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Il fondamentalismo è il nuovo nemico dell'umanità

YOUSSEF KARWASHAN /AFP

mons. Bruno Forte - Il Sole 24 Ore - pubblicato il 02/09/14

Necessaria una corale mobilitazione di tutti i maestri e testimoni delle fedi religiose autentiche

Nel dialogo con i giornalisti sul volo da Seoul a Roma, dopo il terzo viaggio internazionale del suo pontificato, Papa Francesco ha parlato della situazione irachena e della necessità di fermare l’aggressore ingiusto con un impegno multilaterale, promosso e garantito dall’Onu. In questo contesto il Pontefice ha denunciato la “crudeltà inaudita” dei mezzi bellici non convenzionali e della tortura, impiegati dai Jihadisti, constatando dolorosamente: “Siamo nella Terza guerra mondiale, ma a pezzi”.

L’affermazione è tanto grave, quanto fondata, e mette in luce il peso che le forze fondamentaliste islamiche stanno avendo nel destabilizzare l’ordine internazionale, promuovendo un’azione vasta e capillare di lotta contro gli stessi loro fratelli musulmani, oltre che contro il cristianesimo e le altre religioni e visioni del mondo cui si contrappongono. È comunque l’Occidente a essere identificato da questi nuovi barbari come il nemico principale da abbattere. Dall’Iraq alla Siria, dalla Libia alla Somalia, la “guerra santa” sembra lanciare la sua offensiva in modo ampio e sincronizzato, con mire espansionistiche tutt’altro che velate. Minimizzare la gravità di questa situazione sarebbe da irresponsabili. Ridurre i problemi a semplici conflitti locali non ha fondamento nella realtà.

La verità è che il nuovo nemico dell’umanità è più che mai il fondamentalismo, che non va assolutamente confuso con le forme dell’Islam autentico e con le aspirazioni alla pace e alla giustizia che pervadono il cuore e l’impegno di tanti musulmani. Una presa di posizione interreligiosa di denunzia ferma e senza appello dell’integralismo fondamentalista è allora più che mai necessaria. Per favorirla e sollecitarla non è inutile riflettere sui caratteri assolutamente disumani e perversi delle ideologie fondamentaliste. Provo a farlo partendo da un’affermazione evangelica, in cui Gesù rimprovera l’ipocrisia degli scribi e dei farisei che si ferma all’esteriorità, trasgredendo “le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà” (Mt 23,23). Sono queste le tre idee chiave che il fondamentalismo snatura, fino a rovesciarle nel loro contrario, idee su cui occorre convergere per opporre alla barbarie e alla violenza cieca un impegno autentico al servizio della pace per tutti.

In primo luogo, la giustizia: se nell’accezione positiva essa consiste nel rispetto e nella promozione dei diritti di ognuno, nel riconoscere, cioè, “a ciascuno il suo” (“unicuique suum”, secondo l’assioma latino), nella deformazione ideologica giustizia diventa l’imposizione della legge del più forte, identificata come la sola norma e misura del bene e del male in nome del fine in grado di giustificare ogni mezzo. Questo fine sarebbe la distruzione del diverso per imporre l’unica visione del mondo ritenuta vera, affidando il successo dell’impresa alla forza delle armi. La “jihad”, che nell’accezione originaria è l’impegno per il bene e la lotta contro il male in se stessi e nella storia, diventa così la guerra contro l’altro, da annientare ad ogni costo.

L’identificazione fra giustizia e violenza in nome della verità e della sovranità divine ne consegue come terribile motivazione di ogni sorta di sopruso e di offesa alla dignità della persona umana, immagine di Dio. Proprio così, questa logica si rivela perversa, tale da offendere proprio Colui cui vorrebbe rendere gloria: il Dio Signore e Padre di tutti, il Creatore dell’uomo, non può certo rallegrarsi dell’offesa inferta alla Sua creatura, viene anzi a essere vilipeso da chi in qualunque modo ferisca l’essere umano, creato a Sua immagine e somiglianza. Ogni violenza in nome di Dio è bestemmia e incredulità! Nessuna fede religiosa autentica può motivare la violazione dei diritti inalienabili della persona umana, a cominciare da quello alla vita e alla tutela della propria libertà di espressione e di realizzazione.

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