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I cattolici adorano le immagini?

Raymond Brown

Padre Henry Vargas Holguín - Aleteia - pubblicato il 04/09/14

E perché sono esistite ed esisteranno le immagini?

Ciò che molti non sanno è che come esiste un divieto di fare immagini (e sappiamo già perché), c’è anche un permesso di fare immagini. Teniamo conto del fatto che il divieto si riferisce direttamente all’adorazione delle immagini, non al semplice fatto di farle perché servano solo come segno della presenza di Dio. In questo senso, Dio ordina di fare cose, oggetti o immagini. Come nel caso dell’Arca dell’alleanza con i suoi cherubini d’oro e con il propiziatorio anch’esso di oro puro (Es 25, 10-22), elementi che non meritano onori divini, perché non si può rendere loro culto come se si trattasse di Dio.

Il popolo, però, aveva e ha bisogno anche di questi segni sensibili. Dio ha ordinato di costruirla come segno della sua presenza in mezzo al popolo. Si accorre all’Arca di Dio per pregare perché è segno della sua presenza (Gs 7,6), e prova di tutto ciò è anche nel fatto che la stessa tenda dell’incontro è stata costruita per ordine divino ed era piena di immagini, e le aveva anche lo stesso Tempio di Gerusalemme. È chiaro che queste non violavano il divieto imposto da Dio.

Un altro esempio? La costruzione del serpente di bronzo che Dio ordina a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita” (Num 21, 6-9). Naturalmente, non è che questo serpente bronzeo avesse qualche virtù speciale che lo potesse elevare al rango di divinità. Ricorrere ad esso era un atto di fede e di fiducia nella Parola che Dio aveva rivolto. Quando in seguito il popolo, allontanandosi da questa intenzione, gli rende culto, Ezechia lo fa distruggere (2 Re 18, 4).

I testi della Bibbia che proibiscono di fare immagini sono per i protagonisti dell’Antico Testamento per il pericolo che avevano di cadere nell’idolatria come i popoli vicini, che adoravano gli idoli come se fossero dei. I testi del Nuovo Testamento che parlano degli idoli si riferiscono ad autentici idoli adorati dai pagani, non a semplici immagini. Per questo il II Concilio Ecumenico di Nicea dell’anno 787 ha giustificato il culto delle immagini sacre (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2131).

Il Dio dell’Antico Testamento non aveva corpo, era invisibile. Non si poteva rappresentare con immagini. Ma da quando Dio si è rivelato in forma umana, Cristo si è fatto “immagine del Dio invisibile”, come dice San Paolo (Col 1,15); e sì, lo hanno visto e lo hanno toccato. Ciò significa che nel Nuovo Testamento, il permesso di immagini che rappresentino la divinità assume un carattere nuovo per il fatto dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Dio continua ad essere puramente spirituale, ma è rimasto intimamente unito a una natura umana, che è materiale. Per questa ragione, è logico che lo rappresentiamo per rendergli culto (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1159ss, 2129ss). La rappresentazione di immagini di Cristo è del tutto lecita, visto che è la rappresentazione di qualcuno che è realmente Dio. Il culto che rendiamo a Gesù guardando una sua immagine è quindi di adorazione non della materialità dell’immagine, ma della Persona Divina che in essa è rappresentata. E guardando, ad esemp
io, l’immagine di Cristo crocifisso, ricordiamo quando ha sofferto per noi e ci sentiamo spinti ad amarlo di più e a confidare di più in Lui.

In qualunque caso, il cristiano sa che l’immagine, anche se è di Cristo, non è la divinità, e quindi non rende culto a quella materialità. Un’immagine rappresenta il Figlio di Dio, o altre persone intimamente legate a lui; per questo sarà lecito rappresentare la Madonna e i santi. L’immagine è semplicemente una rappresentazione e un ricordo di quelle persone; quando si prega davanti a un’immagine non si sta rendendo culto all’oggetto, non si sta parlando alla materialità dell’immagine, ma rendendo culto a Dio (culto di Latria), o a Maria (culto di Iperdulia) o ai santi (culto di dulia). Dice il Concilio II di Nicea del 787 (Sessione 7ª, 302), il settimo ecumenico contro gli iconoclasti, "L’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato" (Denzinger, pag. 155).

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