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Non lasciateci soli

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Il cardinale Filoni tra le popolazioni perseguitate dell’Iraq

Nuovo appello alla comunità internazionale

Baghdad, 18 agosto. «Fate presto» e «non ci lasciate soli»: sono le più ricorrenti e drammatiche invocazioni che il cardinale Fernando Filoni, inviato personale del Papa, ha raccolto tra la popolazione irachena — cristiani e minoranza yazida — da settimane vittima di una feroce persecuzione da parte delle milizie fondamentaliste dello “Stato islamico”.

A questa gente, costretta con la forza ad abbandonare le proprie terre, il prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ha portato un segno tangibile della solidarietà del Pontefice e della Chiesa universale, che in queste ore si è espressa anche nella preghiera e nella vicinanza spirituale. In particolare, come riferisce un comunicato della Chiesa caldea, il porporato — accompagnato dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako, dal nunzio apostolico Giorgio Lingua e dai vescovi locali — ha incontrato le autorità politiche della regione autonoma del Kurdistan e ha visitato i rifugiati, soprattutto cristiani e yazidi, nelle province di Duhok ed Erbil. Secondo alcune stime citate dall’agenzia Fides, i cristiani rifugiati in varie parti del Paese sono oltre 100.000, su circa un milione di sfollati. Attualmente in Ankawa, quartiere cristiano di Erbil, ci sono 23 campi di rifugiati dove sono accolte non meno di 20.000 persone, mentre altre famiglie si trovano ospitate in case private o in alloggi di fortuna.

Il cardinale Filoni ha ascoltato numerose testimonianze e visto di persona le tragedie e le sofferenze di tante famiglie che hanno lasciato i propri villaggi, le proprie case e proprietà, soprattutto a Mossul, nella Piana di Ninive e in Sinjar. Un dramma, questo, che ha spinto il patriarca Sako a rivolgere un nuovo appello alla comunità internazionale e in particolare ai Paesi e alle Organizzazioni internazionali che hanno maggiore responsabilità morale. Tre le richieste più urgenti: «intervenire immediatamente portando aiuti di prima necessità: acqua, cibo medicinali, servizi sanitari»; «liberare i villaggi e i luoghi occupati il più presto possibile e in modo stabile», perché «non bisogna lasciar morire la speranza delle popolazioni»; «assicurare una protezione internazionale a questi villaggi per incoraggiare le famiglie a rientrare nelle loro case e continuare la loro vita normale in sicurezza e pace». Infatti, si legge nella nota, «più volte la gente ci ha gridato: aiutateci a ritornare a vivere!».

L’attenzione del cardinale Filoni non è rivolta ai soli cristiani. Il porporato ha espresso infatti la solidarietà concreta del Papa anche alla comunità yazida, rifugiata nel Kurdistan. Incontrando alcuni rappresentati, ha ascoltato le loro drammatiche testimonianze: «Supplicano che il Santo Padre come pure i responsabili delle Nazioni — riferisce il cardinale — mettano fine al “genocidio”, come essi dicono, del loro popolo». Questo il loro racconto: «Siamo stati violati nella nostra dignità, umiliati come uomini, distrutti come comunità. Non abbiamo più le nostre donne, le nostre madri e le nostre figlie. Che cosa ci resta ancora qui?”». Con accoratissimi appelli, chiedono di non essere dimenticati. «In effetti — è il commento del cardinale Filoni — le loro voci sono strazianti e creano un’atmosfera di terribile tragedia. Assicuro che il Papa non difende solo i cristiani ma anche tutte le minoranze violate nei loro diritti dai terroristi e che riferirò le loro voci e il loro grido. Riferisco anche le parole del presidente della regione autonoma del Kurdistan quando affermava: “In questo Paese o viviamo tutti insieme o moriremo tutti insieme”».

Qui l'originale
 

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