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«Fa’ silenzio, càlmati!»

Catholic Church England

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 22/08/14

L’equivalenza ecclesiastica, storicamente fondata, tra cristianesimo e Occidente, vale dunque unicamente per la chiesa latina, la quale è ben lungi dall’identificare in sé l’intero mistero della Chiesa Cattolica, in cui sussiste – secondo le parole della Costituzione Dogmatica Lumen Gentium –

l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15) 15.

Ma tutto questo ci porta un po’ fuori dal nostro argomento, rientriamo dunque nel seminato. Com’è che si fa carico a Francesco, e in forma di forte biasimo, di un “merito” che, semmai, va attribuito a Benedetto XVI? Ed è stato un colpo di testa, quello di Benedetto, quanto al “Patriarcato d’Occidente”? La questione non può essere qui dibattuta, ma nessuno avrà scordato la grande lezione che nel 2004 l’ancora cardinal Ratzinger diede ad Ernesto Galli Della Loggia, il quale cercava di trascinare il porporato tedesco su posizioni che si direbbero “teocon”. Vale la pena richiamarne un assaggio:

La Chiesa sostanzialmente non può riconoscersi nella categoria “occidente”. Sarebbe sbagliato storicamente, empiricamente, ideologicamente.
Storicamente, sappiamo che il cristianesimo è nato nell’incrocio di Europa, Asia e Africa, e questo indica anche qualcosa della sua essenza interna. È nato in un incontro delle culture come capacità, possibilità e sfida di una sintesi delle culture e come possibilità di trascendere le culture in qualcosa che è l’essere umano come tale e che precede e trascende le culture. Ai suoi inizi, l’espansione del cristianesimo andava ugualmente a oriente, verso Cina, India, Persia, Arabia, e a occidente. Purtroppo, dopo la nascita dell’islam gran parte di questa cristianità orientale è scomparsa. Ma non del tutto, perché esistono elementi di queste cristianità storiche che testimoniano la sua universalità, e anche la cristianità europea si divide in occidentale e orientale. Quindi l’estensione della Chiesa riferita alla nostra cultura è molto grande e si dettaglia in diverse culture.
Empiricamente, non solo abbiamo questa grande eredità storica, ma il cristianesimo è presente, con minoranze di forza spirituale riconosciuta, in tutti i continenti. Sempre più l’asse della cristianità si sposta verso i nuovi continenti, verso Africa, Asia, America latina. L’Europa è ancora una fonte essenziale per lo sviluppo del cristianesimo, tuttavia comincia a emarginarsi proprio con la discussione sulla sua identità.
Teologicamente, perché la Chiesa, per sua essenza, dovrebbe trascendere le culture, essere il fatto che non è legato a una cultura determinata ma aiuta l’esodo dal carcere di una cultura e la comunicazione delle culture. È quanto gli Atti degli Apostoli dicono sul giorno di Pentecoste, sulla presenza di tutte le culture conosciute e di tutte le lingue. È come la carta costituzionale che indica come dovrebbe essere l’essenza di una Chiesa che parla in tutte le lingue, abbraccia, unisce le culture e allo stesso tempo ne rispetta le diverse ricchezze. Non è un comportamento politico dettato dal bisogno di non perdere la simpatia per la Chiesa in Africa, Asia o America latina, ma è un comportamento teologico. La Chiesa non può riconoscersi semplicemente come occidente, ma deve sempre di nuovo trascendere la sua definizione occidentale e estendersi realmente verso l’universalità, soprattutto trascendendo se stessa verso il divino, che è l’unica realtà che può creare una comunicazione delle culture. È vero, a volte la Chiesa si comporta in modo politico, ma è anche giusto che avvenga 16.

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guerra giustairaqpapa francesco
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