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Perché tanti scrittori sono diventati cattolici nel XX secolo?

Literature and Art: Two Great Pillars of Any Great Catholic Culture – it

Patrick Pelletier

Enrique Chuvieco - Aleteia - pubblicato il 05/08/14

Il materialismo ha fatto sì che il cattolicesimo si rendesse presente “in modo notevole nella cultura europea”

Patmore, Chesterton, Péguy, Maritain, Wilde, Claudel, Graham Greene, Marcel, Bernanos o Maeztu sono stati alcuni degli intellettuali che hanno mostrato la propria “attrazione per il cattolicesimo, che non è stata separata da una critica profonda ma costruttiva”, osserva il professor Enrique Sánchez Costa.

Ne parla ampiamente nel suo libro El surgimiento católico en la literatura moderna: 1890-1945 (Ediciones Encuentro). Secondo il Premio Straordinario in Umanistica 2012, quella revisione ha preceduto nel tempo il Concilio Vaticano II perché sono stati valorizzati aspetti che il cattolicesimo aveva messo da parte, come la considerazione vocazionale del lavoro, “chiamata divina a trasformare il mondo, (…) e del matrimonio, il sesso come ‘manifestazione corporale e gesto dell’amore sponsale’”, l’apprezzamento per i piaceri che Dio ci concede e “la vita ordinaria come luogo prioritario di realizzazione personale e di incontro con Dio”.

Qual è la tesi del suo libro El resurgimiento católico en la literatura europea moderna (1890-1945)?

Il libro ripercorre la storia intellettuale di un fenomeno sorprendente, ma veritiero: dalla fine del XIX secolo alla fine della II Guerra Mondiale, il cattolicesimo è stato presente, in modo notorio, nella letteratura e nella cultura europea.

Perché la ritiene una cosa sorprendente? All’epoca l’Europa non era a maggioranza cattolica?

Statisticamente sì, ma la realtà, soprattutto nel mondo intellettuale, era molto diversa. Per cominciare, molti Paesi europei come l’Inghilterra avevano abbracciato secoli prima la Riforma protestante, e i cattolici lì erano una minoranza. Anche in Paesi tradizionalmente cattolici come la Francia, però, l’Illuminismo e il positivismo del XIX secolo avevano relegato il cattolicesimo ai margini della cultura.

Alla fine del XIX secolo vigeva in Europa una concezione materialista, di cui erano portabandiera Darwin, Marx, Comte o Durkheim. Ciò che contava era l’eredità biologica e sociale di ogni individuo e ogni società, i poteri economici che la reggevano, il progresso illimitato che avrebbero portato la ragione e la scienza. La spiritualità era spesso paragonata alla superstizione e all’arretratezza intellettuale…

Cosa ha spezzato questa corazza materialista che a suo avviso si imponeva allora nella cultura europea?

Il materialismo, con la sua visione orizzontale della realtà, ha iniziato a contrariare molti artisti e intellettuali europei. Lo ha espresso molto bene il pittore Kandinsky nel 1911: “La nostra anima, che dopo un lungo periodo materialista si trova ancora all’inizio del risveglio, contiene germi di disperazione, di mancanza di fede, di mancanza di meta e di senso. Non è ancora passato tutto l’incubo delle idee materialiste che hanno trasformato la vita dell’universo in un penoso gioco senza senso”.

Molti artisti e intellettuali, che vedevano che l’essere umano veniva paragonato a un animale e che il progresso tecnologico portava all’autodistruzione (I Guerra Mondiale), hanno cercato di raggiungere qualche speranza. E l’hanno trovata attraverso vie molto diverse: alcuni nel culto dell’arte per l’arte (che avrebbe redento da una vita grigia), altri in spiritualità eterodosse (come lo gnosticismo, la teosofia o lo spiritismo), che offrivano scappatoie dal mondo conosciuto; altri ancora in utopie sociali trasformatrici della società (eugenetica) o in movimenti politici radicali, come il comunismo russo, il fascismo italiano o il nazismo tedesco. Altri, come gli scrittori studiati, nella Chiesa e nel pensiero cattolico.

Cosa ha attirato questi intellettuali verso la Chiesa cattolica?

In un momento in cui l’individualismo aveva atomizzato la società, hanno trovato nella Chiesa una comunità; una comunità di fede, ma anche di sentimenti, di fratellanza. Nel mondo caotico e relativista in cui vivevano, hanno trovato nella Chiesa un ordine, sia interiore che esteriore, un isolotto che resisteva alle tempeste ideologiche. Vi hanno trovato una dimora metafisica, un ideale, un orizzonte e un senso vitale; una meta e una speranza che guidassero la loro vita. Hanno scoperto una tradizione di pensiero antica ma allo stesso tempo innovativa. E dal punto di vista mistico hanno conosciuto Gesù Cristo, che amava incondizionatamente ed era l’essere più degno di amore.

E a loro volta, cosa hanno apportato questi intellettuali al pensiero cattolico?

La loro attrazione per il cattolicesimo non era esente da una critica profonda, ma costruttiva, di alcune derive storiche del pensiero cattolico. Molti autori di questa rinascita cattolica, come Patmore, Chesterton, Péguy, Maritain, Bernanos o Maeztu, contrariamente a importanti correnti di pensiero cattolico, hanno affermato che il lavoro non era – come si era detto per secoli – un castigo o una mera necessità di sussistenza, ma una vocazione, una chiamata divina a trasformare il mondo e a glorificare Dio attraverso quella “creazione”.

Hanno detto che il matrimonio non era da disdegnare, ma una vocazione divina, un eccellente cammino di santificazione, di realizzazione e fioritura personale. Che il sesso, di conseguenza, non era qualcosa di negativo, ma una manifestazione corporea, un gesto privilegiato dell’amore sponsale: immagine dell’amore che Dio professa ai suoi figli. Che il “mondo” in generale, e il piacere in particolare, non era da disdegnare; che la vita ordinaria era il luogo prioritario della realizzazione personale, e allo stesso tempo di incontro con Dio. Erano idee allora originali e innovative, ma che decenni dopo sarebbero state assunte e amplificate dalla Chiesa nel suo Concilio Vaticano II.

Cosa potrebbe rispondere a chi pensa che questo fenomeno che descrive nel suo libro abbia poco a che vedere con le preoccupazioni del mondo attuale?

Che di fatto il panorama che hanno vissuto questi scrittori e quello attuale si assomigliano in molti aspetti. In entrambi i casi lo sfondo culturale era di incertezza metafisica (relativismo, nichilismo); in entrambi i casi troviamo una crisi di valori che interessa tutti gli ambiti dell’esistenza umana, e in entrambi i casi si verificano reazioni simili per cercare di superare quella crisi.

Mussolini, Hitler o José Antonio Primo de Rivera non si scagliavano contro la democrazia liberale e i suoi privilegiati, contro gli stranieri (ebrei) o determinati settori della popolazione (comunisti, capitalisti)? Non fanno qualcosa di simile alcuni movimenti politici attuali come Podemos in Spagna, Le Front National in Francia o il Partito della Libertà in Austria? Non si esalta anche oggi il nazionalismo?

Oggi non assistiamo forse a una rinascita delle spiritualità eterodosse e orientali? Molti non si aggrappano alla cultura come a una zattera in mezzo alla tempesta? Le similitudini sono tante. Ed è fondamentale conoscere la storia, per non riprendere le strade senza uscita, addentrandosi invece nei sentieri spirituali che hanno apportato più luce, più amore e più speranza.

Per finire, potrebbe raccomandarci due letture di autori che appaiono nel suo libro?

Tra i saggisti e biografi, raccomanderei senza dubbio G. K. Chesterton. Quanto ai romanzi, mi soffermerei sul capolavoro di Evelyn Waugh, “Ritorno a Brideshead”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
letteratura
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