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Il cuore del Meeting? Quel che accade nel mondo

© lyonora
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Le parole di Giorgio Vittadini sul centro della kermesse: testimoni che cercano la pace, gente da cui imparare

Riproponiamo il testo dell’intervista a Giorgio Vittadini pubblicata il 19 agosto sul quotidiano "La Repubblica" e ripresa dal sito ufficiale del Meeting di Rimini.

«Renzi non viene al nostro raduno? Noi facciamo il tifo per il suo governo», giura il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà Giorgio Vittadini. Ecco il Meeting che non ti aspetti. O forse sì, visto l’irrinunciabile afflato governativo di Cl. Anche se il premier diserterà ostentatamente l’evento.

Vittadini, Renzi vi ha dato buca.
«L’abbiamo invitato volentieri, era doveroso. Capiamo che in una situazione così difficile non venga, ma non leva niente alle testimonianze del Meeting». 

Magari diserta a causa dei recenti scandali di alcuni ciellini. Penso a Formigoni, ad esempio.
«Questo bisogna chiederlo a Renzi, non a noi. Non ci sembra proprio, comunque, e non ci interessa. Mi sembra gossip».

E se il premier cambiasse idea e partecipasse?
«Figuriamoci, per noi è sempre ben accetto: se vuole, tanto di guadagnato. Avremo personalità dell’economia e ministri».

Non Renzi, che invece va dagli scout. Siete gelosi?
«Non scherziamo. Non guardiamo certo dove va un premier, sarebbe una scelta di bassissimo profilo.
Sono gelosie e cattiverie che non stanno in piedi. E poi il Meeting in questi anni è stato coerente: da Monti a Letta, sempre attento alla richiesta di governabilità».

Renzi si sta muovendo bene?
«Sì. Naturalmente la crisi non si fronteggia in un giorno. Che abbia il tempo che serve».

Fate il tifo per questo esecutivo, insomma?
«È impegnato anche per le riforme istituzionali: guardiamo con speranza alla sua azione. Facciamo il tifo affinché Renzi riesca nell’impresa, sarebbe una tragedia se fallisse».

Eppure esiste un’ala antigovernativa, tra voi.
«E che facciamo, ci mettiamo a fare i dispettucci al governo? Poi, certo, essendo un mondo e un popolo c’è un dibattito vivacissimo: un po’ stanno di qua, un po’ di là».

Insomma, siete governativi. Come sempre.
«Da sempre. Ci hanno accusato di essere montiani, lettiani…».

E berlusconiani, soprattutto. Una parabola conclusa?
«Nel 2008 – parlo a titolo personale – l’ho votato. Speravo in una rivoluzione liberale: ha fallito. È un giudizio storico».

Ora lei parla da renziano: l’ha votato alle Europee?
«Se riuscirà, sarà un bene. Diamo credito al governo e aspettiamo»

Il nuovo Papa ha stravolto gli equilibri del mondo cattolico. Anche per questo siete più ombra?
«Guardi, noi siamo entusiasti di questo Papa. Ha rimesso al centro Cristo. E poi scusi, noi non vogliamo certo che lui segua noi: siamo noi che seguiamo lui!».

Bergoglio denuncia il rapporto troppo stretto col potere. Voi, in passato, siete stati collaterali ai governi.
«Senta, due anni fa Carròn – che guida Cl – disse: abbiamo dato dei pretesti. Ecco, magari con il Meeting abbiamo commesso degli errori. Se sbagliamo, impariamo».

Questo Meeting rischia di essere poco centrale.
«Noi comunque portiamo avanti la nostra identità. In passato ci sono stati meeting con attenzione mediatica, altri meno. Ce ne siamo sempre fregati».

Quale sarà il cuore del raduno?
«Sarà il racconto di quel che accade nel mondo: con il primate nigeriano, il vescovo iracheno, l’archeologo siriano, padre Pizzaballa, il filosofo Filonenko, il costituzionalista Weiler… Testimoni che cercano un orizzonte di pace. E ci sarà anche la mostra su Jannacci e Guareschi: misero al centro personaggi periferici, dal barbone agli zingari. Gente che non cerca il potere, ma dalla quale imparare. È questo il cuore del Meeting»

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