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Il premier-scout torna alle origini

© Public Domain
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Matteo Renzi fa visita alla “Route nazionale” per ascoltare il documento ufficiale redatto dagli scout “la Carta del coraggio”

Alla vigilia della conclusione della Route Nazionale 2014 degli scout italiani, ieri è arrivato un po' a sorpresa (era atteso per oggi alla messa col Cardinal Bagnasco) il premier (ed ex? scout) Matteo Renzi, che si è concesso un bagno di folla in anticipo.

"Una cosa meravigliosa, che deve far riflettere, un lavoro straordinario", ha commentato il presidente del Consiglio davanti alla distesa infinita delle tende, che ospitano oltre 30mila ragazzi tra il i 16 e i 21 anni. "Un tuffo nel passato, un'emozione grandissima", gli ha fatto eco la moglie Agnese. Come ricorda l'Huffington Post, i due si conobbero priorio durante il loro percorso negli scout, negli anni Novanta. E proprio a San Rossore (dove si sta svolgendo questa Route), alla fine di quel decennio, passava le vacanze uno dei miti di Renzi, Tony Blair, accolto a braccia aperte dall'allora presidente della Regione Vannino Chiti, oggi a capo dei senatori ribelli rispetto al nuovo corso renziano. Ironia della sorte.

"Lasciate questi ragazzi fuori dalla discussione politica", ha chiesto il premier ai tanti cronisti che l'hanno seguito fino a San Rossore. Una richiesta che diventa sempre più difficile da accogliere proprio perché Renzi il suo scoutismo l'ha sempre rivendicato come una chiave di lettura del suo impegno politico. Le stesse parole d'ordine di questa Ruote 2014, a partire dalla "Carta del coraggio" richiamano con grande sintonia proprio le parole d'ordine del premier. Che, non a caso, sul proprio sito ospita una frase di Baden Powell, padre degli scout, sulla necessità di lasciare il mondo "migliore di come lo abbiamo trovato".

La Carta del coraggio oggi è stata presentata alla presidente della Camera Laura Boldrini, che l'ha molto elogiata, invitando i vertici Agesci a presentarla alla Camera. "Per fare questo lavoro – ha chiosato Renzi – insieme voi vi siete ascoltati, talvolta invece la politica ha questo difetto: parla, parla, ma non ha la capacità di ascoltare" (Huffington Post, 10 agosto).

Nella carta, redatta da quasi 500 ragazzi, si parla di politica, Chiesa, giustizia, legalitá, ambiente, scuola, lavoro. E per ciascun tema gli scout scrivono, molto significativamente, prima "io mi impegno" e poi "io chiedo", cosa vogliono fare loro e cosa le istituzioni. "Non vi posso parlare da scout, ho cambiato mestiere… Se io parlassi di quello che avete fatto – risponde – direbbero che ci voglio mettere il cappello sopra. Vi dico solo che state facendo una cosa meravigliosa. Ed è molto bello che voi domani consegnate quello che avete fatto non a Matteo Renzi capo clan o capo redattore di "Camminiamo insieme" ma al Governo, alla Chiesa e al Paese". Un unico riferimento all'attualità quando sottolinea come "vi siete ascoltati e questo è molto bello, anche perchè non accade molto in politica. E io da cittadino vi dico grazie. Buona strada" (Avvenire, 9 agosto).

E' cambiata, nell'era di Matteo Renzi, una certa “geografia” del cattolicesimo politico? Così sembrerebbe. Dopo gli arrivi trionfali dei precedessori a palazzo Chigi, Monti e Letta (ma prima di loro anche Silvio Berlusconi), al meeting di Comunione e Liberazione (che Aleteia seguirà da vicino, ndr) che ogni anno si tiene a Rimini, il premier Renzi ha invece declinato l'invito a mezzo stampa, probabilmente proprio a marcare la distanza (anche nei gesti) coi propri predecessori, ma anche – inevitabilmente – dicendo a quali famiglie ecclesiali preferisce dare attenzione.

Oggi Libero ricostruisce la mappa degli “ex” scout che hanno fatto carriera e che ora orbitano nell'universo renziano: dalla Pinotti, che il premier vorrebbe addirittura al Colle dopo la lunga stagione di Napolitano, vari parlamentari come David Ermini, Roberto Cociancich, il sottosegretario Sandro Gozi, il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, fino al finanziere Davide Serra, uno dei primi potenti sponsor al tempo della rottamazione nel 2012 (10 agosto).

Il notista politico Marco Damilano, per il volume curato da Mario Lavia “IL Renzi – vocabolario in 50 parola sul leader che vuole cambiare l’Italia”, ha scritto la voce “Boy Scout”: La comunità per Renzi non è una parola generica. Per lui è la famiglia degli scout, frequentata per vent’anni, dai cinque in su, fino all’ingresso nella Co.ca, la Comunità Capi: la sua Frattocchie, un’Ena in calzoncini corti, una scuola di leadership. E il Bimbaccio non lo dimentica, nei momenti culminanti. Il 13 settembre 2012 a Verona, lanciandosi nelle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra, nel momento culminante usa una formula oscura: «Pongo il mio onore nel meritare la vostra fiducia». Un codice di riconoscimento, un linguaggio da iniziati, è il giuramento degli scout, chi vuol capire capisca. «Il senso della comunità l’ho imparato quando ero scout», spiega in quelle settimane, intervistato dal settimanale Vita. «Di quell’esperienza ricordo soprattutto una lezione: il valore più importante è quello della lealtà. Poi c’è l’idea di affrontare comunque le sfide più difficili. Come dicono gli scout: la strada si apre quando è in salita»” (Europa Quotidiano, 8 agosto).

 

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