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Suor Stephen, il dottor Doolittle di Villa Loretto

Courtesy of DIGINEXT FILMS
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La storia di una religiosa che è diventata con riluttanza un'infermiera

Molti lettori hanno probabilmente constatato in prima persona le direzioni ampiamente inaspettate che la vita può prendere quando si decide di lasciarsi finalmente guidare da Dio. Si potrebbe chiamare il Dio delle seconde carriere – forse perché alcuni di noi non stavano ascoltando molto bene quando erano più giovani, o forse perché Egli voleva che acquisissimo delle competenze che avrebbe poi potuto impiegare per scopi più elevati. Nei vent’anni del mio ultimo impiego presso il segretariato per le attività pro-vita della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB), avevamo un ex architetto, un aspirante professore e non meno di quattro procuratori in pensione, me incluso.

Pochi di noi, ad ogni modo, possono superare suor Stephen Bloesl, religiosa delle Suore Serve di Cristo Re, per la serie di vocazioni all’interno di una vocazione. La religiosa chiama quei momenti in cui la sua vita ha preso un nuovo corso “ammiccamenti di Dio”.

Da giovane, era certa di due cose: voleva sicuramente diventare una suora e non voleva altrettanto sicuramente fare l’infermiera. Non ha studiato chimica al liceo e non voleva fare iniezioni a nessuno. Di questo era certa.

Da adolescente, però, faceva volontariato in un ospedale e lavorava con gli anziani nelle case di riposo. Quando la sua comunità ha aperto la casa di cura Villa Loretto a Mt. Calvary, nel Wisconsin (Stati Uniti) nel 1965, era contenta di servire come assistente infermiera. Ha professato i voti nel 1970.

Non molto tempo dopo, una famiglia grata per le cure che il proprio caro aveva ricevuto a Villa Loretto istituì una borsa di studio per mandare una delle suore a scuola di infermeria. La Madre Superiora chiese a suor Stephen di prendere in considerazione la cosa. Lei era riluttante e si chiedeva se sarebbe stata in grado di gestire quel tipo di studi, ma alla fine capì che doveva essere la volontà di Dio.

Ha conseguito un diploma da infermiera e la vita nella casa di cura è continuata nella normale routine quotidiana fino al giorno in cui le suore hanno preso un agnellino abbandonato. Qualcosa nel trovatello ha evocato nei residenti tenerezza e gioia.

Poi è arrivato il giorno fatidico in cui suor Stephen è capitata in un negozio di animali e ha stretto un piccolo di capra. È rimasta incantata ed è tornata a Villa Loretto dicendo alle consorelle che dovevano prendere un piccolo di capra per i residenti. Poco dopo, le suore avevano 15 capre da latte. Sono poi arrivati cavalli, asini, maiali, oche, lemuri e lama.

Quando i cuccioli vengono portati nelle stanze dei residenti li fanno sempre sorridere. Chi non si sentirebbe felice abbracciando un dolce agnellino? Ma gli animali sono anche un fattore che attira le famiglie di visitatori con bambini. In genere le case di cura non sono ambienti particolarmente adatti ai bambini. Di norma per loro non c’è niente di interessante da fare, e anche un membro anziano della famiglia molto amato sembra dolorosamente indifferente a un bambino quando è affetto da demenza o da malattie fisiche. La casa di cura potrebbe essere l’ultimo luogo che i più piccoli vogliono visitare in un’uscita del fine settimana. Aggiungendo però gli animali al mix, Villa Loretto assomiglia a una fiera, piena di risate e gridolini.

Suora, infermiera, direttrice dell’infermeria, curatrice degli animali… suor Stephen ha anche un altro ruolo: star di documentari. La produttrice Carolyn Jones, della Carolyn Jones Productions, ha deciso di produrre un documentario intitolato “The American Nurse: Healing America” (“La suora americana: guarire l’America”). Con la sua troupe ha intervistato 103 infermiere che lavorano in varie strutture del Paese. Sei infermiere sono state selezionate per comparire nel documentario, e tra loro c’è suor Stephen, per l’ambiente unico che ha creato a Villa Loretto.

È allettante chiedersi quale sarà la prossima avventura di questa suora dinamica, che un momento sta aiutando una capretta a venire alla luce e quello dopo guida le infermiere nel canto degli inni mentre le accompagna con uno strumento, come saluto pacifico a un residente che sta morendo. Ma la verità è che lo sa solo Dio.

——
Susan Willsè spiritualmente editore dell’edizione inglese di Aleteia.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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