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La musica sacra cattolica: alzare il tono

theguardian.com

Scot composer James MacMillan

Regina Magazine - pubblicato il 06/08/14

Prospettiva interessante. Perché pensa che quella della bellezza sia una questione così scottante oggi in Scozia e nella Chiesa universale?

In questa difficile situazione entra la domanda: “Cos’è la bellezza?”. Non è solo negli occhi dello spettatore? La mia bellezza può essere la tua bruttezza, eccetera. La bellezza può mai essere oggettiva? Il concetto di bellezza assoluta non è distante e separato dalla maggior parte delle persone? Non è molto “inclusivo”, vero? Questa è stata un’argomentazione utile per quanti sono stati determinati a rimandare a casa l’agenda consistente nell’abbassare il livello, dentro e fuori la Chiesa. Per quanto riguarda questa discussione, è stata utile per chi desidera trattare la liturgia come “autoespressione” o una tela sulla quale poter gettare i valori, i sentimenti (ovviamente) e le “preoccupazioni” della “comunità”. Questa è una distorsione del concetto cattolico di liturgia, che sposta l’obiettivo dal suo orientamento essenziale verso Dio ponendolo invece sul NOI.

È parte della svolta verso il “sé” che l’oratoriano canadese Jonathon Robinson descrive “come un adolescente preoccupato di sé che vede il mondo nei termini del suo punto di vista”.

Il risultato di tutto questo è che “il centro di interesse nella liturgia, che dovrebbe essere il mistero di Cristo e l’adorazione del Dio vivente, è stato spostato verso un forum per la riflessione ideologica o sociologica”. E non è bello.

A volte parte dell’ansia e della resistenza in Scozia può derivare da questo. Non è un dibattito o/o sul latino e il volgare, e sicuramente ha poco a che vedere con la Messa tridentina.

Cosa fa sì che tanta gente sia sulla difensiva o arrabbiata per un commento critico sulla liturgia contemporanea?

Potrebbe avere molto a che fare con il parlarsi addosso che caratterizza una forma “auto-preoccupata” di adorazione – che rischia di far ripiegare la comunità su se stessa. Le disposizioni spaziali nella liturgia moderna meritano qui la nostra riflessione.

Papa Benedetto ha affermato che il fatto di far rivolgere il sacerdote verso il popolo ha reso la comunità un cerchio chiuso in sé. Nella sua forma esteriore, non si apre più su ciò che sta oltre e sopra, ma è chiusa su se stessa. In precedenza, ha osservato, era una questione relativa al fatto che il sacerdote e il popolo guardavano nella stessa direzione, sapendo di essere insieme in processione verso Dio. Guardavano a Oriente, al Cristo che viene a incontrarci.

È bellissimo. In contrasto con questo, il “focus comunitario” narcisistico attuale non rende necessariamente la Chiesa un migliore organo di salvezza e carità. Robinson indica che “questa concentrazione sulla comunità non ha portato a un’evangelizzazione più efficace o a una maggiore influenza della Chiesa nel mondo moderno (…) Ha invece portato a una crescente inefficacia della Chiesa, almeno in Occidente”.

Come caratterizzerebbe quindi la questione alla base di questo dibattito in Scozia?

Papa Benedetto ci ha ricordato che la liturgia non è un’espressione della consapevolezza di una comunità, in ogni caso diffusa e mutevole, ma rivelazione ricevuta nella fede e nella preghiera. La sua misura è quindi la fede della Chiesa in cui la rivelazione è accolta.

Noi scozzesi siamo onestamente a nostro agio con le banalità sciatte, compiacenti e sentimentali praticate in molte delle nostre chiese?

O possiamo essere ispirati a raggiungere la bellezza oggettiva di una lode cattolica senza tempo e archetipica?

Ecco un’intervista di James MacMillan alla prima Conferenza di Musica Sacra Scotland nel novembre 2013.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
musica sacra
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