Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Aleteia

C’è Misericordia anche per il congiunto (o compagno) di un omosessuale?

© Public Domain
Condividi

La Chiesa accoglie il dolore della persone pur riconoscendo che il legame non è sponsale

Esiste, secondo la Chiesa, un diritto al conforto e alla consolazione per le persone omosessuali? Ha fatto discutere quello che è avvenuto sull’Argentario, in Toscana, dove in una parrocchia di Porto Santo Stefano si è celebrato il funerale di un uomo morto tragicamente di infarto. Durante l’omelia, come riportato da La Repubblica (15 agosto), il prete, don Sandro Lusini, ha pronunciato parole semplici, ma che non sono passate inosservate: "Preghiamo anche per Emanuele, compagno di Francesco".

"Don Sandro – ha detto Emanuele – che mi conosce bene perché da Genova in estate andavamo sempre a trascorrere qualche giorno dai parenti di Francesco, ha citato anche me assieme ai famigliari all’inizio della cerimonia", : "Sentire pronunciare il mio nome è stato ottenere un riconoscimento non personale, ma per entrambi, per la storia mia e di Francesco". Il parroco, dal canto suo, ha spiegato così il suo gesto: "Credo che, a prescindere da qualsiasi categoria, i legami affettivi vadano riconosciuti. Per questo ho citato Emanuele in chiesa".

«Prima di tutto – ha precisato ad Aleteia don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Nazionale Cei per la Pastorale della famiglia – il dolore è qualcosa di sacro, sopratutto nei confronti di una persona con cui c’è un legame affettivo. In questo caso non parliamo di un affetto sponsale, ma ciò non toglie che ci siano legami affettivi tra persone omosessuali. Il sacerdote ha rispettato quel legame, pur riconoscendolo non sponsale».

Don Paolo evidenzia che durante un funerale spesso capita che il parroco nomini gli amici del defunto, i familiari, le persone più legate a lui, come per confortarli. «E questo è uno di quei casi poiché Emanuele e Francesco era molto conosciuti. Anche don Sandro li conosceva da tempo». 

«La Chiesa – afferma il direttore dell’Ufficio per la Pastorale della famiglia – nel momento in cui celebra il passaggio al cielo di una persona, deve avere sempre un tono carico di Misericordia nei confronti dei congiunti e delle persone vicine al defunto perché sono addolorate e stanno percependo il distacco terreno dalla persona cara».  

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni