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Papa Francesco “favorirà una Chiesa più disarmata, più agguerrita dal punto di vista spirituale”

© TIZIANA FABI / AFP

Vatican City : Pope Francis greets an handicapped person after his general audience in St Peter's Square at the Vatican on May 14, 2014. AFP PHOTO / TIZIANA FABI

Terre D'America - pubblicato il 13/08/14

Pensava di poter essere eletto, quando è partito per il conclave del 2013?

Io gli ho detto “preparati”, ma non credo che lui ci pensasse. Ha detto: “No, no, torno subito”. Quando è entrato in conclave ho avuto una intuizione. Non so come ma ho pensato che sì, che poteva essere. Il giorno prima di venire eletto è apparso su Vatican Insider in un articolo con la foto di lui con una cotta bianca e il padre Pepe nella villa 31. L’articolo diceva che padre Pepe tornava a Buenos Aires dopo un periodo a Santiago del Estero. Mi sono chiesta cosa c’entrasse con il conclave. Di fianco c’era un altro articolo che diceva che c’era bisogno di un nuovo Francesco, un Papa più semplice, dedicato ai poveri. E lì quando ho visto quest’insieme di foto e articoli ho ho intuito qualcosa.

Come lo vede oggi?

Molto felice, contento. Stanco a volte, però molto bene.

Tanti dicono che è cambiato, che sorrideva molto meno quando era a Buenos Aires.

Quando parlavo con lui ridevamo moltissimo, poi apriva la porta e diventava di nuovo serio. Però quando lo si vedeva nella chiesa di San Gaetano, a Luján, o il Giovedí Santo per la lavanda dei piedi, lì era contento quasi come adesso. Con le persone più semplici era felice.

Vi hanno sorpreso i suoi primi gesti da Papa?

No, li aspettavamo; le persone che lo conoscono sapevano che avrebbe fatto quelle cose. Anzi, proprio per questo pensavamo che non sarebbe diventato Papa. Lo zio non è una persona che passi inosservata. O perchè fa le cose bene, o perchè si sbaglia, prima o poi ci si accorge di lui. Non è lo stesso che ci sia o no. Ha un’impronta propria, se c’è lui succede sempre qualcosa.

Dove porta la Chiesa?

Credo che stia originando una Chiesa meno clericale, più fraterna. Una Chiesa capace di dialogare; il dialogo interreligioso sarà uno dei punti chiave del papato dello zio. E’convinto che la Chiesa non debba privatizzare Dio. E’ la sposa di Gesù, e Dio è presente in tutti i nostri fratelli, credano o no in Lui; e i preferiti da Gesù sono i più poveri, quelli che soffrono, i lontani, coloro che non hanno titoli. E’ una persona molto comprensiva con chi è debole e sbaglia, ma molto esigente con coloro che hanno responsabilità davanti alla giustizia, che amministrano i soldi degli altri; d’altronde abbiamo visto come soffre per la corruzione. Favorirà una Chiesa più disarmata, più agguerrita dal punto di vista spirituale.

Pensa che ce la farà?

Certo non può farcela da solo. Per questo chiede preghiere. Lui non è la Chiesa, la Chiesa siamo tutti noi. Nella misura in cui tutti facciamo qualcosa nella stessa direzione si genererà un’onda espansiva che gli darà più energia per poter cambiare le cose.

L’ha sposata lui?

No no, lui è molto parco, molto riservato in queste occasioni. Decide a seconda dei casi con molta libertà. Mi sono sposata con mio marito dapprima civilmente e solo 4 anni dopo in chiesa. Lui stava chiedendo l’annullamento e la sentenza non arrivava, così ho dovuto aspettare quattro anni; in tutto quel tempo è stato un gran padre per me e gliene sono molto grata. Due cose ha lo zio: una memoria impressionante e una grande capacità di ascolto; non ti giudica, non dirà mai cosa devi fare. Mi ricordo che quando gli ho detto che non potevo aspettare a sposarmi in chiesa, che già ero grande e mi sposavo civilmente, lui mi ha detto: “è la miglior notizia che mi hai dato”.

La questione dell’eucaristia ai divorziati risposati è molto discussa nella Chiesa. Cosa deciderà il Papa secondo lei?

Credo che obbedirà a quello che deciderà il sinodo. Nella Evangelii Gaudium afferma che l’Eucarestia non è un premio, è l’alimento del pellegrino. Ne ho parlato a lungo con lui, proprio per la mia situazione personale. Quelli che fanno la comunione non ricevono un certificato di buona condotta. E forse si dovrebbe rivedere un po’ l’aspetto delle responsabilità individuali, però non solo per i divorziati, anche per chi giudica gli altri; tutti quelli che fanno la comunione sono peccatori, e ci sono peccati che implicano un danno per altre persone e altri che sono semplicemente degli sbagli; forse bisognerebbe rivedere questo aspetto.

E’ preoccupata per lui?

A volte sì, a volte no. Quando passano vari giorni senza che appaia, sì mi preoccupo. Se non lo vedo perchè ha preso due giorni di riposo, o se lo vedo che cammina un po’ a fatica, lì dico: “uy, deve essere stanco”. Come famiglia lo abbiamo affidato e sappiamo che Dio si prende cura di lui.

Traduzione dallo spagnolo di Francesca Casaliggi
Mojca Širok è corrispondente a Roma della RTV Slovenija. L’intervista a Maria Inés Narvaja è una anticipazione per Terre d’America dal suo libro “Da Benedetto a Francesco” che uscira’ a novembre

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