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Dom Hélder Câmara, il vescovo “rosso” che ha anticipato papa Francesco

© Wikipedia
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Uno dei vescovi latinoamericani più amati, che fece suo l'impegno per una Chiesa povera e dei poveri

Moriva il 27 agosto di 15 anni fa dom Hélder Câmara, uno dei vescovi latinoamericani più amati, grazie alla sua passione per una Chiesa povera e dei poveri, alla sua attenzione per le persone e alla sua fede incarnata. Il ritratto di un pastore che può essere certamente considerato un precursore di papa Francesco, scrive Popoli (25 agosto), rivista dei Gesuiti, nel tracciare un ritratto di dom Helder. 

IL VESCOVO ROSSO
Nato nel 1909 e morto il 27 agosto 1999, aveva un’unica passione nella sua vita: aiutare concretamente le persone bisognose, dando il massimo impegno per rendere la Chiesa più fedele a quella di Gesù: «Una Chiesa povera per i poveri», diceva lui, anticipando di qualche anno il messaggio che oggi divulga quotidianamente Bergoglio.

Dom Helder veniva definito il vescovo "rosso" per una sua celebre frase: «Quando do da mangiare a un povero mi chiamano santo, ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora mi chiamano comunista».

IN PIAZZA TRA LA GENTE
Nel 1964 – anno del golpe che instaura il regime militare in Brasile – Câmara viene nominato arcivescovo di Recife, capitale del Pernambuco, nel Nord-Est, la regione più povera del Paese. Il giorno dell’ingresso ufficiale, il nuovo arcivescovo non vuole essere accolto dentro la cattedrale, ma sulla piazza, in mezzo alla gente. Negli anni successivi l’impegno di dom Hélder a servizio dei più deboli continuerà senza sosta, con prese di posizione coraggiose che lo renderanno famoso in tutto il mondo. Una frase riassume efficacemente il senso profondamente evangelico delle sue battaglie: «La rivoluzione sociale di cui il mondo ha bisogno non è un colpo di Stato, non è una guerra. È una trasformazione profonda e radicale che suppone Grazia divina».

SOBRIO COME FRANCESCO
Un altro tratto che accomuna decisamente l’attuale Papa e il «vescovo rosso» è lo stile di sobrietà estrema e la distanza siderale da quella mondanità che Bergoglio non smette di indicare come uno dei mali della Chiesa attuale. Oggi fa colpo la decisione di Francesco di vivere in un modesto alloggio a Santa Marta, rinunciando al tradizionale appartamento pontificio. Ma dom Câmara aveva fatto lo stesso, anni prima, decidendo di prendere dimora in due modesti locali adiacenti alla Igreja das Fronteiras.

ALLA RADICE DELLE DISEGUAGLIANZE
Dice Gerolamo Fazzini, autore del reportage, a Radio Vaticana (25 agosto) che Camara andava molto alla radice delle disuguaglianze, «cioè si interessava del povero concreto ma chiedeva anche di farsi carico delle ragioni delle disuguaglianze, delle povertà, e lo stesso fa Papa Francesco. È chiaro che questo atteggiamento può infastidire chi, invece, vorrebbe mantenere lo status quo, quindi, un’attenzione al povero ma solo e semplicemente in chiave assistenziale e non una messa in discussione di un sistema più globale di alcune regole non scritte che poi però – lo sappiamo – creano le ingiustizie». 

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