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Succede oggi. Milo.

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Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 07/08/14

Di tutti gli "amori" che gli verranno presentati, mancherà solo quello della madre

di Sara Nevoso

Io la foto l’ho vista e, anche se non credevo, ho avuto i brividi. Che poi, se alle coppie gay urtano così tanto i sostantivi “mamma” e “papà”, non capisco perché i giornali abbiano titolato “la foto dei papà gay che commuove il mondo”.
Il pensiero è andato a mescolarsi con i ricordi, la memoria (ancora vivissima) della notte in cui è nato il mio primo bimbo e poi alle notti in cui sono nati il secondo e il terzogenito. Ho ricordato, cercando di acchiappare quell’emozione che mai e poi mai vorrei dimenticare, la gioia stupita, l’estasi rapita, l’immensa gratitudine che mi hanno attraversato testa e cuore quando le vite che avevo generato mi venivano dolcemente poggiate sul grembo.

Ho chiuso gli occhi e ho rivisto quegli esserini cercare il mio seno con il loro solo istinto a guidarli, ho risentito le mie mani tremare, la mia voce spezzarsi, le lacrime rigarmi il volto quando l’ostetrica mi ha detto: “bel lavoro mamma!”. Già, “mamma”, soprattutto la prima volta. Perché basta una volta per diventare quell’essere unico e speciale che è una madre, quell’essere così fortunato e baciato dalla Grazia che è capace di generare una vita nuova.

Dopo i ricordi sono arrivati i ragionamenti e gli “strizzoni di pancia”, di quelli che si sentono quando un’ingiustizia ci sembra così enorme che, dai, non ci si può credere, bisogna fare qualcosa! Dov’era la madre di quel bellissimo e dolcissimo bimbo?

Eppure io in una foto l’ho intravista, il suo viso sembrava urlare: “ma che state facendo?”, poi è scomparsa, impietosamente fagocitata da un fotoritocco che non riusciva a migliorare la sua immagine. Perché poggiavano dolcemente l’esserino appena nato su un petto villoso e non su un morbido e liscio ventre?

Io mi sono fatta un’idea. Oggi il “gay” rappresenta la categoria di persone che ha solamente diritti, qualunque tipo di diritto e, forse, nessun dovere. Per questo si chiama “felice”: niente gli tocca e tutto gli spetta.
Ha il diritto di non essere discriminato, ha il diritto di sposarsi, ha il diritto di comprare bimbi che altrimenti non può avere, di vestire come vuole, di frequentare chi vuole, di provocare senza scandalizzare, di essere capito senza neppure lontanamente fare, a sua volta, alcuno sforzo di comprensione. I signori che si prenderanno cura del piccolo Milo hanno dichiarato che il piccolo conoscerà tutti i tipi d’amore.

Tutti tranne il primo, quello che profuma di mamma.

Qui l'originale

Tags:
ideologia gender
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