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Alver Metalli - Terre D'America - pubblicato il 29/08/14

Sappiamo che la morte di Angelelli è stata preceduta dall’assassinio di due sacerdoti e un laico, di cui il suo predecessore il vescovo Rodríguez ha iniziato la causa di beatificazione. Cos’è stato fatto di preciso fino ad oggi?
La causa dei padri Carlos de Dios Murias e Gabrielle Longueville, come quella del laico Pedernera si trova nella tappa diocesana, sul punto di concludersi. Si sta finendo di raccogliere delle testimonianze; restano poi le valutazione di questa informazione da parte dei periti diocesani che istruiscono la causa. Appena completata questa fase toccherà a me, come vescovo, la presentazione finale, e l’elevazione del processo a Roma.

Ci sono stati rallentamenti?
In termini generali no, la causa è avanzata spedita e efficacemente; certo, il cambio di vescovo e la naturale transizione che si verifica in questi casi hanno rallentato un po’, ma adesso stiamo entrando nella retta finale.

Quella di Angelelli invece a che punto è esattamente?
Siamo ai preliminari. Il processo e la sentenza del tribunale penale è recente ed era necessario attendere che venisse emessa.

E adesso?
Adesso dobbiamo riunire tutta la documentazione prodotta da monsignor Angelelli nel corso della sua vita. I testi come vescovo di La Rioja ci sono. Ma prima è stato sacerdote, rettore di seminario e vescovo ausiliare di Cordoba. Gli scritti di una persona di cui si inizia la causa di beatificazione devono essere tutti riuniti e valutati; poi, dopo la loro approvazione deve essere richiesto il parere della Conferenza episcopale argentina. In questo preciso momento ci troviamo nella tappa di raccolta dei documenti.

Durante i governi del matrimonio Kirchner si sono aperti vecchi processi ai militari implicati nella violazione di diritti umani e dei nuovi ne sono stati iniziati. Cosa pensa in proposito?
E’ difficile esprimere un parere in poche parole senza addentrarsi in tutto quello che ha vissuto e sta vivendo il paese dagli anni ’70 in poi. I processi erano stati interrotti prematuramente con le leggi di “obbedienza dovuta” e di “punto finale” del tempo di Alfonsín, come anche dagli indulti di Menem che hanno fatto piazza pulita delle sentenze già pronunciate sui capi militari. Tutto questo ha voluto dire un grande retrocesso per la nostra società. L’annullazione di questi indulti e la ripresa di processi che si erano interrotti o che erano stati congelati in conseguenza di queste leggi ha significato riprendere un cammino necessario verso la verità, garantito dai tribunali di giustizia argentini.

Ci sono altri processi che riguardano la morte o la scomparsa di religiosi?
Non ho notizie in proposito. So che la causa canonica dei religiosi pallottini assassinati il 4 luglio del 1976 aveva cominciato a muoversi alcuni anni fa, ma non ho dettagli. Un amico vescovo molto attivo in quegli anni in Argentina mi diceva che ci sono molti cristiani tra i desaparecidos e gli assassinati, cristiani anonimi che hanno dato tutto per il Regno di Dio. Meriterebbe, mi diceva questo vescovo più anziano di me, che a livello di Chiesa in Argentina si realizzasse una indagine più dettagliata che getti luce su tante vite offerte per amore del Vangelo di Gesù Cristo.

C’è chi dice che non è una buona cosa buttare sale sulle ferite aperte e che il paese ha bisogno di riconciliazione, di concordia e intesa in un momento difficile, pieno di sfide; pensiamo solo al recente defa
ult, o comunque impossibilità di pagare i debiti contratti nella loro totalità…

Personalmente sono convinto che siano necessarie sia la verità che la giustizia per poter vivere in pace. Ma è anche importante identificare bene le sfide che attraversano la società argentina per mettere a punto strumenti di dialogo tra i diversi settori e proporre un approccio che punti a realizzare consensi comuni.

Si possono avere giustizia e riconciliazione insieme nell’Argentina di oggi?
Non dobbiamo perdere la speranza. Bisogna generare spazi per favorire un dialogo intelligente che coniughi la verità su quello che è successo, la conoscenza delle sfide del nostro tempo, e la ricerca di percorsi di inclusione.

A cosa pensa?
Penso che ci sia da recuperare una cultura del lavoro, che vada incrementata la formazione e il rinnovamento dei dirigenti; credo anche, con tutti i miei confratelli vescovi, che debbano essere adottate misure urgenti in tema di narcotraffico, tratta di persone e gioco d’azzardo. Non sono temi minori, si sono piantati con forza tra di noi e minacciano seriamente la nostra stessa esistenza come società civile.

Qui l’originale

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Tags:
dittatura argentinamartirio
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