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Quale preghiera posso recitare accanto ad un morente?

Mattias Karlsson / Flickr CC

padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 08/08/14

3. Ma un altro motivo, più squisitamente teologico, mi fa ricordare il valore della preghiera presso un morente. Dice il Concilio di Trento: “Il nostro clementissimo Redentore, il quale volle che fosse sempre provveduto ai suoi servi con rimedi salutari contro tutti gli assalti di tutti i nemici, come ha disposto gli aiuti efficaci negli altri sacramenti con cui i cristiani mentre vivono possono garantirsi contro i più gravi mali spirituali, così col sacramento dell’estrema Unzione ha voluto munire la fine della vita con una fortissima difesa. Quantunque, infatti, il nostro avversario cerchi ed afferri ogni occasione per divorare le nostre anime in qualsiasi modo in tutta la vita (cf 1Pt 5,8), non vi è tempo, però, in cui egli impieghi con maggiore veemenza tutta la sua astuzia per perderci completamente e allontanarci anche, se possibile, dalla fiducia della divina misericordia, di quando egli vede che è imminente la fine della vita” (DS 1694). Allora si vede bene come la preghiera sia utile al capezzale di un malato grave e tanto più al capezzale di un moribondo per portargli quella quiete che il comune avversario cerca di portar via. Come vedi, non c’è solo il sollievo psicologico, ma qualcosa d’altro che opera in maggiore profondità. Il sollievo psicologico ne è una manifestazione.

4. Venendo adesso alle tue esplicite domande: Se esiste una preghiera apposita da recitare insieme  ad un ammalato prossimo alla morte? Non c’è di meglio in assoluto che recitare la preghiera insegnataci da Gesù, il Padre nostro, che non si recita mai – dice san Tommaso – senza riceverne qualche beneficio. Poi c’è l’Ave Maria.  Fu chiesto a Santa Teresa d’Avila ch
e dal paradiso era apparsa ad una monaca se avrebbe desiderato tornare un attimo sulla terra. Ebbene, la Santa rispose che avrebbe desiderato tornare solo per poter acquisire i meriti che guadagnano recitando un Ave Maria.  Inoltre in questa preghiera vi è esplicita la menzione della morte: “Prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte”. Del Gloria al Padre si è da sempre conosciuto la potenza di questa preghiera nell’allontanare i demoni.

5. Circa la coroncina della Divina misericordia: sappiamo quanto il Signore per mezzo di Santa Faustina Kowalska l’abbia raccomandata accanto ad un morente. Se la persona è appena deceduta, persuasi che l’anima non si distacca subito dal corpo con l’ultimo battito cardiaco, si può recitare come supplica anche appena esalato l’ultimo respiro. Se invece sono passate alcune ore, la si può recitare in suffragio, ma non più per interporre la presenza del Signore come mediatore di salvezza, perché ormai il giudizio dlel’anima è guà avvenuto. Se non è possibile la presenza materiale, si può recitare la coroncina anche a distanza dal morente.

6. Il tuo pregare per il malato, dal momento che sei lì come psicologa, dovrebbe rimanere un fatto privato. Nulla vieta però che come qualsiasi altra persona tu possa recitare una preghiera anche con i parenti se vedi che il terreno è ben disposto. Ugualmente visitare i morti nella camera mortuaria, anche solo da un punto di vista psicologico, rimane un atto di vicinanza verso la persona che si è accompagnata. E perché questo atto non sia solo un gesto materiale, puoi accompagnarlo con una preghiera per conto tuo, concluso con un  segno di croce. Non va dimenticato che il segno di croce è il segno trionfale della vittoria di Cristo contro i demoni. Non può che giovare all’anima del defunto. Per questo istintivamente tanti, anche se non sono praticanti, quando compare la bara con il defunto, si segnano col segno della croce. Il sacerdote invece benedice.

Ti ringrazio della testimonianza che ci hai dato e del quesito che mi hai posto.
Ti ricordo al Signore e ti benedico. 
Padre Angelo

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Tags:
coroncina divina misericordiadivina misericordiamortepreghiera
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