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A Roma il primo bambino affidato ad una coppia di lesbiche

© NUZZA / SHUTTERSTOCK.com

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 29/08/14

Cerrelli (Giuristi Cattolici): "La magistratura accelera senza tener conto del buon senso"

Una sentenza storica che rivoluziona gli equilibri nelle adozioni. Per la prima volta un tribunale italiano, e precisamente, quello di Roma dà il via libero per l’affidamento di una bambina ad una coppia di lesbiche. O meglio, la bimba, come scrive La Repubblica (29 agosto), è figlia biologica di una delle due donne ed è nata grazie alla fecondazione eterologa. Ma da oggi quella bimba avrà ufficialmente due genitori, cioè due mamme.

Si tratta di un atto sul modello dello stepchild adoption. Il ricorso al Tribunale è stato presentato dal genitore non biologico, sulla base dell’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983 n°184, modificata dalla legge 149 del 2001, che contempla l’adozione in casi particolari. Ovvero «nel superiore interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore "sociale", quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidasti nel tempo», indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori.

LO STEPCHILD ADOPTION
«Per quanto riguarda questa sentenza del Tribunale dei Minorenni di Roma, per l’Italia in qualche modo è un novum – spiega Giancarlo Cerrelli, vicepresidente dell’Unione Nazionale Giuristi Cattolici – però c’è da dire che la Gran Chambre della Corte di Strasburgo nel febbraio 2013 aveva emesso una sentenza in cui si ammetteva lo stepchild adoption. Una sentenza, però, non vincolante per il parlamento italiano, né per i giudici italiani».

FORZATURA DEI GIUDICI
Il giurista cattolico etichetta l’azione del tribunale di Roma come «ideologica». «Si sta percorrendo questa strada – osserva Cerrelli – perché in Parlamento non si apre la strada ai matrimoni e alle adozioni per le coppie omosessuali. E’ allora si segna questo tracciato artificioso, con la magistratura che accelera senza tener conto del buon senso. Perché quella sentenza, seppur legittima, non è nell’interesse del bambino, né della coppia».

PRECEDENTE PERICOLOSO
C’è un precedente sollevato proprio dal giurista nel novembre 2013, in riferimento al provvedimento del Tribunale per i minorenni di Bologna che confermò il decreto del giudice tutelare di Parma, già impugnato dalla Procura presso il Tribunale dei minori di Bologna, che ha, di fatto, permise l’affidamento temporaneo di una bimba di 3 anni a due omosessuali di mezza età.

ESCAMOTAGE BEN RIUSCITO
«Già allora dissi che tale affidamento poteva sembrare una tappa di un progetto pilota che tende a permettere, in modo surrettizio, l’adozione di minori da parte di nuclei di persone omosessuali nel nostro ordinamento ai sensi dell’art. 44 della legge n.184/1983, così come modificato dall’art. 25 della legge 149/2001. E la sentenza di oggi dimostra che non mi sbagliavo».

ATTO DI EGOISMO
Cerrelli sostiene che non nel dare il via libera all’adozione non ci si può nascondere dietro la foglia di fico «che si è guardato l’interesse del minore. Ma siamo certi – si domanda – che l’interesse del minore sia stare in una coppia dello stesso sesso? Quel bambino non potrà mai valutare la differenza tra i sessi. Pertanto quell’adozione è un atto di egoismo».

IL BENE DEL MINORE
L’adozione, prosegue il legale, serve per dare ad un bambino in stato di abbandono dei genitori. «In questo caso non lo è. Una delle due partner è andata all’estero e con una fecondazione etreologa, facendosi inseminare, ha voluto un figlio a tutti i costi. L’altra partner ha detto al tribunale di Roma, visto che stavano assieme da dieci anni, che nell’interesse del minore la cosa migliore era adottarlo. Ma il bene del minore non si deve valutare solo sulla base dell’affetto».

LE CONSEGUENZE SUL BAMBINO
Cerrelli evidenzia dei dati oggettivi di cui non si può non tener conto. «Non sappiamo le conseguenze da un punto di vista psicologico che possa avere l’adozione di una coppia dello stesso sesso. La capacità integrativa sessuale e psicologica è importante: il bambino o la bambina – conclude – vedrà solo un sesso, ma non si potrà confrontare con i due sessi che sono in natura».  

Tags:
adozioneeterologaideologia gender
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