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La Bellezza Rivelata: quei pani e pesci moltiplicati, miracolo di carità

Giulia Spoltore - Aleteia - pubblicato il 03/08/14

Partiamo da un affresco di Raffaellino del Garbo che si trova nella chiesa di Sant’Antonino a Firenze

L’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci raccontato da Matteo ci offre lo spunto per un viaggio attraverso l’arte.

“[…] Gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare. Ma Gesù disse loro: non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare. Gli risposero: Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci! Ed egli disse: Portatemeli qui” (Mt 14, 15-17)

Il professor Rodolfo Papa ci propone di indagare questo brano partendo da un affresco di Raffaellino del Garbo, pittore toscano alla scuola di Filippino Lippi. L’affresco staccato, oggi nella chiesa di Sant’Antonino a Firenze, ma originariamente nel convento di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1503), presenta uno schema iconografico consolidato e che avrà seguito nei secoli successivi: Cristo è circondato dagli apostoli al quale vengono presentati i pani e i pesci da un bambino. Tutto l’episodio evangelico è riassunto nel gesto del dono.

Alle origini la rappresentazione era sintetica, il professor Papa ci porta, ad esempio, a guardare al mosaico del IV secolo della basilica bizantina Tabgha (Galilea) dove, vicino alla mensa, il mosaico pavimentale riporta due pesci tra una cesta di pani. Altrettanto accade a Roma: nella cripta di Lucina nelle catacombe di San Callisto vengono affrescati i pesci con la cesta contenenti i pani. Queste rappresentazioni icastiche da una parte ci dicono tutta la narrazione perché rievocano in maniera efficace il racconto evangelico con pochi elementi, dall’altra ci rammentano il valore simbolico e dunque ci invitano una lettura più profonda che rintraccia molteplici significati sui diversi piani interpretativi.

I pani e i pesci infatti non solo ci ricordano il miracolo della moltiplicazione, ma si riconnettono all’offertorio nella liturgia eucaristica, al dono che Cristo fa di sé.

La scena si fa narrativa nel mosaico di Ravenna a Sant’Apollinare Nuovo (VI secolo) dove Cristo è al centro tra gli apostoli e reca i pani e i pesci questo non solo sottolinea la valenza eucaristica dell’immagine, ci dice il professor Papa, ma è anche “legato al magistero della Chiesa” nell’ambito della carità.

Per concludere, il professor Rodolfo Papa ci indica un affresco del Sodoma per il refettorio del convento di Sant’Anna in Camprena a Pienza (1503): per meglio evidenziare il concetto della carità in una delle edicole compaiono le ceste vuote. Queste ceste vuote saranno riempite dalla sovrabbondante carità del miracolo di Gesù. Questa sovrabbondanza di amore è destinata ad essere condivisa gratuitamente ed incarna la Provvidenza che è la presenza viva di Dio nelle quotidiane fatiche degli uomini.

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