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Dio non è come Montgomery Burns

Matt Groening

Aleteia - pubblicato il 06/08/14

Sull'inafferrabile e poco considerata virtù della pazienza

Sono nella fase di preparazione del viaggio familiare annuale e sto riflettendo sulla pazienza. Non è una virtù da poco. I musicisti cantano il coraggio e i poeti l’amore, o a volte la fede o la speranza, ma nessuno scrive poesie sulla pazienza.

Ecco quello che ho imparato da un saggio amico irlandese pieno di senso dell’umorismo:

La pazienza è una virtù;
usala se ce l’hai.
Raramente in una donna;

Mai in un uomo”

Gerard Manley Hopkins ha scritto un’ode alla pazienza, ma la sua Patience, Hard Thing! non vende il prodotto, se capite cosa voglio dire. Chi chiede la pazienza, afferma, “vuole la guerra, vuole ferite”. Il che significa: non pregare per la pazienza, perché Dio non è la fatina buona. Non agiterà la bacchetta magica e non ti trasformerà senza dolore. Se chiedi di essere paziente, ti manderà le circostanze di cui ha bisogno per costruire il tuo carattere.

Qualcuno di noi vuole davvero la pazienza? Mi vergogno e chiedo perdono quando sono impaziente con i miei figli. Odio vedere il brutto in me, e vorrei essere più paziente, ma ciò che desidero davvero è che smettano di darmi fastidio quando sono nel bel mezzo di qualcosa – come scrivere un articolo sulla pazienza.

Kathleen von Schaijik ha osservato di recente: “In ogni età, e in vari modi, siamo tentati di respingere la libertà dataci nello Spirito Santo e di porci sotto le leggi fatte da noi. Resistiamo alla libertà autentica…”

Ha scritto in un contesto del tutto diverso, ma ritengo vere le sue osservazioni per il modo in cui consideriamo le virtù. Tendiamo a ridurle alle regole che dobbiamo seguire, perdendo di vista la grandezza e il proposito che renderebbero ciò che dobbiamo fare più attraente per noi – e visto che è più attraente, messo in pratica più facilmente.

L’obiettivo della pazienza, ad esempio, è la gioia. Deriva dalla virtù cardinale della fortezza e ci aiuta a portare sofferenze di ogni tipo senza tristezza di spirito o depressione del cuore. Non possiamo avere gioia senza pazienza. Il che è interessante, visto che tendiamo a pensare esattamente il contrario: avrei gioia se smetteste di mettere alla prova la mia pazienza!

Le Scritture ci dicono che Dio stesso è paziente a uno scopo specifico. Il libro della Sapienza afferma:
"Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; 
ci governi con molta indulgenza, 
perché il potere lo eserciti quando vuoi. 
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo 
che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza 
perché tu concedi dopo i peccati 
la possibilità di pentirsi"

Nella seconda lettera di Pietro leggiamo: “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”.

La pazienza di Dio deriva allora dal suo amore e dalla sua misericordia. Vuole salvare ciascuno di noi. Quando permette alla zizzania di crescere in mezzo al grano, non sta semplicemente proteggendo il bene che potrebbe essere strappato accidentalmente, né sta attendendo il momento opportuno come il Montgomery Burns dei cartoni animati perché “la vendetta è un piatto che va servito freddo”. L’obiettivo della pazienza è rimandare la condanna nella speranza di pentimento e salvezza.

Uno degli uomini migliori che abbia mai conosciuto è il defunto Herbert Romerstein, un ebreo che era stato un comunista ma poi si era pentito. Non dimenticherò mai qualcosa che ha detto quando mia madre gli chiese la fonte della sua incredibile pazienza e del suo buonumore nei confronti dei suoi nemici ideologici – alcuni dei quali avevano letteralmente cospirato per ucciderlo, come avrebbero poi rivelato fonti dell’FBI. Sembrava piuttosto imbarazzato da quella lode, ha scrollato le spalle e ha detto semplicemente: “Ricordo sempre di essere un ex comunista e che ogni persona con cui ho parlato poteva essere un altro ex comunista”.

Quell’umile promemoria di chi siamo e dove veniamo che ci dà la speranza per gli altri è anche la motivazione per la pazienza. Non è la virtù della repressione dei desideri, ma piuttosto la capacità di volere il bene per un’altra persona e ricordare che lui o lei è mio fratello o mia sorella in Cristo, almeno a livello potenziale.

Dobbiamo essere pazienti perché vogliamo che tutti gli uomini si salvino, e quindi pensiamo a loro, parliamo loro e interagiamo con loro in modi che riflettono questa verità. Forse è per questo che il grande inno all’amore contenuto in Corinzi 13 elenca la pazienza come la prima qualità della carità. La pazienza è la virtù dell’amante che gioisce all’esistenza dell’altro.

Rebecca Ryskind Teti è moglie e madre e direttrice dei programmi femminili dell’Our Lady of Bethesda Retreat Center di Bethesda (Stati Uniti).

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
pazienzaperdono
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