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San Paolo della Croce
Stile di vita

Questo è il matrimonio cristiano

Andy Morrell

Renzo Puccetti - Libertà e Persona - pubblicato il 01/08/14

Un uomo e una donna che si prendono e si danno reciprocamente e integralmente

Ho tolto la cravatta, riappeso alla gruccia l’abito elegante, la maglietta ha preso il posto della camicia bianca, le scarpe nere allacciate sono di nuovo nella scatola ed ora che indosso quelle da tennis e i jeans mi tornano in mente le immagini di questa giornata: Cristiano e Anna si sono sposati. Il pranzo è stato un trionfo ininterrotto di squisitezze, i due sposi non sono ricchi, ma questo non ha impedito loro di volere fare le cose per bene per fare sì che i parenti e gli amici fossero accolti nel migliore dei modi. Non è però a questo che va il ricordo. Una chiesina in pietra in un borgo antico dell’Italia centrale, dove tutti si conoscono e tutti si salutano dicendosi una buona parola. La chiesina dove la sposa è stata battezzata, dove si sono sposati i suoi genitori, dove la storia di una famiglia semplice dell’Italia, di quelle che senza fare rumore reggono ancora il tessuto di questa nostra magnifica terra, ha visto scandire le ore della propria fede. E dentro la chiesa addobbata a festa un uomo e una donna con testimoni che davanti al sacerdote hanno detto le parole che quindici anni fa anch’io pronunciai: “io accolgo te”. Questo è il matrimonio, un uomo e una donna che si prendono e si danno reciprocamente e integralmente, cioè con tutti i propri valori: spirituali, intellettuali, corporali. È questo che fonda la generazione umana e rende possibile che il mondo esista con un futuro.

Questo è il matrimonio, accogliere l’altra così come è, non come uno vorrebbe che fosse o diventasse, senza averle nascosto come siamo noi. Ma nella chiesetta si è appena celebrato un matrimonio cristiano, anzi, dico meglio, un matrimonio cattolico. Nelle parole del patto Cristiano ed Anna hanno dichiarato di darsi e accogliersi integralmente, cosa che necessita la esclusività, di farlo tutti i giorni della loro vita, amandosi. Un fuoco che arde, che fa palpitare il cuore, è questo l’amore tra gli sposi che ho ascoltato nel Cantico dei Cantici, immagine dell’amore appassionato di Dio per la Chiesa, “il mio diletto è per me è io per lui”, vivere per l’altro, non essere più solo un io, ma sempre anche un noi.

Amore, una parola oggi così abusata da risultare un guscio vuoto, scriveva Benedetto XVI, eppure essa ancora oggi per chi ha orecchie ha un significato preciso. Lo ha ricordato ai presenti le parole della prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Nell’inno alla carità ci scrive che l’amore non è un fare, ma un essere che zampilla da tutti i pori di chi ama: pazienza, benevolenza, umiltà, rispetto, perdono, sempre rimanendo nella verità; “tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Già, sopportarsi, una parola divenuta quasi oscena nella società drogata di superbia satanica, che vede nel mettersi sotto all’altra persona per sostenerla un intollerabile affronto all’altezza dell’individuo. La lettura terminava con le parole “La carità non verrà mai meno”, ricordandoci che amare non tollera la provvisorietà.

Cristiano e Anna hanno scelto la porta stretta, parendo loro che l’altra, così tanto reclamizzata, sponsorizzata e diffusamente smerciata dai maîtres à penser, non fosse degna della loro natura. Nella chiesetta è stato celebrato un sacramento. A Dio è piaciuto quel patto ed amando l’uomo fino alla morte di croce, ha voluto fare sì che a due poveri esseri umani, incapaci per natura di onorare promesse così alte, giungessero i mezzi necessari; ha aperto il Suo cuore, affinché sull’uomo e la donna giungesse la Grazia santificante. L’amore non può cessare, “forte come la morte è l’amore”, Dio non revoca le Sue promesse, ecco perché al termine nella piccola chiesa il sacerdote ha pronunciato le parole “L’uomo non divida ciò che Dio ha unito”. Si tratta di un comandamento che non ammette mezze misure, è parola di Dio, è la volontà di Dio sin dal principio.

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