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La storia del nodo di San Francesco

© Montecruz

Gaudium Press - pubblicato il 03/09/14

Dalla comunità religiosa alla nautica

Il favoloso velame delle caravelle e dei galeoni che solcarono il Mediterraneo e gli oceani costrinse i marinai ad adottare e ideare pratici di nodi di ormeggio e sicurezza che altre culture millenarie come quelle dei cinesi, degli egiziani, dei persiani e degli indiani non hanno conosciuto.

Neanche tra i navigatori greci e romani si arrivò alla varietà di nodi che i marinai portoghesi, spagnoli, veneziani o genovesi conoscevano e utilizzavano con abilità sorprendente, già nel periodo antecedente alle prima grandi scoperte. Fu uno degli aggregati culturali funzionali che diedero all'Europa la superiorità nella navigazione commerciale e militare portandola in Africa e in America alla ricerca della via per l'Asia, intercettata dai musulmani dell'epoca, che chiusero il passaggio per il Vicino Oriente.

È estremamente interessante che il famoso nodo “francescano” della nautica sia uno dei più utili e dei più usati, applicato in una grande varietà di assetti e manipolazioni di una nave, sia sull'ancora che durante la navigazione.

Molti marinai devono la vita al famoso nodo, e molti disastri furono evitati provvidenzialmente proprio perché a uno di loro venne in mente – ovviamente dopo essersi fatto il segno della croce – di fare il nodo “francescano” a un sartiame pericolosamente sciolto in piena tormenta.

Il nodo di San Francesco – nel cordone sono tre e simboleggiano la povertà, la castità e l'obbedienza, o cinque tra i Terziari a indicare le ferite di Gesù – venne rivelato al "Poverello" dal Cielo per essere usato dai navigatori dei mari più pericolosi e terribili, capaci di affogare non solo il corpo, ma anche l'anima nelle acque sporche della triplice concupiscenza.

Anche se l'origine esatta è ancora molto discussa – soprattutto dai razionalisti e dai positivisti che vogliono slegare tutto dal sublime –, questo nodo marinaio continuerà ad essere conosciuto come il nodo “francescano” ed è un'altra bella invenzione della cultura occidentale e cristiana, la prima a lanciarsi nello spazio aperto degli oceani, a portare progresso non solo materiale ma anche spirituale, con l'idea di annodare alla Barca di Pietro tante anime disperse in luoghi selvaggi, affondate nell'ignoranza del Dio vero.

Esistono molti nodi per rendere più sicura la navigazione a bordo, e alcuni di essi con varie applicazioni, ma solo quello “francescano” in mare aperto o in porto ha l'onorevole distinzione di includere nella sua elaborazione la memoria di un grande santo, e proprio per questo era ritenuto un nodo pratico ma anche miracoloso, sempre utile e sicuro.

Non stupirebbe se fossero stati lo stesso San Francesco, quando si imbarcò nel 1219 per convertire i musulmani, o i primi missionari francescani che accompagnarono le navi di Colombo e quelle dei portoghesi a insegnare ai marinai a fare il famoso e utile nodo, che da una comunità religiosa passò alla nautica in modo discreto e con la massima naturalezza.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
san francesco d'assisisanti e beati
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