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La storia di Gesù: un Mistero che ha lasciato tracce

© Universal Pictures

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 02/09/14

Esiste una storicità della Resurrezione?

Tornielli: Gli indizi di storicità possono solo entrare in alcuni aspetti che stanno “intorno” all’evento. La fede cristiana è la fede in un Dio che lascia abbastanza spazio a poter credere anche alla luce della ragione; ma è un Dio che per rispettare la libertà dell’uomo lascia sufficiente ombra a chi non vuole credere. Per questo noi non troveremo mai una prova scientifica della fede. Però occorre far notare che la stessa attendibilità del contesto storico, sociale e politico di usi e costumi che noi troviamo nei Vangeli vale anche per l’evento della Resurrezione. Anche i sociologi non credenti devono ammettere che c’è una cesura incolmabile tra il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua: non ci si spiega come sia possibile che quel gruppetto di persone distrutte per il fatto che il loro Maestro era morto, impaurite e chiuse nel Cenacolo, nel giro di due giorni diventano instancabili annunciatori della sua Resurrezione, disposti a farsi ammazzare per testimoniarla. All’origine del Cristianesimo c’è un big bang che non è spiegabile. Inoltre, nel libro cito un editto dell’imperatore, trovato su una tavoletta dell’epoca di Nerone, che dà ordine in quelle zone di comminare una punizione tremenda a chiunque violasse le tombe e portasse via i corpi. Qui riecheggia chiaramente l’accusa fatta ai discepoli di aver rubato il corpo di Gesù. Quell’accusa, mossa ai primi cristiani, dà comunque notizia che la tomba fosse oggettivamente vuota. Sono piccolissimi indizi, ma che aiutano a far vedere come un evento che non è spiegabile ha comunque una sua storicità.

La fede cristiana, dunque, non ha bisogno di prove storiche?

Tornielli: Non si potrà mai dimostrare la fede mostrando che il Vangelo non viene contraddetto dalle scoperte archeologiche. Non bisogna cadere in questo errore: la fede non va dimostrata. Il libro è un aiuto per chi la fede ce l’ha e può commuoversi nel ritrovare dietro ogni pagina del Vangelo agganci fortissimi con la storia e la cultura della Palestina di quel momento. Io insisto molto su questo: non ho voluto sbattere in testa a qualcuno dei fatti e dire “vedete, abbiamo prove storiche”. La fede cristiana non è una religione, se per religione intendiamo l’impeto che l’uomo ha sempre avuto nei confronti del destino e dell’infinito, la paura nella forza della natura, la spinta ad andare verso Dio. Il Cristianesimo è il movimento di Dio che va verso l’uomo, perché entra nella Storia ed è un fatto così preciso, che una buona parte del mondo conta addirittura gli anni a partire da quell’evento. L’aggancio con la Storia è così importante che nella sintesi della fede cristiana contenuta nel Credo, fin dalle sue prime formule, dopo aver affermato le prime verità su Dio e sulla Fede, si dice che Gesù “patì sotto Ponzio Pilato”. Milioni di volte è risuonato nella storia il nome di questo oscuro prefetto di Galilea, che è un legame fortissimo con la Storia. La Chiesa, citandolo nel Credo, ha voluto dire che quegli eventi sono avvenuti quando l’autorità romana era Ponzio Pilato. Eppure, per decenni, specie nell’
800, si è detto che anche questa era un’invenzione, perché quel nome non risultava da nessuna parte. La fortuna ha voluto che la piccozza di un archeologo, scavando a Cesarea Marittima, abbia trovato su uno dei gradini una lapide con l’iscrizione dove c’erano le iniziali “Pontius Pilatus Prefectus Iudeae”.

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gesù cristo
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