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Corea, un milione per il Papa Francesco beatifica 124 martiri

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In un tweet: "I martiri ci insegnano che le ricchezze, il prestigio e l'onore hanno poca importanza"

Un milione per gli organizzatori locali, circa 800mila per il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, certo una folla sterminata si e’ riversata questa mattina nella grande area della Porta di Gwanghwamun, a Seul per la beatificazione di un secondo gruppo di martiri coreani. "La chiesa cattolica in Corea ha gia’ 103 santi martiri (canonizzati da Giovanni Paolo II nel 1984) e oltre a questi, con la beatificazione di oggi, ha anche 124 beati", ha commentato il cardinale Andrew Yeom Soo-jung, arcivescovo di Seul ricordando che la zona attorno a Gwanghwamun "e’ il sito storico dove sono stati martirizzati i numerosi antenati della nostra fede. In essa si situavano inoltre anche i dicasteri principali della dinastia di Chosun".
 
"La Chiesa Cattolica in Corea – ha spiegato il cardinale Yeom Soo-jung – e’ cresciuta sul sangue dei martiri e si e’ dimostrata un buon esempio per la societa’ coreana promuovendo la giustizia e i diritti umani". L’auspicio del primate coreano e’ dunque che la beatificazione di oggi sia "occasione di sollecito per realizzare la concordia e l’unita’ non solo dei cattolici coreani ma anche del popolo coreano e di tutti gli altri popoli asiatici, attraverso lo scambio della fraternita’ universale". "La Chiesa coreana – ha assicurato il porporato – cerchera’ sempre di essere la luce e il sale per l’evangelizzazione del mondo, e di essere inoltre una chiesa che serve i poveri, gli oppressi e gli emarginati facendo sentire loro la gioia del Vangelo".

Prima della mega-celebrazione, Francesco ha visitato il luogo delle esecuzioni capitali dell’800: il santuario dei martiri di Seo So- Mun alla periferia di Seul, dove furono uccisi centinaia di cristiani. "Cristo – ha ricordato il Pontefice – e’ vittorioso e la sua vittoria e’ la nostra! Oggi celebriamo questa vittoria in Paolo Yun Ji-chung e nei suoi 123 compagni. I loro nomi si aggiungono a quelli dei Santi Martiri Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni, ai quali poc’anzi ho reso omaggio. Tutti vissero e morirono per Cristo e ora regnano con Lui nella gioia e nella gloria".

I MARTIRI CI CHIEDONO DI NON ACCETTARE COMPROMESSI
"Oggi molto spesso la nostra fede viene messa alla prova dal mondo: in moltissimi modi ci viene chiesto di scendere a compromessi sulla fede, di diluire le esigenze radicali del Vangelo e conformarci allo spirito del tempo". Per questo e’ importante l’esempio dei martiri che "ci richiamano a mettere Cristo al di sopra di tutto e a vedere tutto il resto in questo mondo in relazione a Lui e al suo Regno eterno: essi ci provocano a domandarci se vi sia qualcosa per cui saremmo disposti a morire". Papa Francesco ha spiegato cosi’ il senso della mega-celebrazione di oggi, nel luogo stesso dove nel 1839 avvennero le decapitazioni. "La celebrazione odierna – ha pero’ aggiunto – abbraccia gli innumerevoli martiri anonimi, in questo Paese e nel resto del mondo, i quali, specie nell’ultimo secolo, hanno offerto la propria vita per Cristo o hanno sofferto pesanti persecuzioni a causa del suo nome". E ha poi ribadito in un tweet: "I martiri ci insegnano che le ricchezze, il prestigio e l’onore hanno poca importanza". "Oggi – ha affermato Bergoglio – e’ un giorno di grande gioia per tutti i coreani". Paolo Yun Ji-chung (la cui testa fu esposta al pubblico ludibrio) e i suoi compagni, con "la loro rettitudine nella ricerca della verita’, la loro fedelta’ ai sommi principi della religione che hanno scelto di abbracciare, nonche’ la loro testimonianza di carita’ e di solidarieta’ verso tutti", rappresentano infatti un esempio che "fa parte della ricca storia del popolo coreano" e che "ci insegna l’importanza della carita’ nella vita di fede". Per Papa Francesco "fu la purezza della loro testimonianza a Cristo, manifestata nell’accettazione dell’uguale dignita’ di tutti i battezzati, che li condusse ad una forma di vita fraterna che sfidava le rigide strutture sociali del loro tempo". Infatti, "fu il loro rifiuto di dividere il duplice comandamento dell’amore a Dio e dell’amore al prossimo che li porto’ ad una cosi’ grande sollecitudine per le necessita’ dei fratelli". "Il loro esempio – Francesco ne e’ convinto – ha molto da dire a noi, che viviamo in societa’ dove, accanto ad immense ricchezze, cresce in modo silenzioso la piu’ abbietta poverta’; dove raramente viene ascoltato il grido dei poveri; e dove Cristo continua a chiamare, ci chiede di amarlo e servirlo tendendo la mano ai nostri fratelli e sorelle bisognosi". "Se seguiamo l’esempio dei martiri e crediamo nella parola del Signore, allora – ha assicurato Papa Bergoglio – comprenderemo la sublime liberta’ e la gioia con la quale essi andarono incontro alla morte". "Possano le preghiere di tutti i martiri coreani, in unione con quelle della Madonna, Madre della Chiesa – ha invocato infine – ottenerci la grazia di perseverare nella fede e in ogni opera buona, nella santita’ e nella purezza di cuore, e nello zelo apostolico di testimoniare Gesu’ in questa amata Nazione, in tutta l’Asia e sino ai confini della terra".

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