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Com’è triste il poliamore, le ridicole profezie di Attali

Columbia Pictures Corporation - Frankovich Productions
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“Il problema, caro Jacques, è il cuore dell’uomo”

Certo, questo tipo di amore che va oltre la delusione, e anzi proprio nel momento della disillusione – il principe dopo averla salvata si piazza sul divano in ciabatte, la principessa dopo il salvataggio non è più tanto bisognosa, e comincia a rompere (lui si sposa sperando che lei non cambi mai, lei si sposa sperando di cambiarlo) – non è più spontaneo ma diventa frutto di una decisione, e a volte è anche un po’ preterintenzionale, questo tipo di amore è una scelta. “Nella libertà moderna si rivendica il diritto di non scegliere”, ma questa è un’illusione, caro Attali. Non è vero che non scegli. Scegliendo il poliamore dici di no alla lealtà, al sapere di poter contare su qualcuno qualunque cosa succeda, al gioco di squadra – perché una famiglia lo è – a un’alleanza con qualcuno che ha visto il peggio di te e ti tiene lo stesso. Dici di no alla profondità, a un livello di amore che ti sarà sempre precluso, e che è quello che il tuo cuore desidera. Ecco, “a che titolo si dovrebbero avere due case e due cellulari, e non più amori”, è esattamente per questo. Per la tua vera e profonda felicità.

Lo sappiamo che non è facile. Lo sappiamo che succede di innamorarsi di un’altra, di un altro. È più strano se non succede, a dire la verità, e può anche darsi che sembri, a volte persino che sia, la persona perfetta. Ma sempre ci si trova di fronte a una scelta (e la capacità di scelta è quello che ci fa uomini, “Dio ama la nostra libertà più della nostra stessa salvezza”, diceva don Giussani): continuare a costruire la cattedrale di un rapporto per sempre, o buttarla giù con una bomba, incuranti del dolore dell’altro, e soprattutto dei figli? E siamo sicuri che buttando la bomba stiamo esercitando la nostra vera libertà? O non è piuttosto quella che il sociologo Michel Maffesoli in un’altra intervista a Rep. chiama la “dittatura del desiderio”? Perché la libertà di scappare via è solo illusoria: «Dopo aver promosso la libertà durante l’epoca moderna», osserva Maffesoli, «nell’attuale postmodernità si sviluppa invece la dipendenza. L’amore è dipendenza. È l’altro che mi crea, e mi distrugge». Questo amore dipendente tra l’altro mi sembra così poco virile, così da femminucce, caro Jacques ( io non potrei mai innamorarmi di t
e), così poco da vero uomo capace di dare la vita anche contro il gusto e il piacere e la voglia.

Il punto centrale del ragionamento di Attali, gratta gratta, è che l’altro delude le nostre aspettative. Per questo purtroppo c’è una sola ricetta, e non credo che il banchiere voglia prenderla, la medicina. Accettare di essere brutte persone. Noi, esattamente come quella che abbiamo al fianco. Accettare di essere un mistero a noi stessi. Un miscuglio di male e peccato (si potrà dire, questa parola, nella terra dei lumi, del buon selvaggio, e nei templi della finanza?), che nonostante tutto sono amate straordinariamente totalmente e fino alla morte da Dio, e che da questo amore abbondante esagerato sfacciato e godurioso prendono quello che serve per amare la persona che hanno vicino. Noi cristiani lo possiamo dire serenamente, che sappiamo di essere brutte persone, perché l’unico buono è un Altro, e questa per me è l’unica risposta possibile allo sgretolamento dell’indissolubilità del matrimonio borghese. Rimanere al proprio posto perché c’è uno che ci ha promesso che starà con noi.
attali
Ma anche per chi non è cristiano, il matrimonio stabile è profondamente ragionevole, e d’altra parte Papa Benedetto XVI ce lo ha ricordato in tutti i modi, e non solo a Ratisbona, che “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. È ragionevole perché, si è detto, è quello che profondamente vogliamo (anche chi sta con una persona da tre giorni si racconta che quell’amore durerà per sempre, e in qualche modo confuso lo desidera). Ma è ragionevole anche perché è quello di cui hanno disperato e profondo bisogno i figli. Attali a quanto mi risulta non ne ha, ed è per questo che può sparare cose insensate come queste: i bambini cresceranno in famiglie composte da «vari padri e varie madri o solo padri e solo madri, tutti ugualmente legittimi», e «saranno felici di avere più famiglie e vivranno in un luogo fisso dove i genitori si avvicenderanno». Tu puoi dirmi che i genitori lo faranno, e va bene. Ma che i bambini saranno felici no, non ti è permesso di dirlo. Non sai quello che stai dicendo. Non conosci, o fingi di non conoscere, il cuore dei bambini, che hanno bisogno dell’amore tra i loro genitori più che dell’aria. Per loro è un dolore indicibile sapere che l’amore da cui sono venuti non esiste più, è come una messa in dubbio della loro esistenza: fino a che non saranno adulti dipendono totalmente da questo sguardo fra i genitori che è per loro quasi il permesso di esistere.

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