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«Fa’ silenzio, càlmati!»

Catholic Church England

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 22/08/14


casus nella sofferenza di molte altre membra del corpo di Cristo, ossia i cristiani iracheni perseguitati dall’ISIS e costretti all’esodo. Proprio in seguito alla conferenza stampa rilasciata dal Santo Padre sul volo di ritorno da Seoul a Roma, l’altro ieri, Socci ha dato corso, sulla carta di Libero, alla sua vena più amara:
Prima, per settimane, un’evidente reticenza, quasi imbarazzo a parlarne. Perfino l’iniziativa di preghiera della Cei del 15 agosto scorso è stata passata sotto silenzio dal Papa che evidentemente ha in antipatia la Chiesa italiana. Ora, finalmente, dopo una ventina di giorni di massacri di uomini, donne e bambini, e dopo mille pressioni (anzitutto da parte dei vescovi di quella terra e dei diplomatici vaticani), papa Bergoglio si è deciso a pronunciare la fatidiche parole, sia pure in modo assai felpato: “è lecito fermare l’aggressore ingiusto”.

A questo duro J’accuse Socci era arrivato dopo aver commemorato la franca parresia di Caterina da Siena davanti al Papa e alla sua corte – è triste pensare che egli ardisca evidentemente di doverla emulare davanti a un novello Gregorio XI (o magari a un Leone X?) – e dopo aver lamentato come il servilismo dominante impedisca che uomini liberi (come lui, evidentemente) ardiscano di prendere criticamente la parola nel consesso ecclesiale.

In un dolente amarcord richiama e converso le lettere adamantine con cui Giovanni Paolo II appoggiò la necessità di un intervento in Iraq…

Ma non c’è più Giovanni Paolo II e purtroppo nemmeno Benedetto XVI.

È difficile riconoscere nell’autore di queste parole l’ansiosa vedetta che annuncia al mondo i risvolti apocalittici di una chiesa con due Papi, ed è altrettanto difficile riconoscere nella romantica nostalgia per le dichiarazioni sprezzanti del pericolo il coinvolgente apologeta della causa di Pio XII (e dell’utilità fattiva del suo silenzio di copertura)2. Irriconoscibile, poi, è la penna di chi, in quello stesso articolo (di pochi mesi fa), promuoveva la benedettiana ermeneutica della continuità contro le letture discontinue del passaggio Pio XII-Giovanni XXIII3: si direbbe “una continuità a senso unico”, quella che presiede alle letture di Socci, ma non so quanto Gadamer troverebbe virtuoso un simile circolo ermeneutico.

E difatti la lettura dei fatti offerta da Socci risulta gravemente parziale, financo monca e sfigurata. Qualcosa del genere ha già detto mons. Toso:

Ha precisato [il Papa,  n.d.r.] che l’ingiusto aggressore va fermato e ha fatto capire che il come ciò possa avvenire deve essere deciso non tanto da un solo Stato, quanto piuttosto dalla comunità internazionale. In sostanza, il Pontefice si è posto non solo nel solco della più recente Dottrina sociale della Chiesa, ma anche della comunità internazionale. Per risolvere i conflitti e le aggressioni ingiuste, è indispensabile riferirsi a regole comuni, rinunciando definitivamente all’idea di ricercare la giustizia mediante il ricorso alla guerra, muovendosi solitariamente e isolatamente. La Carta delle Nazioni Unite ha interdetto, lo sappiamo bene, non solo il ricorso alla guerra ma anche la sola minaccia di essa. Occorre, in sostanza, imboccare vie alternative: va cioè coltivata la multilateralità come via che offre maggiori garanzie di giustizia, anche nel caso che si debba attuare il principio di responsabilità di proteggere etnie e gruppi che sono minacciati di morte, come sta avvenendo in Iraq, da gruppi terroristici 4.

Ma l’ha già detto, Socci: c’è tanto servilismo, in giro, tanta adulazione. Se non risparmia il Papa, che fiducia pregiudiziale dovrebbe avere per il Segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace?

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Tags:
guerra giustairaqpapa francesco
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