleteia - pubblicato il 04/09/14

Nella Chiesa veneriamo i santi perché meritano il nostro rispetto, la nostra ammirazione e la nostra gratitudine. Grazie alle loro immagini, li ricordiamo e allo stesso tempo ci riportano alla mente verità religiosa di grande profitto spirituale e ci dicono qualcosa collegato alla loro vita. Ad esempio, grazie alle immagini ricordiamo chi era il santo (vescovo, laico, religioso…), quali virtù ha praticato maggiormente (purezza, povertà, obbedienza…), cosa lo ha reso santo (martirio, studio, la missione…). Allo stesso modo, guardando un’immagine della Madre di Dio ci viene in mente che in cielo abbiamo una madre immacolata che ci ama, intercede per noi e ci chiede di condurre una vita santa.

Quando guardiamo un’immagine delle anime benedette del Purgatorio, ricordiamo la realtà del purgatorio e questo ci spinge a pregare per i defunti. Le immagini sono come avere in casa il ritratto dei genitori per guardarlo e baciarlo con rispetto. Si capisce che non si bacia la foto, ma i genitori che sono lontani o sono già nell’eternità. Nei libri ci sono ritratti di grandi personaggi perché i lettori li conoscano e, se sono stati buoni, li ammirino e li imitino. E questo non sembra sbagliato a nessuno.

Anche negli edifici pubblici e nelle piazze ci sono statue di grandi eroi alle quali vengono collocate corone di fiori, e questo va bene. Chi lo critica? Nessuno, neanche i protestanti. Come nemmeno noi diciamo a tutte quelle persone che “adorano” immagini, perché sappiamo che ciò che fanno è rendere omaggio e/o ricordare con grande rispetto quelle persone degne di ammirazione.

I santi, attraverso le loro immagini, non si adorano, si venerano. L’adorazione è riservata solo a Dio. Venerare è riconoscere il valore che ha per me qualcuno o qualcosa, per cui merita il mio rispetto. Noi veneriamo i nostri genitori e la nostra patria, ma non per questo li adoriamo. Adoriamo solo Dio.

Un protestante una volta mi ha detto: “Ma inginocchiarsi davanti alle immagini è adorazione”. È un altro degli errori dei protestanti, che pensano di poter guardare dentro le persone e accusarle di idolatria avanzando un giudizio azzardato basato solo sulle apparenze. Anche i più umili nel profondo del loro cuore sanno che un’immagine sacra o religiosa non è un Dio né il santo. Credo che quando guarda un’immagine, anche un bambino privo di grande conoscenza religiosa capisca che un’immagine è solo questo, non è Dio o il santo che rappresenta.

Bisogna ricordare che il gesto di inginocchiarsi ha un significato diverso in base all’intenzione con cui si fa. Quando lo facciamo davanti a un’immagine lo facciamo come atto di venerazione verso chi viene rappresentato dall’immagine. Quando gli anziani di Israele si prostravano davanti all’Arca dell’alleanza non si prostravano davanti a una cassa di legno, ma davanti a Dio. Succede lo stesso quando preghiamo davanti al tabernacolo: non preghiamo una cassa o un oggetto metallico, ma il Signore, presente nel sacramento dell’Eucaristia.

Esternamente potrebbe sembrare che un gesto di venerazione di un’immagine sia simile a quello di un pagano idolatra che adora l’immagine in sé, ma c’è una differenza sostanziale. Quale? È nell’intenzione del cuore di chi lo fa, e in come considera il significato dell’immagine. Accade lo stesso che con il gesto della genuflessione che fanno le signore ben educate ai re; è un rispetto richiesto dal protocollo. Nessuna di quelle signore, com’è logico, pretende di adorare i re. Si deve comprendere una volta per tutte che per noi le immagini non hanno lo stesso significato che avevano per i pagani. Noi non adoriamo le immagini, e sappiamo perfettamente che sono solo rappresentazioni, di Cristo o dei suoi santi. Siamo allora d’accordo sul fatto che non bisogna estrapolare il testo dal contesto (cosa tipica dei protestanti). Ciò che si proibisce, lo ripeto, non è la fabbricazione di immagini, ma la loro adorazione. Un’altra prova del fatto che il primo comandamento di Dio non si riferisce a qualsiasi tipo di immagini, neanche religiose, è il fatto che lì si usa la parola ebraica pesel, che significa idolo. Nella stessa lingua esistono parole per riferirsi a un altro tipo di immagini non idolatriche, a immagini decorative o rappresentative, parole che non figurano nel primo comandamento. Se un’immagine non è un idolo (un’immagine che sia considerata come un Dio in sé), non rappresenta alcun problema e i nostri templi possono esserne pieni come il tempio di Salomone, che dopo essere stato ricostruito è stato visitato da Gesù senza che Egli obiettasse assolutamente alla presenza di immagini.

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