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Psicologia di coppia

© Christopher Michel
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Considerazioni e consigli sulla complementarietà tra uomo e donna

Nel fidanzamento si guarda soprattutto a ciò che ci rende simili l’uno all’altro. Quasi non vogliamo vedere le differenze di sensibilità, valori, modi di esprimersi, come se avessimo paura che possano diventare un motivo per allontanarsi.

Invece col tempo queste differenze emergono, perché ci sono eccome, e non è giusto nasconderle, anzi bisogna imparare a scoprirle come una ricchezza: siamo una coppia – non un clone l’uno dell’altro – proprio perché siamo diversi!

Molti contrasti e molte difficoltà, al contrario, spesso vengono dal non riconoscere le diversità, e quindi dalla pretesa che l’altro sia identico a me: che pensi, senta, reagisca nello stesso modo.

Uomo e donna non sono uguali. Questo non è un discorso “di moda”, perché alcuni pensano che facendo così si tolga qualcosa alla donna, ma evidentemente danno per scontato che l’uomo sia “di più” e quindi la donna, rendendosi uguale all’uomo, abbia solo da guadagnarci. Ma invece uomo e donna hanno un’identica dignità – infinita -, uno stesso valore, una profonda parità… e nello stesso tempo sono profondamente diversi.

La differenza fra uomo e donna è alla radice dell’amore: è condizione della complementarietà, della ricchezza del dono reciproco. Queste differenze sono un tesoro da scoprire, da valorizzare. Però vanno capite anche in quanto possono creare equivoci che fanno soffrire molto ed inutilmente… e mandano anche i matrimoni in malora.

Ci soffermiamo specialmente su due campi in cui le differenze sono marcate ed hanno conseguenze importanti sulla vita di coppia:

1. l’importanza data alla famiglia e al lavoro professionale;
2. il modo di comunicare.
Non ci interessa, qui, distinguere fra caratteristiche «biologiche» (cioè proprie dell’essere maschio o femmina, indipendentemente dagli influssi culturali) e «acquisite» (cioè frutto dell’educazione ricevuta, delle convenzioni sociali ecc.), anche se in teoria è possibile fare questa distinzione.
 

  DONNA UOMO
Autocoscienza profondamente integrata (corpo + interiorità) 
molto viva la sfera emotiva
più “a strati”; prevale la razionalità o la volontà
Centri di interesse prevalente le persone (intervenire nei rapporti tra persone) le cose (migliorare la realtà oggettiva)
Modalità di approccio agli altri integralità:
donazione o conquista 
parità
intimità
confronto, competizione, definizione di ruoli gerarchici
Stile di comunicazione complesso 
indiretto
forte componente non verbale
semplice 
diretto
scarsa componente non verbale
Luogo fondante dell’
autostima
rapporto con partner e figli lavoro professionale

Realizzazione nel lavoro: Quello che fa soffrire un uomo sul lavoro sono le minacce al suo successo personale, perché l’uomo fonda normalmente la parte preponderante della propria autostima su una felice situazione professionale. L’uomo è come se dicesse: io ho un buon lavoro, sono stimato dai capi e dai colleghi, quindi sono una persona che vale, in gamba. Quando un uomo perde il lavoro o non è valorizzato sul suo lavoro, sente minacciata o distrutta in sé una parte fondamentale della propria personalità.

La famiglia: Ciò che per l’uomo è il lavoro, per la donna è la famiglia. Questo vale anche per gli uomini molto “casalinghi”, molto “paparoni”, e anche per le donne-manager o in generale per le lavoratrici con una vita professionale molto intensa. Anche quando la donna ha un lavoro molto importante, molto gratificante, non è primariamente su quello che lei basa la propria autostima: ovvero, la donna sa di valere indipendentemente dal successo sul piano professionale. La donna inconsciamente dice: ho costruito una buona famiglia, sono amata da mio marito e dai figli, 

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