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Gli ultimi martiri del virus Ebola

European Commission’s Humanitarian Aid and Civil Protection department

Aleteia - pubblicato il 20/08/14

Dopo la morte degli ultimi religiosi in Liberia non si contano più frati ospedalieri

E’ questa la verità: i frati e le suore sapevano di rischiare la vita, non erano ingenui. Ma hanno scelto di stare da cristiani ai piedi della Croce, fedeli al voto dell’Ordine dei Frati ospedalieri di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) e al carisma della cura dei pazienti. Quando si è diffuso il virus Ebola, tutti gli ospedali liberiani hanno chiuso perché il personale aveva paura di contrarre la malattia; noi abbiamo continuato ad accogliere chi lamentava febbre e diarrea, possibili sintomi dell’ebola». Sono le parole commosse del frateo spedaliere Pascal Ahodegnon riportate da Famiglia Cristiana il 12 agosto. Lui è tornato a Roma dalla Liberia, insieme alla salma di un suo confratello, fra Georges Combey, 47 anni, morto l’11 agosto. «Frequentava Farmacia e come studente avrebbe potuto non seguire i pazienti. Invece piombava in reparto non appena finiva l’università». 

Con la sua morte, non rimangono più frati ospedalieri in Liberia. 

Suor Chantal la madre di tutti
All’ospedale di Monrovia prestavano servizio anche le Missionarie dell’Immacolata Concezione come infermiere. Erano in 4 e tutte sono state contagiate: il 9 agosto è morta la congolese suor Chantal Pascaline di 48 anni. Era conosciuta per il suo sorriso con cui dava coraggio agli ammalati. «Voglio essere la madre di tutti», ripeteva spesso.

Il bilancio del virus
Continua, intanto, a crescere il bilancio dell’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Tra il 14 e il 16 agosto 2014, un totale di 113 nuovi casi (confermati o sospetti) e 84 decessi sono stati segnalati in GuineaLiberiaNigeria e Sierra Leone. Lo ha annunciato il 19 agosto l’Oms. Dallo scoppio dell’epidemia nei 4 Paesi colpiti si contano 1.229 decessi su un totale di 2.240 casi. L’Oms ha aggiornato il suo bilancio, spiegando che i casi segnalati tra Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone sono 2.240.

La preghiera del papa
Anche Papa Francesco all’Angelus di domenica 10 agosto ha invitato a pregare «per le vittime del virus e per quanti stanno lottando per fermarlo». 

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