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La storia di Gesù: un Mistero che ha lasciato tracce

Ted Neeley interpreta Jesus Christ

© Universal Pictures

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 02/09/14

Il libro di Andrea Tornielli su nascita, morte e Resurrezione di Gesù raccoglie indizi storici che “commuovono” chi ha fede

Un paradosso che nella Storia trova il suo nutrimento, questo è la fede cristiana. Per secoli scienziati e studiosi hanno scavato deserti e riletto documenti alla caccia di prove che testimoniassero la veridicità o la non veridicità dei Vangeli. Quello che ci dice il libro di Andrea Tornielli, Inchieste su Gesù. Nascita, morte e Resurrezione. Misteri, leggende e verità (Gribaudi Editore, 2014) è che la fede cristiana non ha bisogno di “prove”, proprio in quanto fede: poiché si fonda sul cammino di Dio nel mondo, essa trae giovamento dal trovare nella Storia qualche segno. Anzi, gioia, come scrisse l’allora cardinale Bergoglio a prefazione dell’edizione argentina del libro di Tornielli dedicato alla Morte e Resurrezione, che costituisce oggi la seconda parte di Inchieste su Gesù (il presente volume infatti riunisce insieme due precedenti saggi dell’autore, usciti nel 2004 e nel 2005). Scriveva Bergoglio: “C’è, senza dubbio, nella nostra coscienza, uno stato di perplessità che, senza negare esplicitamente per mezzo di qualche teoria l’evento della Resurrezione, ci paralizza e facciamo fatica ad accettarlo. Tale stato dell’anima ci porta a cavillare e insinuare il dubbio configurando un reale timore che ci impedisce di credere. Forse paura della verità? No, semplicemente paura della gioia”. Aleteia ha rivolto alcune domande ad Andrea Tornielli.

Qual è il motivo profondo di questo libro?

Tornielli: Come per altri che ho scritto, l’esigenza era quella di scrivere un libro che avrei voluto leggere. Esistono una marea di studi iperspecialistici dedicati ad alcuni di questi temi, ma nella maggior parte dei casi sono poco fruibili dal grande pubblico. Io semplicemente ho voluto fare un’inchiesta giornalistica su due eventi centrali della fede cristiana, la nascita e la morte e resurrezione. Mentre il secondo è molto studiato, la storicità dei Vangeli della nascita è guardata con molta sufficienza dagli esegeti evangelici: poiché solo due Vangeli parlano della nascita, quei fatti sono considerati simbolici. Eppure andando ad approfondire bene, si capisce che non è così. È vero che i Vangeli che parlano della vita pubblica di Gesù sono basati sulle testimonianze oculari di chi ha vissuto quelle vicende (due degli evangelisti erano discepoli, mentre degli altri due uno andava dietro a Paolo, l’altro dietro a Pietro), e che la ricostruzione della nascita è fatta ex-post. Per questo ci si chiede: quali sono le fonti? Dalla tradizione sappiamo che Matteo dipende da fonti vicine alla famiglia di Giuseppe, mentre Luca dipende con molta probabilità direttamente dalla testimonianza di Maria.

Cosa possiamo sapere dell’infanzia di Gesù?

Tornielli: Non possiamo sapere nulla di più di quello che ci dicono i Vangeli. Gli indizi di storicità sono interessanti perché mostrano che Erode era veramente un sovrano feroce: qualcuno ha provato a negare “la strage degli innocenti” basandosi sul fatto che non ce ne fosse notizia. In realtà, a parte il fatto che Betlemme all’epoca era un luogo veramente piccolo, e che quindi l’uccisione dei bambini da 0 a 2 anni non avrebbe coinvolto che poche decine di bambini, va anche notato che di recente è stata trovata una fossa comune con centinaia di corpi per una strage di cui non abbiamo avuto notizia storica: questo dimostra come non sia affatto vero che avremmo dovuto avere notizie sulla “strage degli innocenti”. Oppure pensiamo ai “pastori”, occorre andare a vedere che tipo di pastori c’erano all’epoca: alcuni stavano fuori solo di giorno e rientravano a casa la sera, altri invece lasciavano le loro case per 6 mesi, altri ancora erano nomadi e stavano sempre fuori, e sono questi quelli di cui parla il Vangelo. Le figure dei magi, poi, non sono affatto stravaganti, ma corrispondono a tipologie dei sapienti tipiche del Medio Oriente dell’epoca. Questi ed altri indizi dimostrano che anche i Vangeli dell’infanzia, scritti dopo il nucleo centrale del racconto, hanno un aggancio profondo con la storia. Le grandi obiezioni alla storicità dei Vangeli più passano gli anni più si sciolgono come neve al sole, perché le scoperte archeologiche dimostrano che i Vangeli hanno un fondamento nella cultura e nella società del tempo.

Esiste una storicità della Resurrezione?

Tornielli: Gli indizi di storicità possono solo entrare in alcuni aspetti che stanno “intorno” all’evento. La fede cristiana è la fede in un Dio che lascia abbastanza spazio a poter credere anche alla luce della ragione; ma è un Dio che per rispettare la libertà dell’uomo lascia sufficiente ombra a chi non vuole credere. Per questo noi non troveremo mai una prova scientifica della fede. Però occorre far notare che la stessa attendibilità del contesto storico, sociale e politico di usi e costumi che noi troviamo nei Vangeli vale anche per l’evento della Resurrezione. Anche i sociologi non credenti devono ammettere che c’è una cesura incolmabile tra il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua: non ci si spiega come sia possibile che quel gruppetto di persone distrutte per il fatto che il loro Maestro era morto, impaurite e chiuse nel Cenacolo, nel giro di due giorni diventano instancabili annunciatori della sua Resurrezione, disposti a farsi ammazzare per testimoniarla. All’origine del Cristianesimo c’è un big bang che non è spiegabile. Inoltre, nel libro cito un editto dell’imperatore, trovato su una tavoletta dell’epoca di Nerone, che dà ordine in quelle zone di comminare una punizione tremenda a chiunque violasse le tombe e portasse via i corpi. Qui riecheggia chiaramente l’accusa fatta ai discepoli di aver rubato il corpo di Gesù. Quell’accusa, mossa ai primi cristiani, dà comunque notizia che la tomba fosse oggettivamente vuota. Sono piccolissimi indizi, ma che aiutano a far vedere come un evento che non è spiegabile ha comunque una sua storicità.

La fede cristiana, dunque, non ha bisogno di prove storiche?

Tornielli: Non si potrà mai dimostrare la fede mostrando che il Vangelo non viene contraddetto dalle scoperte archeologiche. Non bisogna cadere in questo errore: la fede non va dimostrata. Il libro è un aiuto per chi la fede ce l’ha e può commuoversi nel ritrovare dietro ogni pagina del Vangelo agganci fortissimi con la storia e la cultura della Palestina di quel momento. Io insisto molto su questo: non ho voluto sbattere in testa a qualcuno dei fatti e dire “vedete, abbiamo prove storiche”. La fede cristiana non è una religione, se per religione intendiamo l’impeto che l’uomo ha sempre avuto nei confronti del destino e dell’infinito, la paura nella forza della natura, la spinta ad andare verso Dio. Il Cristianesimo è il movimento di Dio che va verso l’uomo, perché entra nella Storia ed è un fatto così preciso, che una buona parte del mondo conta addirittura gli anni a partire da quell’evento. L’aggancio con la Storia è così importante che nella sintesi della fede cristiana contenuta nel Credo, fin dalle sue prime formule, dopo aver affermato le prime verità su Dio e sulla Fede, si dice che Gesù “patì sotto Ponzio Pilato”. Milioni di volte è risuonato nella storia il nome di questo oscuro prefetto di Galilea, che è un legame fortissimo con la Storia. La Chiesa, citandolo nel Credo, ha voluto dire che quegli eventi sono avvenuti quando l’autorità romana era Ponzio Pilato. Eppure, per decenni, specie nell’
800, si è detto che anche questa era un’invenzione, perché quel nome non risultava da nessuna parte. La fortuna ha voluto che la piccozza di un archeologo, scavando a Cesarea Marittima, abbia trovato su uno dei gradini una lapide con l’iscrizione dove c’erano le iniziali “Pontius Pilatus Prefectus Iudeae”.

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