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Padre D’Escoto tornerà a celebrare la messa. Revocata dal papa la sospensione a divinis

© Public Domain
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Il sacerdote era stato scomunicato da Giovanni Paolo II per aver sostenuto i rivoluzionari sandinisti nel Nicaragua

Aveva scritto a Bergoglio per manifestare il desiderio di «ritornare a celebrare l’eucarestia prima di morire». E Francesco come scrive Repubblica (4 agosto) ha deciso di dire sì, lasciando al superiore generale dell’istituto il compito di «seguire il confratello nel processo di reintegrazione al ministero sacerdotale». Così per Padre Miguel D’Escoto Brockmann della congregazione di Maryknoll è scattata la revoca della sospensione a divinis. 

Il religioso, tra i maggiori esponenti nel suo paese della corrente di pensiero cattolica detta Teologia della Liberazione, era incorso nella scomunica negli anni ’80 per il suo appoggio al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale in Nicaragua, movimento rivoluzionario di ispirazione marxista. Dopo la vittoria dei sandinisti nel ’79, come ricorda Rainews (4 agosto), d’Escoto fu nominato ministro e fece parte del governo guidato da Daniel Ortega dal 1979 al 1990. 

Giovanni Paolo II ammonì duramente sia lui sia gli altri preti nel governo per il loro coinvolgimento in politica, e D’Escoto ricevette la sospensione a divinis. Successivamente l’amministrazione di Ronald Reagan, scrive Il Fatto Quotidiano (4 agosto), lo segnalò come un moderato da opporre al regime in Nicaragua. Dopo la sconfitta dei sandinisti alle elezioni del 1990, d’Escoto guidò il Movimento Comunale, ma si dimise nel dicembre 1991. 

Il 4 giugno 2008 fu eletto presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la sua 63esima sessione annuale. Al Corriere della Sera, in un’intervista del 3 ottobre 2008 affermava di essere all’ONU per «realizzare la mia vocazione sacerdotale di missionario di Dio al servizio dei poveri e diseredati, e costruire la pace e la giustizia nel mondo». Inoltre attaccò frontalmente gli Usa dicendo che «sono peggio dell’Iran».

Il sacerdote aveva accettato dall’inizio la pena canonica inflittagli dalla Santa Sede, pur rimanendo membro della propria società missionaria, senza svolgere alcuna attività pastorale. Già da qualche anno ormai aveva abbandonato il suo impegno attivo in politica. In Italia si è visto nel 2009: non per un impegno istituzionale ma per la partecipazione al Festival di Sanremo

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