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La grande fuga dei cristiani

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 07/08/14

I musulmani cacciano 100mila cristiani dalla città di Qaraqosh. Il Papa: proteggeteli. Prime vittime durante l'esodo

I jihadisti dell’autoproclamato califfato islamico hanno conquistato Qaraqosh, la principale città cristiana dell’Iraq, e le zone circostanti. Lo hanno riferito oggi i residenti in fuga e le autorità religiose.  Si è subito mobilitato Papa Francesco, lanciando un «appello alla comunità internazionale», in particolare per «porre fine al dramma umanitario in atto e perché si adoperi a proteggere i minacciati dalla violenza e assicurare aiuti agli sfollati». Appello anche alla «coscienza di tutti» e alla preghiera di tutti i cristiani e le Chiese» (Repubblica, 7 agosto).

IL GRANDE ESODO DEI CRISTIANI DI QARAQOSH
«Nella notte fra il 6 e il 7 agosto i miliziani dell’Isis, il Califatto autoproclamato, hanno attaccato con colpi di mortaio molti dei villaggi della piana di Ninive – spiega ad AsiaNews (7 agosto) il Patriarca caldeo Mar Louis Raphael I Sako -. Ora hanno assunto il controllo dell’area. I cristiani, 100mila circa, in preda all’orrore e al panico hanno abbandonato i loro villaggi e le loro case, con niente in mano se non i vestiti che avevano indosso». 

SI TEME PER IL RISCHIO GENOCIDIO
Il Patriarca caldeo parla di «esodo, una vera via crucis, con i cristiani che in marcia a piedi, nella torrida estate irakena, verso le città curde di Erbil, Duhok e Soulaymiya». Sua Beatitudine aggiunge inoltre che «fra loro vi sono anche malati, anziani, bambini e donne incinte. Essi stanno affrontando una catastrofe umanitaria e vi è un rischio concreto di genocidio. Hanno bisogno di cibo, acqua e riparo…». 

IL PATRIARCA CALDEO: SITUAZIONE DISPERATA
Ai microfoni di Radio Vaticana (7 agosto), il Patriarca è ancora più duro: «Oggi c’è un vuoto. Il governo non ha le forze per controllare il Paese, ora ci sono anche le elezioni del Parlamento e non ci sono le forze per attaccare, non c’è un vero esercito, a differenza della Siria. Qui i curdi si stanno ritirando, hanno solo armi leggere e ci sono migliaia di persone in cammino lungo la strada, anche da tre quattro ore. Occorre mobilitare l’opinione pubblica e le società di tutti i Paesi, questa è una catastrofe umanitaria».

IL PREFETTO: IL KURDISTAN NON LI ACCOGLIERA’
I cristiani hanno dovuto abbandonare tutto, «persino le scarpe, e scalzi sono stati instradati a forza verso l’area del Kurdistan», rincara il cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che in precedenza era stato Nunzio apostolico in Iraq e conosce bene la situazione del Paese. «La situazione dei cristiani cacciati è disperata perché ad Arbil, la capitale del Kurdistan iracheno, non sono intenzionati ad accoglierli perché non sanno come ospitare queste migliaia di persone», ha aggiunto il cardinale Filoni (La Stampa, 7 agosto).

SI CONTANO LE PRIME VITTIME
Il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli sostiene che si siano registrate anche delle vittime durante la fuga. «Già si contano i primi morti – sentenzia Filoni – tre o quattro ragazzi hanno perso la vita. Occorre intervenire subito in loro aiuto» (Agi, 7 agosto).

"ALLAH E’ GRANDE"
Anche la città di Tal Kayf, vicino Qaraqosh, è stata presa dai miliziani: «Ho sentito degli spari nella notte e ho visto un convoglio militare dello Stato islamico entrare in città. Gridavano “Allahu Akbar” (Dio è il più grande)», afferma un residente della città che nella notte è riuscito a scappare a Erbil, la capitale del Kurdistan (Tempi.it, 7 agosto).

LA FUGA DELLA MINORANZA YAZIDI
Non solo i cristiani sono stati cacciati dalle loro case: anche la minoranza Yazidi, musulmani, sono scappati dalla città di Sinjar per rifugiarsi sulle montagne. Quaranta bambini sono già morti, circa 500 uomini sono stati trucidati e centinaia di donne sono state rapite «per essere rese schiave dai jihadisti». Se non riceveranno aiuti, circa 50 mila persone rischiano ora di morire di fame e di sete.

Tags:
iraqpersecuzione cristiani
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