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L’adultera perdonata

© Public Domain
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L’atteggiamento amorevole di Gesù nei confronti delle “peccatrici”

di Cettina Militello

Ho scritto introducendo al VI comandamento come sia diverso l’atteggiarsi di Gesù relativamente all’adulterio o alla irregolarità di vita. Alle "peccatrici" che egli incontra rivolge parole inusitate ed estranee alla legge e alla sua pedissequa osservanza. In verità non si tratta tanto di un suo avallare atteggiamenti "disinvolti", quanto piuttosto del suo farsi attento alle persone, alle donne in particolare, nel segno della misericordia. Lo ha ben compreso Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem in cui, al capitolo V relativo all’atteggiarsi di Gesù verso le donne, l’episodio dell’adultera è riportato al numero 14. Si tratta di uno dei passaggi più lirici e convincenti dell’intera lettera.

«Gesù», egli scrive, «entra nella situazione concreta e storica della donna, situazione che è gravata dall’eredità del peccato. Questa eredità si esprime tra l’altro nel costume che discrimina la donna in favore dell’uomo ed è radicata anche dentro di lei. Da questo punto di vista l’episodio della donna "sorpresa in adulterio" (cf Gv 8,3-11 ) sembra essere particolarmente eloquente. Alla fine Gesù le dice: "Non peccare più", ma prima egli provoca la consapevolezza del peccato negli uomini che l’accusano per lapidarla, manifestando così quella sua profonda capacità di vedere secondo verità le coscienze e le opere umane. Gesù sembra dire agli accusatori: questa donna con tutto il suo peccato non è forse anche, e prima di tutto, una conferma delle vostre trasgressioni, della vostra ingiustizia "maschile", dei vostri abusi?». E più avanti aggiunge: «Una donna viene lasciata sola, è esposta all’opinione pubblica con "il suo peccato", mentre dietro questo "suo" peccato si cela un uomo come peccatore, colpevole per il "peccato altrui", anzi corresponsabile di esso. Eppure, il suo peccato sfugge all’attenzione, passa sotto silenzio: appare non responsabile per il "peccato altrui"! A volte si fa addirittura accusatore, come nel caso descritto, dimentico del proprio peccato. Quante volte, in modo simile, la donna paga per il proprio peccato (può darsi che sia lei, in certi casi, colpevole per il peccato dell’uomo come "peccato altrui"), ma paga essa sola, e paga da sola!».

L’episodio dell’adultera
In effetti l’episodio narrato nel vangelo di Giovanni è abbastanza anomalo. Sappiamo che manca nei codici più antichi. In esso il maestro galilaico ancora una volta sembra stretto nel tranello che gli tendono gli osservanti: la legge è precisa circa la punizione relativa alla flagranza d’adulterio. Ma, se è così, non si capisce perché non sia condotto davanti a Gesù anche il compagno della donna. Come e perché, poi, questa donna è caduta in adulterio? Ha un marito? Non ce l’ha? Ha cercato forse in un altro una tenerezza che le è negata? È stata costretta? Di lei non sappiamo assolutamente nulla. Quanto a Gesù, brillantemente si sottrae alla ratifica di un’ovvia condanna e, come leggiamo nella Mulieris dignitatem, riesce nell’intento proprio riconducendo ciascuno degli accusatori alla consapevolezza d’essere peccatori anch’essi. Proprio la prossimità nella colpa, l’impossibilità per chicchessia di ritenersi "giusto", induce Gesù a rivolgere alla donna le parole che ben conosciamo. Nessuno la condanna. Sono andati via tutti, i più vecchi prima, poi i più giovani. E, forse in lacrime, comunque umiliata, ferita dagli sguardi, dalla ferocia dei suoi giudici e aspiranti giustizieri, essa è rimasta sola dinanzi a lui. Ed, ecco, nemmeno lui la condanna. L’invita tuttavia a non peccare più.

C’è da parte del maestro la comprensione di lei, del suo bisogno d’amore, della sua ricerca di un qualcosa che le renda qualitativamente migliore la vita? C’è il riconoscimento di un amore, quale che sia, su cui egli si china, così come s’è chinato sulla peccatrice che lo ha cosparso d’unguento profumato (cf Lc 7,36-50). L’amore giustifica il perdono; anzi, merita il perdono? Forse è così, fuori dalla logica asettica di quelli che osservano la lettera della legge?

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