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Il rito della pace a Messa: meglio non farlo che farlo “in un modo qualsiasi”

© Public Domain
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Una lettera del cardinal Cañizares spiega come compiere bene questo gesto liturgico

Nei dibattiti del Sinodo dei vescovi sull’Eucaristia (2005, Propositio 23) si è posta la questione dell’opportunità o meno del “segno” della pace nel modo e nel momento in cui si trova oggi nell’Ordinario della Messa. Per chiarire le cose, papa Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis (del 22 febbraio 2007) ha invitato al n. 49 (con la nota n. 150) la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti a studiare il tema.

Dopo lo studio, il cardinale prefetto di questa congregazione, Antonio Cañizares Llovera, ha firmato l’8 giugno, solennità di Pentecoste, una lettera circolare sulla questione, con il visto di papa Francesco il giorno precedente, perché venisse inviata a tutte le Conferenze Episcopali del mondo. Il 12 luglio la lettera circolare è stata inviata al presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, monsignor Ricardo Blázquez Pérez, e a tutti i vescovi spagnoli.

Nella lettera circolare “Il significato rituale del dono della pace nella Messa”, tenendo in considerazione le opinioni delle varie Conferenze Episcopali del mondo (richieste nel maggio 2008), si decide di mantenere il “rito” e “segno” della pace nel luogo e nella forma che ha nell’Ordinario della Messa, considerandolo una caratteristica del rito romano, e di non introdurre cambi strutturali nel Messale Romano.

La lettera circolare del prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti afferma che “il rito della Pace giunge al suo significato più profondo con la preghiera e il contesto stesso dell’Eucaristia, per cui darsi la pace in modo corretto tra i partecipanti della Messa arricchisce il suo significato”.

Il documento presenta inoltre osservazioni pratiche per esprimere meglio il contenuto del segno della pace e moderare gli eccessi che generano confusione nell’assemblea liturgica alcuni momenti prima della Comunione. Il documento afferma che “è quindi del tutto legittimo affermare che non è necessario invitare ‘meccanicamente’ a darsi la pace, se si prevede che questo scambio non si verificherà nel modo adeguato”. Si invita allora a ometterlo.

In questo senso, la Congregazione per il Culto Divino raccomanda di evitare abusi, come l’introduzione di un canto per la pace, inesistente nel rito romano; consigliare lo spostamento dei fedeli per scambiarsi la pace; evitare che il sacerdote abbandoni l’altare per darla ad alcuni fedeli e che nelle solennità come Pasqua o Natale o in alcune circostanze il gesto della pace sia occasione per fare gli auguri o esprimere condoglianze tra i presenti.

Su cosa si è basato il Sinodo sull’Eucaristia proponendosi il tema? Si è vista l’opportunità di moderare il gesto della pace che poteva acquisire espressioni esagerate, provocando una certa confusione nell’assemblea proprio prima della Comunione. Papa Benedetto XVI, nel documento citato, voleva questo studio per salvaguardare il valore sacro della celebrazione eucaristica e il senso del mistero nel momento della Comunione sacramentale.

Nella lettera circolare, il cardinale prefetto invita anche le Conferenze Episcopali a preparare catechesi liturgiche sul significato del rito della pace nella liturgia romana e sul suo corretto sviluppo nella celebrazione della Santa Messa, considerando e approfondendo il significato spirituale del rito della pace.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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