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Gesù, motivo della mia lotta e magari della mia morte, da chi andrò?

sacred heart of Jesus 09 – it

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Steven Neira - pubblicato il 06/08/14

Riflessioni di un giovane perdutamente innamorato del Sacro Cuore

Mi viene un nodo in gola solo a pensare a quella domanda che, più che fondata sul dubbio, trabocca di verità e miseria: “Signore, da chi andremo?”

Mi dà una certa nostalgia ricordare la mia profonda solitudine e tristezza quando vivevo di ciò che mi dava il mondo. Mi dà nostalgia per il fatto di vedermi ora e rendermi conto che sia allora che oggi continuo ad essere così bisognoso di Dio come se non lo avessi mai conosciuto, che Egli fa nuove tutte le cose.

Mi riempie di allegria sapere che solo in Lui c’è la vita eterna, senza per questo mettere da parte il potere che ha il mondo di sedurre perfino le anime più spirituali, facendo loro desiderare ciò che non hanno voluto, lasciando vuoto quello che avrebbero riempito con l’amore.

Il Cuore di Gesù
È quel Cuore sacro che con tanta forza mi fa domandare “Se non in Te, in chi?”. E mi commuove e mi innamora sapere che in nessun altro che in Lui.

Sicuramente è un Cuore geloso, non per insicurezza o sfiducia, ma per Amore; la mia anima e la Sua si desiderano, per cui perché bisognerebbe cercare un terzo… Direi che è la gelosia più logica che esiste, e l’unica che ha la ragione completa per agire con autorità su ciò che le appartiene. Su di me.

È lo stesso Cuore che bussa alla porta del mio con una disperazione tale che è capace di restare fuori in attesa che gli aprano. Un Cuore Ardente che cattura e infiamma, che mi dà tanto ricevendo poco.

Questo Cuore mi fa ardere l’anima al punto che mi è necessario categorizzare con lentezza e cura i miei pensieri, sentimenti e azioni, perché è tanto il fuoco che non è possibile contenerlo tutto, e il poco che resta deve essere maneggiato con cura per non essere perso.

Un Cuore misericordioso che non conosce colpe e soffre gioiosamente della malattia dell’oblio, seppellendo l’indifferenza di ieri per assaporare la fedeltà di domani. E devo dire con vergogna che, anche se è così, molte volte arriva quel domani e mi trova nell’indifferenza e nella freddezza.

Un Cuore potente che con un solo battito può vincere la superbia e la lussuria, se solo mi lascio trasportare dalla dolcezza della sua melodia.

Un Cuore dolente che sopporta dentro di sé il frutto delle mie tenebre, per poi restituirmi un campo di bellissimi fiori, ricordando quindi che è anche un Cuore che ha già dimenticato il male che gli ho fatto.

Ho veramente trovato nel Cuore di Gesù l’Amore perfetto che non finisce, la fonte di gioia che non ha fine e il fuoco ardente che non si estingue. Non ho altro posto in cui andare, è semplicemente una domanda che risponde a se stessa: “Signore, da chi andrò?”, se cuori come il tuo non esistono in ciò che Tu stesso hai creato.

I suoi battiti
Questo Cuore non ha ritmo nei suoi battiti, ma batte quando vuole e quando vuole smette di farlo, senza per questo morire. L’assenza di questi battiti fa sì che il mio cuore inizi a battere vicino a Lui, per vedere se così si risveglia.

È come ignorare un bambino piccolo quando chiede qualcosa che vuole con tutte le sue forze. Il bambino inizia a gridare e a fare molto rumore per farsi notare e far sapere alla madre che è lì. Così è questo cuore inquieto che cerca i battiti del Cuore del Signore, quando questi smettono di essere ascoltati.

Non mi piace dire che il Signore fa finta di niente, ma non nego neanche che gli piace molto il fatto che gli si faccia sapere che lo sto cercando. Direi con sincerità che sarebbe una delle poche forme in cui posso dimostrargli con umiltà che lo amo, che lo desidero e che lo aspetto. Quanto sono belli i momenti in cui quel Cuore batte… è come sentire l’acqua che cade nel bicchiere dopo un giorno assetato.

La sensazione interiore è un’altra molto diversa, è qualcosa che non ha esempi pratici per poter essere spiegata. Semplicemente trovo la verità di me stesso, e le fibre del mio cuore si intrecciano con quei battiti, facendo sì che cerchi di assomigliare al ritmo di questi battiti per non stonare, perché non si fermi visto che si stona. È quella paura di perdere tutto in un secondo, e per questo preferisco tacere e non muovermi, solo ascoltare e imitare.

Ho imparato che di fronte ai battiti del Cuore di Gesù non servono a niente le mie capacità, le mie idee, i miei criteri, le mie abilità o ragioni, perché tutto diventa un ostacolo per poter apprezzare la bellezza di un Cuore in azione, che con silenzio e amore trasforma tutto ciò che incontra.

È per questo che bisogna aprirsi al Buon Gesù, perché i livelli di rispetto e amore sono umanamente incomprensibili, per cui per nessun motivo bisogna forzare le porte del mio interiore, ma devo essere io ad aprire e a invitare a passare all’intimità.

Diceva giusamente Sant’Agostino che questo Cuore è più intimo di me stesso, e anche così chiede permesso per entrare in quel luogo che gli appartiene per eccellenza.

La sua umanità
Alcune volte mi fa salire a Lui, ma quello che accade in genere è che scende verso di me. Viene quando lo invoco, ad abitare in un luogo inospitale e molte volte secco, non per dimostarmi che mi compatisce, ma per condividere la profondità della sua ferita, per farmi sapere che se l’Amore di tutti gli amori è stato disprezzato, a maggior ragione io dovrei abbracciare le ferite che anche il mio cuore ha ricevuto. Abbracciarle solo perché Egli ha abbracciato le sue, per poi coprirmi con quel Sangue che la lancia della mia fragilità ha fatto sgorgare.

Non è la storia di un Amore impossibile, ma la più grande delle realtà dell’universo. Veramente il Creatore si è fatto uomo e si è fatto crocifiggere per le sue creature, per dimostrare con la propria vita il cammino d’amore che mi rende felice e mi salva.

Significa tanto per me il fatto che la mia tristezza abbia il cuore di un Dio per rifugiarsi, e non di un Dio lontano, ma di un Dio che insegna come soffrire con pazienza a partire da quello che Egli ha sofferto, che insegna ad amare perché Egli è l’Amore e che insegna a perdonare per tutto ciò che ha perdonato a me, che dovrebbe essere sufficiente a vivere a testa alta fino alla mia morte.

La sensazione unica che porta la riconciliazione del mio cuore con il suo mi fa palpare quell’umanità che si vede solo quando sono veramente uomo, perché Egli è stato l’esempio di uomo. Benedetto sia anche per il dono della Riconciliazione.

La sua divinità
Nasce da me il fatto di volermi sentire protetto e sicuro, e sono tranquillo sapendo che con molte buone ragioni Egli stesso mi ha creato così. A cosa serve questo bisogno di essere sicuro se non per cercare Lui, sapendo che lì è la pienezza del mio essere?

È una pace indescrivibile il fatto di sapere che contro Dio nessuno può nulla. È la tranquillità di sapere che ciò che ho nessuno me lo potrà strappare, perché quello che ho non è mio, e non per questo si allontanerà da me.

La vera sicurezza che dà il Cuore di Gesù si basa sull’abbandono di tutto ciò che è umano per abbracciare il divino che non cambia né scompare.

Questo Cuore divino non smette di sorprendermi ogni volta che mi dimostra che può stare senza stare, vivere senza battere, afferrare senza violare e amare senza essere amato. È questa Divinità che permette
che parli sussurrando all’orecchio, e anche così far sì che risuoni nelle pareti del mio interiore fino a colpire l’ultima fibra del mio cuore.

Questo è per me il Cuore di Gesù. Il motivo della mia lotta e se la mia fragilità me lo permette il motivo della mia morte. Dio mi conceda la grazia di poter riposare in questo Amore che non conosce tramonto.

Come non confidare in un amore così? Signore, da chi andrò se solo Tu hai parole di vita eterna?

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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