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“Il panino di Mariana” e la risposta cristiana all’odio

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Un cortometraggio racconta in maniera diversa il dramma del bullismo

di Mauricio Artieda

Il “porgere l’altra guancia” cristiano non ha nulla a che vedere con un atteggiamento codardo o sottomesso; al contrario, amare chi ci offende è l’atto più rivoluzionario che esista.

“Il panino di Mariana” non è l’ennesimo tipico video sul bullismo infantile, cioè centrato sul dramma dell’aggredito, a condanna dell’aggressore e che propone soluzioni spesso basate sulla responsabilità dei genitori, delle autorità e degli adulti in generale. Il cortometraggio messicano offre una visione diversa di questo fenomeno, e dal mio punto di vista apre una porta poco esplorata e molto interessante per affrontare la questione.

Elementi apostolici:

1. Il bullismo non è gratuito, non appare all’improvviso come un inquilino inaspettato. Il bullismo arriva perché a poco a poco lo si è coltivato nella propria vita. L’odio genera odio, e l’amore dà frutti nell’amore. Non è un mistero. Chi disprezza gli altri al punto da maltrattarli fisicamente probabilmente ha vissuto la stessa cosa nella sua vita o ha avuto un esempio molto vicino. La grande ricchezza di questo cortometraggio è che ci permette di comprendere che il bullo è a sua volta una vittima che non va dimenticata né demonizzata, ma una persona da guardare con misericordia e da tenere in considerazione quando si tratta di sanare delle ferite.

2. L’odio è una malattia contagiosa. Non resta in sé, ma si estende alle nostre relazioni personali. Chi si sente disprezzato e maltrattato per la sua condizione, razza o situazione x, y o z cercherà a sua volta una falsa sicurezza affermandosi nel disprezzo sia di chi lo offende che di chi soffre condizioni uguali o peggiori delle sue. L’odio sofferto o percepito è purtroppo pedagogico, a forza di insistere insegna un modo riduttivo di avvicinarsi alle persone: non è più facile odiare quando l’unica cosa che si vede nell’altro è un difetto, una razza o una religione? Ovviamente sì. Dall’altro lato, mente l’odio è riduzione nello sguardo, l’amore è la sua ampiezza. L’amore abbraccia tutto perché non si può amare “a pezzi”, non si ama “qualcosa” in qualcuno, ma qualcuno, una persona concreta, con virtù, difetti, colori e opinioni. In questo senso l’amore possiede una dimensione – per fortuna – pedagogica inversamente proporzionale a quella dell’odio. Aver compreso questo mi sembra la grande ricchezza di questo cortometraggio.

3. Vinciamo il male con il bene. Né oblio, né autocontrollo né yoga. Il male si sana con il bene e l’odio con l’amore. La riduzione che genera l’odio nell’essere umano può essere sanata con l’ampiezza che l’amore produce nelle nostre relazioni. Nel cortometraggio, quando Mariana si avvicina a Isabel per condividere il panino ci sono molte cose implicite: da un lato la bambina permette che l’aggressore la guardi in modo più ampio e non solo come “quella X, Y o Z!”, dall’altro – cosa più importante – il gesto amorevole fa sì che Isabel comprenda che è molto più dei suoi difetti, del suo odio o della sua pessima autoimmagine. La domanda “Cosa ha visto in me per fare questo?” risuonerà con molta forza nel suo cuore, e se Dio vuole getterà luce sulla sua vera identità.

4. Nietzsche ripudiava i cristiani ritenendoli una razza servile e sottomessa; uomini risentiti con la società che si sforzavano di impedire la realizzazione altrui attraverso un’etica della privazione e della falsa umiltà. Amare i nemici, porgere l’altra guancia o caricarsi la propria croce non erano altro che modi diversi di dire la stessa cosa: codardia, espressioni proprie di esseri che non hanno il coraggio di realizzare il cambiamento nel mondo. Il buon Nietzsche, geniale in molte cose, qui ha sbagliato di grosso. Il “porgere l’altra guancia” cristiano non ha nulla a che vedere con un atteggiamento codardo o sottomesso; al contrario, amare quando ci offendono è l’atto rivoluzionario per eccellenza. Rispondere con odio all’odio è facile, basta lasciarsi trasportare dalle proprie passioni, ma rispondere con carità quando si riceve un male è un atto di profonda libertà per il quale serve un cuore pieno di coraggio. Mettere al primo posto il bene e la salvezza del nemico non ha nulla di sottomesso; anzi, potrebbe passare per una provocazione visto che chi ama in queste condizioni dimostra di non temere, che le minacce non hanno prodotto alcun effetto su di lui e che la sua sicurezza risiede in un luogo al quale l’offensore non può accedere. Quando Cristo ci ha invitato a porgere l’altra guancia, a caricarci della nostra croce o ad amare i nostri nemici, non ci ha mai invitati a piegarci o a sottometterci; al contrario, ci ha esortati a metterci in piedi con coraggio, a non temere (perché Egli ha vinto il mondo) e a sconfiggere l’odio con l’unico rimedio capace di fermarlo: andarlo a cercare, guardarlo faccia a faccia con tranquillità e regalare un panino con tenerezza (con la maionese che piace).

Tu vedi qualche altra cosa in questo cortometraggio? Condividilo!

Dinamica:

Paragonare il cortometraggio precedente a questa pubblicità.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
bullismo
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