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Alver Metalli - Terre D'America - pubblicato il 29/08/14

La Rioja, Argentina: due preti e un laico vennero uccisi prima di Angelelli. La causa di beatificazione imbocca la retta finale, quella del vescovo prossima ad aprirsi

Intrighi, depistaggi, diffamazione, c’è un po’ tutto nella morte del vescovo di La Rioja Enrique Angelelli del lontano agosto del 1976. Da un paio di mesi ci sono anche i colpevoli. E tante verità ristabilite di cui si sta facendo portavoce il suo successore, Marcelo Daniel Colombo. Monsignor Colombo, 53 anni, laureato in giurisprudenza nell’università di Buenos Aires, sta lavorando assiduamente alla causa di beatificazione del vescovo assassinato, una sorta di Romeo sudamericano. “In questo preciso momento ci troviamo nella tappa di raccolta dei documenti” conferma con puntiglio da giurista: “Il processo e la sentenza del tribunale penale è recente ed era necessario attendere che venisse emessa”.

Intanto nel nome di Angelelli aprirà una cattedra di Dottrina sociale della Chiesa “destinata ad offrire ai dirigenti dei partiti politici, movimenti e attori sociali, in un clima di dialogo e di rispettosa ricerca della verità, gli insegnamenti sociali della Chiesa su temi diversi che hanno a che vedere con lo sviluppo della società”. Una società ancora scossa dal verdetto.

Cos’è successo dopo la condanna all’ergastolo dei due ex ufficiali dell’esercito Menéndez e Estrella?
L’impatto della sentenza nella società è stato forte, tanto in Argentina come a livello internazionale. Molti di coloro che erano stati catechisti o collaboratori al tempo di Angelelli hanno vissuto la sentenza con sollievo. La mancanza di giustizia su un fatto così drammatico era un peso grande sulle loro spalle. Alcuni sacerdoti e dei laici di altre diocesi mi hanno detto che avevano sempre pensato che fosse stato un incidente. E’ una persuasione questa dell’incidente fortuito, non provocato volontariamente per eliminare il vescovo, che si era estesa molto. Adesso la giustizia ha messo le cose al suo posto.

Per tanti altri però che si sia dimostrato l’assassinio non è stata una sorpresa…
La gente semplice, cattolici e no, hanno visto confermato quello che sapeva già. Ci sono persone che ricordano quando il giorno della veglia funebre di Monsignor Angelelli sua mamma gli mise la mano sotto la testa e cominciò a ripetere “me l’hanno ucciso, me l’hanno ucciso”. Tanti poi ricordano che il giorno dell’assassinio una commissione militare è venuta in arcivescovado intenzionata ad entrare nell’ufficio e nella camera da letto del vescovo. Vennero fermati dal vicario generale di allora. Che senso aveva, se si trattava di un incidente, irrompere nella casa di chi lo aveva patito? Sin dal primo momento c’erano elementi per presumere che la versione precipitosa dell’incidente casuale non fosse vera e molti qui a La Rioja lo sentivano. Che i giudici lo abbiano confermato con tutto il peso di una indagine, ha avvalorato quello che pensavano.

Durante il processo, che lei, lo sappiamo, ha seguito da vicino, c’è qualcosa di cui è venuto a conoscenza e che non sapeva sino a quel momento?
Posso dire di aver preso maggior conoscenza, quindi coscienza, del clima di persecuzione che viveva in quegli anni la Chiesa riojana. Ho ascoltato testimonianze e preso visione di prove molto eloquenti in questo senso.

Qualcosa in particolare?
Mi ha molto colpito la ricostruzione testimoniale dell’incidente che venne provocato per eliminare monsignor Angelelli; di più, mi ha commosso conoscere meglio la sofferenza di quest’uomo nei momenti finali della sua vita.

Vuol dire sofferenza fisica?
Si; avevo letto dei resoconti in proposito, ma ascoltarlo a viva voce in una sala d’udienza è stato un impatto molto forte. E’ fisica anche la sofferenza morale che ha vissuto negli ultimi tempi con la persecuzione evidente che ha subito, l’incomprensione, e la morte dei suoi collaboratori più stretti. Padre Carlos (Murias) era stato un giovane religioso molto legato a Mons. Angelelli, il laico Pedernera con la sua vita laboriosa da cooperativista realizzava l’opzione pastorale del vescovo in vista dello sviluppo di un modello sociale diverso.

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dittatura argentinamartirio
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