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La natalità come salvaguardia della libertà

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Quello contro la famiglia è l’atteggiamento di tutte le tipologie di totalitarismo

Il rifiuto della nascita
La separazione che preclude ogni comunicazione vitale, pertanto, è sempre pretotalitaria. Grazie alle nuove tecnologie della riproduzione il processo di estraniazione dalla realtà acquisisce un inaudito potenziale di invasività: penetra in interiore homines, giunge ad intaccare le strutture più intime della natura umana attraverso la manipolazione delle sue invarianti biologiche.

Di più: va a scalfire con inusitata violenza lo scrigno che per la Arendt custodisce la fonte stessa della libertà umana: la nascita. L’essenza dell’ideologia, ricorda sempre la Arendt, sta proprio nel rifiuto della natalità.
Viene negato cioè il presupposto stesso della libertà, « che si identifica con la nascita degli uomini, col fatto che ciascuno di essi è un nuovo inizio, comincia, in un certo senso, il mondo da capo ». Occorre eliminare non soltanto la libertà, ma la sua stessa fonte, «che è data con la nascita dell’uomo e risiede nella sua capacità di compiere un nuovo inizio ». (3)

Venendo al mondo, ogni persona non è soltanto un nuovo inizio: è dotata della corrispondente capacità di agire, di dare impulso cioè a nuovi inizi. Agire equivale a prendere un’iniziativa, a iniziare qualcosa di imprevedibile ed inatteso che, come la nascita, non doveva avvenire di necessità né doveva necessariamente realizzarsi in quel modo.
Con la nascita viene all’esistenza un mondo nuovo. Si produce la vera, radicale novità di una realtà indipendente dal sistema dell’ideologia: un organismo inassimilabile a un prodotto artificiale. Con la nascita entriamo a far parte di una storia, di cui costituiamo un nuovo capitolo. Non siamo la semplice la ri-produzione di un elemento tipico, invariabile. Ogni nuovo nato non è il pezzo x, tipificato, seralizzato e riassemblato per l’ennesima volta secondo la stessa matrice.

Nella nascita, scriveva in largo anticipo sulla Arendt la geniale penna di Chesterton, si danno appuntamento rinnovamento e gioia, libertà e creatività. Essa è al tempo stesso « simbolo e sacramento della libertà personale » (4) e ricapitolazione dell’esistente: « Il fascino dei bambini consiste nel fatto che per ognuno di loro ricomincia tutto dal principio e l’universo viene di nuovo messo sotto processo ». (5)
Reca con sé, la vibrante vitalità dei bambini, l’emozione virginale e la gioia della scoperta, lo slancio e la freschezza di un nuovo inizio. Annuncio, stupefazione e mistero: è l’invincibile riaffermazione della forza creatrice su tutto quel che concorre ad incupire la condizione umana.

Ogni bambino è « qualcosa che i suoi genitori hanno scelto liberamente di procreare e che liberamente concordano di proteggere » ed è « nato senza l’intervento di padroni e signori. È una creazione e un contributo, il loro contributo alla creazione ». (6)

La « vergogna prometeica » dell’homo faber
La nostra, si dice da più parti, è un’era post-ideologica. Sono tramontate le « grandi narrazioni ». Questo deve confortarci?

Si ricordi che il totalitarismo non richiede la convinta adesione dei propri sostenitori: il tiranno, in esso, rappresenta un antico retaggio, e il militante, allo stesso modo, è al massimo una superflua e momentanea necessità. Anche l’ideologia, al limite, può evitare di presentarsi coi crismi della dottrina ufficiale.
Forse davvero, come osserva Fabrice Hadjadj, la mentalità efficientistica del produttivismo basta e avanza a realizzare il totalitarismo perfetto: « il suddito del regime totalitario non deve essere nato; sfuggirebbe, così, alla propria completa totalizzazione. &Egra
ve; necessario, dunque, che egli sia prodotto ». (7) In fondo non è sufficiente che ogni nuova vita sia vista non più come 

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