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Nigeria. Sfida di pace a Boko Haram

© AIUTO CHIESA CHE SOFFRE
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Nasce un centro di collaborazione tra cristiani e musulmani tra le bombe e gli assalti dei fondamentalisti islamici

di Francesco Graffagnino

«La cultura occidentale è peccato». Vuol dire questo la sigla Boko Haram, divenuta tristemente famosa per le migliaia di vittime che ha provocato nel nord della Nigeria. E l’obiettivo dei terroristi è tutto ciò che identificano con l’Occidente: istituzioni, polizia e, soprattutto, i cristiani. Abbiamo incontrato l’arcivescovo di Jos, monsignor Ignatius Kaigama, presidente della Conferenza episcopale nigeriana, in prima linea per far fronte a questa persecuzione e al fianco del suo popolo, dilaniato dalla violenza del fanatismo religioso. Monsignor Kaigama parteciperà oggi, sabato 30 agosto, alle 15 all’incontro “Testimoni di libertà”.
 

Con un video Boko Haram ha proclamato un Califfato anche in Nigeria. Come valuta questo fatto?

È stata una sorpresa, pensavamo che le azioni terroristiche fossero state superate. Attendiamo le mosse del governo e dai servizi di sicurezza. Loro hanno le risorse, l’intelligence per fermare i terroristi. Ma sembra non riescano a cambiare la situazione. Lo sforzo del governo non è proporzionato alla gravità della situazione e il fatto stesso che abbiano proclamato un Califfato vuol dire che è un fenomeno in crescita.

Si hanno notizie delle duecento ragazze rapite?
Non sono ancora state trovate e salvarle sarà difficile. Il rapimento è stato un successo per Boko Haram, perché gli ha dato un potere contrattuale. Inoltre possono usare le ragazze come scudi umani. È difficile trattare e parlare con chi non usa la ragione, con qualcuno che è pronto a morire in nome di Dio. Mi chiedo, però, di quale Dio.
Qual è la situazione dei cristiani oggi?

Nel nord del Paese siamo molto preoccupati. Nella città di Maiduguri, e nelle zone intorno, molti hanno abbandonato la casa. Nelle altre zone del Paese non è così forte. Il problema è che Boko Haram non lo puoi vedere, è invisibile. Percepisci che ci sono i terroristi perché vedi quello che fanno, che uccidono gli altri anche facendosi saltare in aria. Diciamo alla gente di essere attenti e prudenti. Durante le messe abbiamo previsto gruppi di sicurezza, in genere fatti da giovani, che controllano tutto ciò chee succede intorno.
Come è cambiato la comunità cristiana di fronte a queste difficoltà?
C’è paura, sospetto e rabbia. Molti cristiani pensano che la religione musulmana sia violenta. Cerchiamo di dire loro che non è vero, che i terroristi non rappresentano la vera religione dell’islam. Molti dei musulmani sono arrabbiati con Boko Haram, dicono che quella cieca violenza non corrisponde a loro, non li rappresenta. Questo è il motivo per cui Boko Haram ha iniziato a colpire non solo i cristiani, come faceva all’inizio, ma anche i musulmani che collaborano con il governo o cercano di difendere i cristiani. Dicono che non sono buoni fedeli. Per questo noi nella città di Jos abbiamo fondato il "Dialogue and peace center" dove cristiani e musulmani si incontrano e collaborano.
Cosa possono fare l’Europa e l’Occidente per aiutare la Nigeria?
Dovete provare a immedesimarvi con la Nigeria, camminare con il nostro governo per bloccare le risorse di Boko Haram, che ha armi più sofisticate dell’esercito regolare nigeriano. Molte di queste arrivano proprio dagli Stati occidentali. C’è una collaborazione internazionale che sostiene Boko Haram, ma è sostenuto anche dall’interno perché molte risorse stanziate per fronteggiare il terrorismo vengono in realtà dirottate proprio a loro favore.
Come vive lei questa situazione, come arcivescovo di Jos?
È molto triste per me. Mi rapporto direttamente con la gente, sto con loro. Vedo la loro paura, la loro sofferenza, l’angoscia. Sono cose che chi è al governo non vede. Il mio dovere è quello di confortarli e calmarli. Noi stiamo loro vicini, preghiamo che i cristiani non inizino a fare atti di violenza contro i musulmani, perché non identifichino il nome della religione musulmana con quella di Boko Haram. Ma non è facile, se vedi qualcuno uccidere i tuoi amici, i tuoi genitori. Se li vedi morire, non è facile proclamare il Vangelo dell’amore.

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