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Condividere la vita per capire il senso della vita

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Aleteia - pubblicato il 27/08/14

L'esperienza della carità alle periferie dell'umano: la testimonianza di un seminarista della Fraternità San Carlo Borromeo

Missionari alle periferie dell’esistenza. Si potrebbero definire così i sacerdoti e i seminaristi della Fraternità San Carlo Borromeo. Scaturita dal carisma di Don Giussani, è stata fondata nel 1985 da Don Massimo Camisasca e riconosciuta come Società di vita apostolica di diritto pontificio da Giovanni Paolo II nel 1999. Una realtà che oggi è diffusa in tutto il mondo: dall’America a Taipei, dall’Africa a Budapest ad Asunciòn, passando ovviamente per l’Italia.

Al Meeting di Rimini si possono incontrare i loro volti sorridenti, testimoni di qualcosa di straordinario che ha investito la loro vita: Gesù Cristo. Ed è proprio questa la loro missione, portare la presenza di Dio in mezzo agli uomini, in tutto il mondo, in tutti gli ambienti: scuole, ospedali, parrocchie, villaggi sperduti, grandi metropoli, case per anziani…

La caritativa
Ed è proprio da un ospizio che arriva la testimonianza toccante di un seminarista, Pietro, riportata sull’ultimo numero di “Fraternità e Missione”*. Ogni sabato lui e un suo compagno di seminario si recano a “Villa delle Magnolie” una casa di riposo per anziani nel quartiere della Magliana, Roma. Lì fanno la “caritativa”, una modalità di condivisione della vita con chi è perennemente nel bisogno.

I due giovani seminaristi passano qualche ora del loro tempo libero ad ascoltare gli anziani e a scherzare con loro: “Ci raccontano della mensa che non va, della Roma che vince o che perde, di Papa Francesco che è molto bravo ma anche della loro vita e dei loro figli. Qualcuno ci racconta le sue fatiche e i suoi drammi più profondi.”

La preghiera con Sandro
Un giorno vanno da Sandro, un ragazzo in carrozzina a cui, pochi istanti prima, era venuto a mancare il padre. “Mi è venuto spontaneo proporgli di pregare con lui l’Eterno riposo e di parlargli del Paradiso.” scrive Pietro “Quella volta ho capito che condividere me stesso arriva fino al punto di affermare la mia speranza di fronte alla morte.” E da quel momento in avanti hanno iniziato a pregare più spesso tutti insieme.

Ha ricominciato a dire il rosario
“Ti accorgi che delle loro sofferenze soffri anche tu e che proporgli di offrirle alla Madonna è quanto di più vero si possa fare.” Un giorno poi incontrano una signora costretta a restare a letto, che si lamentava per i dolori della malattia. “Le abbiamo proposto di offrire la sua sofferenza a Maria, dicendole che anche lei aveva sofferto molto. La signora, con occhi nuovamente luminosi, ha incominciato a dire il rosario.”

Amare ed essere amati
Ma qual è il senso più profondo di questo gesto? “In caritativa” racconta Pietro “capisci concretamente che sei stato creato per amare ed essere amato. Quando un anziano inizia a raccontare donandoti un po’ di sé e tu lo ricambi con la tua attenzione, capisci che hai bisogno di accogliere per essere te stesso. E’ bello ricevere ringraziare, ma è ancora più bello assomigliare sempre di più a Colui che dà”

*La testimonianza è tratta dallo speciale Meeting di “Fraternità e Missione”, pag. 3

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