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Patriarca Sako: i miliziani dell’Isis non hanno torturato o decapitato cristiani

Des civils déplacés dans le gouvernorat de Duhok, en Iraq – it

HCR/S. Baldwin

Des civils déplacés dans le gouvernorat de Duhok, en Iraq.

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 11/08/14

Il Patriarca caldeo di Babilonia afferma di collaborare con il governo per portare i profughi cristiani a Baghdad

Trasferire quanti più profughi cristiani a Baghdad per evitare una catastrofe umanitaria. Il patriarca caldeo di Babilonia, Luis Raphaël I Sako, spiega ad Aleteia che sta lavorando in sinergia con il governo iracheno per portare a termine questa grande operazione umanitaria già nelle prossime ore.

Attualmente la gran parte dei cristiani cacciati dai villaggi e dalle città nella piana di Ninive è in condizioni precarie in strutture d’accoglienza improvvisate, peraltro stracolme. Nella capitale, invece, sarebbero sotto un maggior controllo dal punto di vista igienico, per l’assistenza medica e la sicurezza personale. Il Patriarca è anche convinto che i raid aerei americani non siano sufficienti a fermare la pressione e l’avanzata delle milizie dell’Isis.

Sua Beatitudine, ai microfoni della Cnn, Mark Arabo, un uomo d’affari californiano e leader cristiano, ha parlato di “genocidio dei cristiani” e di “sistematica decapitazione di bambini” da parte dell’Isis precisando che “a Mosul esiste un parco dove sono stati decapitati bambini e le loro teste sono state infisse su dei bastoni”. Può confermarci o smentirci queste notizie?

«Niente del genere. Nessuna decapitazione. A Mosul sono stati rubati soldi, ma i cristiani non sono stati attaccati fisicamente. C’è stata una grande fuga di massa e tanto panico nella piana di Ninive. Le persone sono state letteralmente cacciate dai propri villaggi. C’è stato un solo morto, un uomo durante un momento di tensione, mentre tentava di attraversare un check point».

E’ vero che i militanti dell’Isis chiedono delle tasse ai cristiani per avere salva la vita e, ugualmente, rapiscono le donne facendone le proprie mogli?

«Sono due notizie vere. Ci sono stati dei rapimenti di donne cristiane, così come delle richieste di pagare delle tasse. In particolare questi fanatici islamici chiedono soldi ai cristiani per farli tornare nelle proprie case. Ma i cristiani non si fidano. Quella lì è gente che cambia idea in continuazione: sono inaffidabili. Magari un cristiano oggi paga, torna a casa per starsene in pace e domani i miliziani lo attaccano nuovamente e non si sa con quali conseguenze». 

Il governo di Baghdad ha accusato i jihadisti sunniti dell’Isis di aver gettato centinaia di Yazidi nelle fosse comuni, tra cui donne e bambini ancora vivi. Cosa ci può dire in proposito?

«Ciò che è successo per gli Yazidi è vero. Sono state catturate e rapite più di mille donne. Sono morti anche tanti bambini. Questa gente non ha cibo e acqua e si sente isolata dal mondo. Non sa dove andare e cosa fare».

Parlando della crisi irachena, monsignor Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede per l’Onu di Ginevra, ha detto che “l’azione militare in questo momento è necessaria”. Lei cosa ne pensa dell’intervento militare statunitense?

«Non bastano attacchi parziali. La soluzione alla crisi passa attraverso un accordo più ampio con il coinvolgimento del governo curdo e del governo centrale iracheno. Senza una strategia complessiva, il sogno di rivedere la gente tornare nelle proprie case non si realizzerà!».

In questo momento i cristiani hanno diritto ad organizzarsi per difendersi oppure consiglia loro solamente di darsi alla fuga?

«Ma come fanno ad organizzarsi? Prima di tutto sono un numero ridotto, 400-500mila in tutto. Inoltre, la maggior parte è scappata dai villaggi. Sono tutti sparsi qua e là. E poi, considerati i numeri e la loro situazione attuale, non sarebbero in grado neppure di dar vita ad una milizia. E di fronte hanno estremisti agguerriti!».

Secondo lei nei prossimi giorni a che scenario assisteremo?

«Io temo che la situazione vada peggiorando. C’è un problema relativo ai profughi, all’emergenza umanitaria e un altro problema di ordine politico. Per adesso io non vedo prospettive. Il mondo intero deve mobilitarsi per la situazione dell’Iraq altrimenti una soluzione stabile e permanente, a mio avviso, si allontanerà irrimediabilmente».

Esclude un dialogo con i jihadisti dell’Isis?

«Mi dica lei come si fa a dialogare con un fanatico? Trovi di fronte un muro e basta! Io, all’inizio della crisi, ho provato a parlare con uno di loro, ma è difficile, non c’è fiducia e cambiano idea in continuazione».

C’è il rischio che l’influenza di questi estremisti islamici possa giungere fino a Baghdad?

«C’è il rischio che possano trovare simpatie. E’ difficile che possano arrivare sino a Baghdad, ma non impossibile».

La Chiesa cattolica come sta provando a tamponare il dramma dei profughi?

«In tutte le chiese del Paese abbiamo allestito scuole, dormitori, spazi per mangiare. In ogni città, in ogni villaggio nelle vicinanze delle zone attaccate dai miliziani, le zone di accoglienza sono stracolme. Ora, la migliore cosa da fare è trasferire quanta più gente possibile a Baghdad. Sono in contatto con il governo affinché ciò avvenga».

In che modo dovrebbe avvenire questo trasferimento?

«Le vie terrestri sono chiuse, l’unica possibilità sono gli aerei. Qui nella capitale abbiamo più spazi per ospitare questa povera gente che rischia lo sfinimento da un momento all’altro. E poi ci sono ospedali e posti per curarli. Ci sono già venti famiglie giunte da quell’inferno, ma contiamo di accoglierne altre a breve».

Cosa raccontano i profughi?

«Ho sentito le loro testimonianze e sono drammatiche. Ma io ero già stato in contatto, durante le mie visite ad Erbil e nei villaggi attaccati, con alcuni cristiani di quei luoghi. A sentirli sembra di essere tornati indietro nel Medioevo. Mi piange il cuore a ricordare quei racconti così tristi e segnati solo dalla paura e dal timore di essere maltrattati, picchiati, uccisi. Non hanno più nulla, né una casa, né risorse economiche dopo anni ed anni di sacrifici. Ma temono sopratutto che questa situazione duri per molto tempo».

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cristiani perseguitati in iraqiraqpersecuzione cristiani
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