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Tre punti di riferimento ideali per tenere la giusta rotta

© YASUYOSHI CHIBA / AFP
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Un volume con i commenti di Papa Francesco sugli elementi costitutivi della vita

Nella collana «Principio y Fundamento» delle «Ediciones Mensajero» di Bilbao, Papa Francescoriprendendo un testo edito a Buenos Aires, pubblica «Reflexiones espirituales sobre la vida apostólica», riflessioni che usciranno presto anche in italiano.
Si tratta, soprattutto, di meditazioni che prendono lo spunto dal commento agli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, spiega Claudio Magris in un articolo apparso sul Corriere della Sera (20 agosto). Il Papa va al fondo degli elementi costitutivi della fede, ma prima ancora della vita, quali la colpa, la misericordia, il desiderio, la magnanimità e la meschinità, la conoscenza e la torbida accusa di sé stessi, il dubbio e l’incertezza, l’amore, la forza d’animo e la grazia.
 
Questo libro inizia con una pagina che contiene tre citazioni, tre frasi di altri scrittori, cui l’autore sembra affidare le sue parole; tre ideali punti di riferimento o costellazioni cui guardare per tenere la giusta rotta nella propria navigazione.
 
La prima è il passo di un padre gesuita, Alonso de Barzana, che dice il desiderio di dividersi in due, in tre, in mille per poter stare con tutte le persone amate nei più diversi Paesi della terra.

La seconda è la quartina di una poesia occitanica di Nino Costa — probabile omaggio alla propria origine e ai propri genitori e nonni, cui è dedicato il libro — che parla della malinconia di un paesaggio, della silenziosa fatica del lavoro e di una tomba in un cimitero straniero, con l’ardimento del canto popolare che accosta le cose vicine e lontane.

La terza citazione — collocata significativamente nel mezzo della pagina — il colpo di genio. Due righe, due versi: «L’ultimo pezzo alle montagne/che lo fioriscano di rose e fior». Due versi della canzone alpina «Il capitan de la compagnia, che l’è ferito e sta per morir» e chiama i suoi alpini perché, dopo morto, taglino il suo corpo in cinque pezzi dandone uno alla patria (al re, diceva la versione originale), uno alla compagnia, uno alla mamma che si ricordi del suo
figliol, uno alla sua bella che si ricordi del primo amor e l’ultimo alle montagne che lo fioriscano di rose e fior.
Il testo fondamentale di un grande santo e grande figura storica e il suo commento scritto da un Papa vengono affidati alla superiore verità umana di una canzone che parla, con una semplicità ignara e non bisognosa di letteratura, di amore e amicizia. Insomma, pane e vino, nella comunione come all’osteria con gli amici. 
Forse questo Pontefice — che, fedele al monito evangelico di essere semplici come colombe e astuti come serpenti, sta cambiando la Chiesa con un’aria tranquilla da normalità quotidiana che disarma sul nascere ogni reazione — sta pure reinsegnando agli uomini a pregare
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